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LA MODA CHE CAMBIA 2 Agosto Ago 2015 1600 02 agosto 2015

Uomini, non vi imbarazza lo status di incontrollabili animali?

La sentenza sullo stupro di Firenze è un boomerang innanzitutto per voi.

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Una ragazza vittima di violenze.

Breve sessione di brainstorming, come pura ipotesi e provocazione intellettuale, visto che con le altre si rischia lo stupro giustificato. Fossi un uomo, non sarei soddisfatto, anzi mi vergognerei parecchio, per l'assoluzione dei sei ragazzi fiorentini che, sei anni fa, stuprarono una coetanea, a parole un'amica per molti di loro, giudicata dalla Corte d'Appello «un soggetto borderline, dalla sessualità confusa», e che per di più era uscita lasciando il fidanzato a casa.
COMPORTAMENTO SPIETATO. Per tutte queste ragioni, oltre che per l'ovvio «abbigliamento provocatorio», era necessariamente disponibile, anzi tenuta a bere alcolici a forza e quindi essere violentata e seviziata a turno, in un crescendo di orrore descritto dalla sentenza con una spietatezza che, da sola, dovrebbe essere indice di colpevolezza (quando mai una donna consenziente, sempre esista una donna disposta a fare sesso con sei uomini contemporaneamente oltre alle pornostar, deve essere «bloccata e immobilizzata»?.) ed esigere una pena esemplare.
Invece, nella loro determinazione a mandare assolti i sei, a dispetto perfino di normative europee come la convenzione di Istanbul che ritiene inammissibile l'utilizzo di comportamenti pregressi della vittima come giustificazione per la violenza, i giudici (in maggioranza donne, se avete mai letto le deposizioni nei processi per stregoneria il fatto non stupisce, non a caso questa sentenza è stata definita da più parti «medievale») hanno considerato come attenuanti non solo la presunta disponibilità di lei, ma la stessa natura maschile.
UN BRAND DA RILANCIARE. Perché se una donna provoca sessualmente un uomo, o pare farlo, può essere presa subito, con la forza, rispondendo a un istinto primordiale, ed è comunque consenziente. Fossi uomo, proverei davvero imbarazzo alla lettura delle motivazioni di una sentenza (non la sola, negli ultimi anni e purtroppo) che, di fatto, colloca il mio sesso, direi quasi la mia specie, a uno stadio evolutivo inferiore a quello che definisce, da millenni, un essere umano, cioè una personalità senziente e padrone di sé, in grado di controllare le proprie pulsioni.
Come azione di marketing e comunicazione nei confronti di un ipotetico 'brand del genere maschile', direi che la sentenza di Firenze equivale a un discredito totale del prodotto. Un prodotto di scarsa qualità, anzi di qualità inferiore a quella che normalmente ci si aspetterebbe rispetto al benchmark. Un prodotto di serie B, dalle performance non garantite, in quanto incontrollabili.
PREMIER E PAPA IN SILENZIO. Fossi un uomo, lavorerei davvero a fondo per un miglioramento della qualità intrinseca di questo prodotto, così inferiore agli standard richiesti dal mondo occidentale fin dai tempi di Montaigne, e una serie di azioni di marketing e di comunicazione tese a riabilitarlo. Una di queste, sarebbe un'azione di indignazione, una voce alta contro questa e altre sentenze che gettano discredito contro il mio sesso/prodotto: avrei voluto sentire la voce del premier, o del papa. Non l'ho sentita.

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