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MEDIO ORIENTE 31 Luglio Lug 2015 1600 31 luglio 2015

Israele, il bimbo arso vivo agita la Terza intifada

Gli accoltellati al Gay pride. Le tensioni. Il piccolo palestinese morto a Douma. Escalation di violenza degli estremisti sionisti. Ritorna l'incubo della guerra.

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Il bambino palestinese di 18 mesi, arso vivo da un attacco incendiario nella notte, è il tragico e sinistro prodromo di una nuova guerra.
TENSIONI AL GAY PRIDE. Non l'unico. Prima dei roghi mortali e delle scritte in ebraico «vendetta» e «viva il messia» sui muri di Douma, in Cisgiordania, un ebreo ultra-ortodosso ha accoltellato sei manifestanti del Gay pride di Gerusalemme.
Prima ancora ci sono stati i gravi disordini alla Spianata delle moschee: palestinesi sulle barricate a scagliare pietre contro le forze dell'ordine per bloccare l'arrivo annunciato di centinaia di ebrei, chiamati dall'estrema destra a commemorare, sul monte conteso, la distruzione del terzo tempio di Gerusalemme.
POGROM ANTI-PALESTINESI. Una settimana di guerriglia, attacchi che rimandano ai pogrom, e però contro altre minoranze e per mano del popolo che un tempo ne fu vittima.
Gli scontri della polizia israeliana, penetrata nella moschea di al Aqsa, sono del 26 luglio.
L'aggressione ai manifestanti del 30 luglio.

La foto del piccolo Ali, morto nell'incendio dei Douma (Ansa).


La morte del bambino palestinese, vicino alla colonia israeliana di Migdalim, è avvenuta tra il 30 e il 31 luglio, un venerdì di preghiera che Hamas ha proclamato «giornata della collera».
Un anno fa non andò molto diversamente.
La Terza intifada, rimandata, era nell'aria ed esplose la guerra di Gaza.

Israele ostaggio dell'estrema destra fanatica

La casa incendiata dal rogo nella notte in Cisgiordania (Ansa).


Dopo i 2.251 morti, per un terzo civili e quasi tutti palestinesi, dell'operazione Margine protettivo (8 luglio-26 agosto 2014) Israele e Hamas, gli islamisti che controllano la Striscia, sono finiti davanti alla Corte penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra.
Un rapporto dell'Onu li accusa entrambi di violazione del diritto internazionale e Amnesty international non esclude, a carico dell'Israeli defence force (Idf), «crimini contro l'umanità».
In un anno di impossibile ricostruzione, lo Stato della Palestina ha fatto progressi.
L'Anp di Abu Mazen si è rafforzata, il governo di unità nazionale con Hamas incredibilmente regge, pur nelle accuse reciproche.
Israele si è indebolito per i moniti della comunità internazionale e, soprattutto, per l'accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran sul nucleare.
ISOLAMENTO ISRAELIANO. Andato alle elezioni anticipate, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivinto, ma con una coalizione ancora più di destra che lo rende ostaggio e complice dei sionisti.
Un «governo dei coloni» che esaspera le tensioni a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, la Giudea e la Samaria bibliche che gli estremisti ebraici vogliono a tutti i costi riannettere.
«Due anni di vita politica, non di più», un «esecutivo di piromani», il «Titanic che avanza verso l'iceberg», preconizzò l'intellighenzia di Tel Aviv, mentre i populisti prendevano voti alle urne.
IL CASO ALLA CORTE DELL'AJA. Una stagione e oltre 20 anni di negoziati di pace dilatori dopo, Israele è sull'orlo dell'ennesimo conflitto, nel cuore della città santa che chiama capitale.
Guerre sempre più ravvicinate, prevedibilissime, in un fazzoletto di terra in balia degli opposti estremismi.
Sull'incendio doloso a Douma, «uno dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi ogni giorno da Israele contro i palestinesi», il presidente palestinese Mazen si appellerà alla Corte dell'Aja.
Netanyahu, «sconvolto» per la morte di Ali - un «atto orrendo di terrorismo» ha detto - gli ha telefonato pronto a «combatterlo insieme».

Douma, la scintilla per una Terza intifada

La scritta 'vendetta' su una casa di Douma (Ansa).  

Anche le forze israeliane lo ammettono: è «terrorismo ebraico».
Ma l'Anp accusa Tel Aviv di aver dato mano libera agli alleati di governo dell'ultradestra, i sionisti di Casa ebraica e agli ultraortodossi di Shas e Giudaismo unito della Torah, che «agiscono nell'impunità».
Il 29 luglio, a clima infuocato, i bulldozer dell'Idf hanno raso al suolo quattro negozi di palestinesi nel quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme Est, e il governo ha approvato la costruzione «immediata» di 300 alloggi nella colonia cisgiordana di Beit El, in cantiere dal 2012.
L'irruzione nella moschea di al Aqsa - il terzo luogo sacro per l'Islam, dove l'accesso dei credenti musulmani e dei visitatori viene regolato dai soldati israeliani - è avvenuta durante la mobilitazione contro l’ingresso degli ebrei, istigato dal gruppo di estrema destra “Torniamo sul monte”.
SPIRALE DI VENDETTE. Per reazione, nel luogo della Seconda intifada i palestinesi hanno innalzato barricate e da lì lanciato sassi, petardi e molotov.
A Ramallah, in Cisgiodania, dopo i roghi di Douma un'auto di coloni è stata colpita da due proiettili.
Nel «venerdì della collera» si temono scontri a catena a Gerusalemme Est nei territori contesi, Hamas incita alle proteste.
Nel 2014 la miccia fu la morte di tre ragazzi israeliani rapiti in Cisgiordania, un caso dai risvolti mai del tutto chiariti.
Poi la vendetta del fanatismo ebraico: un 16enne palestinese, coetaneo, trovato cadavere in un bosco.
CLIMA ANCORA PIÙ LOGORO. Anche allora Netanyahu promise punizioni dure per i terrorismo di entrambi gli schieramenti ed espresse solidarietà per la famiglia colpita.
Poi i razzi e la guerra senza vincitori di Gaza.
Un anno dopo, in un clima ancora più logoro, il piccolo Ali è morto nel fuoco. Padre, madre e fratello sono gravemente feriti all'ospedale di Nablus.
Brutta storia: ai media israeliani, testimoni palestinesi hanno raccontato di aver visto quattro coloni a volto coperto rompere i vetri della casa all'alba, poi gettare dentro le molotov, una sorta di ku klux klan.
Chi vuole la Terza intifada?

Twitter @BarbaraCiolli

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