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INTERVISTA 29 Luglio Lug 2015 1144 29 luglio 2015

Massimo Fini: «Piango Omar, uomo integro»

Annunciata la scomparsa del Mullah. L'Occidente ora è più sicuro? «Macché», dice Massimo Fini a L43: «Non era amico di Bin Laden. E arginava il Califfato».

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La notizia della sua morte era già rimbalzata sui media internazionali decine di volte.
Ora, però, a dissipare i dubbi sono arrivate le conferme del governo afghano: il Mullah Omar sarebbe davvero morto, ucciso dalla tubercolosi nel 2013.
I talebani hanno così perso la loro guida spirituale e politica.
REGIME INTEGRALISTA. Il leader islamico era balzato ai disonori delle cronache per l'atteggiamento tirannico nei confronti degli oppositori.
Un terribile regime integralista, quello talebano, fondato sulla rigida interpretazione del Corano e particolarmente oppressivo nei confronti delle donne, private di ogni diritto politico e civile e addirittura interdette dalla vita sociale.
«NON ERA UN NEMICO». Ma il mullah era davvero un nemico dell'Occidente, un terrorista pronto a minacciare, oltre che il suo popolo, anche quello americano ed europeo?
E con la sua uscita di scena possiamo sentirci più sicuri?
«Niente di più falso», risponde Massimo Fini, giornalista e scrittore, autore della biografia sul leader del movimento islamico afghano Il Mullah Omar, edita da Marsilio.
E a Lettera43.it confessa il suo dolore per la scomparsa di uno degli uomini più ricercati al mondo.
Pur conservando le cautele del caso, di fronte all'ennesimo annuncio sulla sua morte.

  • Massimo Fini, giornalista e scrittore (Imagoeconomica).

DOMANDA. Lei è stato uno dei pochi a riconsiderare la figura del Mullah Omar, per molti leader di un movimento feroce e saguinario.
RISPOSTA.
Se la notizia della morte dovesse essere confermata, perderemmo un condottiero che da giovanissimo si è battuto contro gli invasori sovietici, per poi difendere il suo Paese dall'avanzata dei signori della guerra occidentale. Un uomo integro, al quale non possono essere mosse accuse di acun genere.
D. Nemmeno di fronte alle efferatezze perpetrate dai talebani?
R. Guardi, non posso dire di condividere in toto il pensiero del Mullah, a cominciare dall'adesione alla Sharia. Ma va detto che la sua azione ha sempre seguito un orientamento preciso, vale a dire la guerriglia a fini politico-militari. Basti pensare che a nessun prigioniero dei talebani è mai stato torto un capello. E che i civili non sono mai finiti nel mirino di Omar.
D. Eppure i talebani hanno imposto il loro potere.
R. In Afghanistan non è mai stato rubato un tallero sotto la sua guida. E lui non ha mai fatto sfoggio del suo potere: la villa in cui viveva altro non erano che uffici amministrativi.
D. E del suo sodalizio con Osama Bin Laden che dice?
R. Anche su questo aspetto occorre fare chiarezza. Il Mullah non ha mai sopportato Bin Laden, malgrado quel che si dice. Anzi, di lui parlava come di un «piccolo uomo». Si ricordi che i talebani se lo sono trovati in casa, portato da Massoud (strenuo avversario del regime a capo della sua Alleanza del Nord, morto in un attentato suicida il 9 settembre 2001, ndr).
D. Eppure era uno dei ricercati numero uno delle polizie internazionali. Sul suo capo, da 12 anni, pendeva una taglia da 25 milioni di dollari.
R. Ma lui non ha mai avuto a che fare con l'11 settembre. Non c'era un solo afghano nel commando che attaccò le Torri gemelle. E nemmeno nelle cellule di al Qaeda. Le dirò di più: un paio d'anni prima, Bill Clinton aveva raggiunto un accordo col Mullah per far fuori Osama. Poi furono gli Stati Uniti a tirarsi indietro.
D. Negli ultimi anni Omar era diventato una sorta di fantasma. Che ruolo esercitava negli equilibri del territorio afghano?
R. Stava lavorando a un accordo col governo di Kabul. L'obiettivo era fare fronte comune contro l'avanzata dell'Isis. Con lo Stato islamico, d'altra parte, lui stesso non ha mai voluto avere a che fare.
D. Secondo lei è stato un freno all'avanzata dei jihadisti in Afghanistan?
R. Certo, proprio per questo la notizia della sua morte rappresenta un grave danno anche per l'Occidente. Viene a mancare uno sbarramento efficace all'Isis che ora, invece, si trova la strada spianata. Anche per il fascino che esercita sulle nuove generazioni.
D. Le prime fonti confuse parlano di una morte per malattia. Crede che sia stato ucciso?
R. Credo sia rimasto vittima di un regolamento di conti tra talebani, oppure che sia stato fatto fuori dai servizi afghani.
D. O dall'Isis?
R. Non ritengo valida questa ipotesi. Lo Stato islamico non sarebbe stato in grado di eliminarlo.

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