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LA POLEMICA 3 Agosto Ago 2015 2048 03 agosto 2015

Cocoricò, perché chiudere non serve a nulla

Sospetti di evasione. Ma la chiusura? 2 mln di danni, 200 disoccupati. E lo spaccio resta.

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Ragazzi al Cocoricò, discoteca storica di Riccione.

L'unica risposta per la morte del 16enne Lambertro Lucaccioni stroncato da una overdose di ecstasy al Cocoricò di Riccione, è stata chiudere la discoteca per quattro mesi.
Questa la decisione perentoria del questore di Rimini Maurizio Improta che sarà impugnata davanti al Tar dalla proprietà della discoteca (già pronto il contro ricorso del Codacons).
Troppo pesanti le perdite per il locale, che nel 2014 ha fatturato tra i 3,5 e i 4 milioni di euro. Secondo l'amministratore uscente del gruppo Cocoricò Fabrizio De Meis, saranno infatti dell'ordine di 1,5 o 2 milioni. In altre parole si rischia il fallimento.
L'ACCUSA DI EVASIONE FISCALE. Le indagini della Guardia di Finanza della città romagnola, però, raccontano un'altra storia.
Si parla infatti di un'evasione fiscale di oltre 10 milioni di euro. E almeno due degli ex amministratori sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati dal sostituto procuratore di Rimini.
QUELLE PERDITE INGIUSTIFICATE. Al vaglio delle Fiamme Gialle i bilanci delle società di gestione che a partire 2010-2011 fino a tutto il 2013 avrebbero sempre chiuso in perdita a fronte di un reddito imponibile che supera i 10 milioni di euro.
Dal 2010 le società che hanno preso in affitto la gestione del Cocoricò sono state diverse: dal Gruppo Cocoricò spa si passa alla Enco srl, poi alla Perplex srl, alla Piramide srl, e via dicendo fino ad arrivare all'attuale Mani Avanti srl alla quale domenica mattina è stato notificato il provvedimento di sospensione.
DE MEIS NON INDAGATO. De Meis, che oltre a essere il patron della discoteca è anche presidente del Rimini calcio, non è indagato ma sarebbe stato solo sentito come persona informata sui fatti. Del resto è amministratore unico del Gruppo Cocoricò solo dal 22 gennaio di quest'anno.
Risulterebbe invece indagato Marco Palazzi, amministratore della società Piramide srl, che nel 2012 ricevette in subaffitto d'azienda dal Gruppo Cocoricò, la gestione del locale. Gli accertamenti fiscali riguardano la Piramide srl e partono dal 2012, mentre il 2014 resta fuori perché il bilancio non è stato ancora approvato.
OCCHI SUI BILANCI 2013. L'anno sotto la lente di ingrandimento sarebbe il 2013. Palazzi poi risulta anche amministratore e socio all'1% della società Titilla Beach, società nata all'inizio del 2015, che gestisce un locale sulla spiaggia di Riccione, mentre la quota di maggioranza il 99% è del Gruppo Cocoricò, società a sua volta divisa in due tra Dbh srl 66,76 % (della quale socio al 100% è De Meis) e Elmar srl 33,24% (amministratore Palazzi, mentre i soci sono due uno dei quali un sammarinese).
La Mani Avanti, le cui quote societarie sono divise tra quattro soci, tra cui Palazzi e De Meis, al momento non sarebbe interessata dall'indagine penale.

La risposta dei dj: «La chiusura è una follia»

Carabinieri davanti al Cocoricò dopo la morte di un 16enne per ecstasy.

Detto questo, la stretta sulla movida salutata dal sindaco di Riccione Renata Tosi come «esemplare» è davvero utile?
Non ne sono convinti i dj, a partire da Aniceto, già membro della Consulta Antidroga al dipartimento governativo a palazzo Chigi, secondo cui il Cocoricò è una delle discoteche più controllate d'Italia, con telecamere, buttafuori e sicurezza, e con un presidio medico per tutte le evenienze. Ogni anno la spesa per questa opera di prevenzione (risultata però inutile) è di 150 mila euro l'anno.
200 DIPENDENTI SENZA LAVORO. C'è poi il problema dei dipendenti. Come ha ricordato sempre De Meis 200 famiglie si troveranno senza uno stipendio. E «purtroppo», ha aggiunto, «tutti noi continueremo a non avere mezzi utili per battere la logica dello sballo, logica che il Cocoricò ha sempre tentato di battere, favorendo un divertimento sano e sicuro».
Per questa ragione De Meis, che ha lasciato la carica di amministratore del Gruppo, ha voluto ricordare la proposta, anche nel corso di un'iniziativa parlamentare, «di approvare una normativa che prevedesse l'applicazione di un Daspo per chi avesse spacciato o usato droghe e l'utilizzo di un tampone all'ingresso dei locali per verificare che gli avventori non avessero già assunto droghe».
LE SERATE TARGATE COCCO. A parte il danno economico, la chiusura della discoteca non impedirà certo al popolo del ballo (e dello sballo) di frequentare altri locali della Riviera dove sopravvivono pezzi del Cocco. Da Villa Titilla a Villa delle Rose a Misano Adriatico. Basta poi percorrere pochi chilometri e sulla spiaggia di Riccione si trovano il Coco Beach e Sbronzo Beach, sempre targati Cocoricò.
Anche per questo la chiusura non risolve nulla.
Ne è convinto Claudio Coccoluto: «Pure mettendo i sigilli a tutti i locali d'Italia, non si argina il problema vero che è quello della droga e dello spaccio».
COCCOLUTO: «FACILE COLPEVOLIZZARE UNA DISCOTECA». Difficile immaginare, aggiunge Coccoluto, che «uno spacciatore affezionato al Cocoricò decida di mettersi in pensione: cercherà altri posti e li troverà. Si sta puntando l'indice contro il soggetto più semplice da colpevolizzare, e cioè una discoteca, ma lo spaccio avviene nei posti più disparati. Io credo che le operazioni di contrasto alla vendita di stupefacenti debbano avvenire in un altro modo e in un'altra scala. I controlli vanno effettuati permanentemente, in tutti i posti, come per esempio, le stazioni, dove si sa che alberga questo tipo di commercio».
A preoccupare, insomma, è il fatto che gli inquirenti si siano fermati solo «all'ultima tappa del percorso».
MINORENNI IN PISTA? Inutile nascondere, inoltre, che la piaga della droga e dello spaccio non conosce confini, è un problema mondiale. «Per il mio lavoro giro in tutta Europa e vedo che il contrasto al fenomeno avviene in modi differenti», ha concluso il dj. «Tanto per dirne una negli altri Paesi europei la legislazione prevede che i minorenni non possano entrare in locali come il Cocoricò. E già questo, forse, avrebbe potuto salvare la vita di Lamberto».

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