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IL CASO 31 Luglio Lug 2015 1323 31 luglio 2015

Expo, garante della Privacy boccia licenziamenti della Questura

L'Authority chiede di rendere note le motivazioni a un ricorrente.

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Lavoratori esclusi da Expo dalla Questura, un passo avanti. A maggio un ragazzo aveva presentato ricorso per essere stato licenziato dopo una informativa, senza che nessuno gli avesse spiegato i reali motivi della decisione (leggi la sua storia).
IL GARANTE BOCCIA IL DASPO. E ora, come racconta Repubblica Milano, il garante della Privacy ha bocciato il 'Daspo' nei confronti del lavoratore.
«Si invitano i titolari del trattamento a fornire scontro alle richieste del ricorrente e informarlo entro il 10 agosto circa le determinazioni adottate», ha scritto l'Autorità.
A giugno, proprio la questura diede l'ok a 200 lavoratori dei 700 esclusi.
Resta però, almeno finora, la totale mancanza di trasparenza su come funzionano realmente i controlli da parte delle forze dell'ordine.
MANCANZA DI TRASPARENZA. Lettera43.it aveva più volte chiamato la questura di Milano per chiedere quali siano i criteri con cui vengono filtrati i nominativi dei lavoratori Expo. E l'unica risposta è stata: «Decide tutto Expo Spa».
Ma come funzionano i controlli? Le aziende e i Paesi che lavorano nel sito espositivo inviano a Expo Spa i dati anagrafici degli assunti che, a sua volta, li gira alla questura che emette pareri e informative circa la presunta pericolosità degli individui. Senza però giustificare eventuali bocciature.
IL RICORRENTE AVEVA CASELLARIO GIUDIZIALE PULITO. E dire che il ricorrente, che avevamo intervistato il giorno dopo il licenziamento, aveva «il casellario giudiziale pulito».
«Nessuna segnalazione o denuncia», aveva assicurato. «Lo scorso anno l'ho presentato alla scuola dove insegnavo e non ho avuto alcun problema. E nel frattempo non ho combinato nulla». Ma una idea, lui, se l'era fatta. «Nel 2008 e nel 2010 ho partecipato alle manifestazioni anti-Gelmini all'università. Sono sempre stato parte attiva nei movimenti, fin dalle scuole superiori».
Partecipava ai cortei, alle manifestazioni. «A Pavia», raccontava, «frequentavo un centro sociale. Forse qualche funzionario di polizia ha ben pensato di associarmi ai cosiddetti No Expo. Comunque sia, le mie idee le tengo fuori dal lavoro».
Il fatto però è che pure se M. avesse avuto delle pendenze penali, il licenziamento non sarebbe stato legittimo.

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