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SOVRAFFOLLAMENTO 30 Luglio Lug 2015 1919 30 luglio 2015

Carceri: diminuiscono i detenuti, ma l'emergenza resta

Antigone: troppo limitato il ricorso alle misure alternative. Dall'inizio dell'anno 57 decessi: 24 sarebbero suicidi.

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Il 30 luglio l'associazione Antigone, che da più di 20 anni vigila sulle condizioni di vita nelle carceri italiane perchè vengano rispettati i diritti e le garanzie riconosciuti dalla Costituzione e dal codice penale – diritti spesso violati - ha presentato il pre-rapporto sulla detenzione in Italia, analisi dei primi mesi del 2015 che fa da preludio all'indagine completa che verrà pubblicata all'inizio dell'anno prossimo.
DIMINUISCONO I DETENUTI. Le criticità del sistema penitenziario italiano restano numerose, ma alcuni passi avanti sono stati fatti. La prima notizia positiva contenuta nel rapporto è che il numero dei detenuti, al 30 giugno 2015, è diminuito rispetto allo stesso periodo del 2010 di circa 15 mila unità, passando da 68.258 persone recluse a 52.754.
Una cifra comunque superiore alla disponibilità dei posti letto regolamentati, che secondo il Dap sarebbero 49.552.

L'altro dato positivo, anche se ancora superiore alla media europea, è quello che riguarda i detenuti in regime di custodia cautelare. «Gli imputati, presunti innocenti, sono il 33,8% del totale della popolazione carceraria. Erano il 43,4% nel 2010», si legge nel rapporto.
Uno degli elementi che più ha influito sulla diminuzione sia del numero generale dei carcerati che di quelli in custodia cautelare, «è stata l'abolizione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe», spiega a Lettera43.it Alessio Scandurra di Antigone. La legge fu dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel febbraio scorso.
NUOVA NORMATIVA SUI REATI MINORI. Ma ad incidere sulla riduzione della popolazione carceraria e delle detenzioni 'preventive' sono stati anche altri provvedimenti, «come la nuova normativa sui reati minori, che prima erano considerati una specificazione del reato generico e invece ora costituiscono una fattispecie autonoma e la riforma della custodia cautelare varata con la legge 47 del 2015».

Il problema del sovraffollamento rimane: in alcuni istituti come quelli di Pozzuoli e Salerno arriva al 150% della capienza e anche le condizioni di detenzione non sono migliorate. Intanto, sottolinea Antigone, il ricorso alle misure alternative al carcere è ancora troppo limitato.
RICORSO LIMITATO ALLE MISURE ALTERNATIVE. Secondo i dati del ministero della Giustizia, «i detenuti in misura alternativa sono 33.247, di cui 12.717 in affidamento ai servizi sociali e solo 747 in semilibertà. Ben 9.913 in detenzione domiciliare; 6.011 in lavori di pubblica utilità».
Poi ci sono «19.130 i detenuti che devono scontare meno di 3 anni e potrebbero accedere a una misura alternativa alla detenzione», dice il rapporto, ma sono in carcere «sia per preclusioni di legge che per decisione della magistratura di sorveglianza. Sono il 55,8% del totale e dei detenuti condannati».

STRUTTURE FATISCENTI, MANCANO I FONDI. Con un maggior ricorso a sanzioni diverse dal carcere, e una svolta anti-proibizionista, dice Antigone - che ha presentato 20 proposte di riforma al ministero della Giustizia - si potrebbero migliorare di molto le condizioni di vita all'interno degli istituti penitenziari. Nei primi sei mesi di quest'anno sono morte 57 persone in carcere, in 24 di questi casi si sarebbe trattato di suicidio.
Dal punto di vista del lavoro, della formazione, dei servizi sanitari offerti, la vita in carcere resta una discesa agli inferi per i detenuti italiani. Per non parlare dello stato delle strutture, «in molti casi fatiscenti», dice Scandurra, «ma senza i fondi per avviare le ristrutturazioni».

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