REPORTAGE 4 Agosto Ago 2015 0810 04 agosto 2015

Firenze, la ricostruzione dopo la tempesta perfetta

Migliaia di case da riparare, centinaia di tetti divelti e alberi sradicati. Tra incredulità e sgomento i cittadini reagiscono al disastro (foto).

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da Firenze

Bomba d'acqua non è, in questo caso, un'iperbole.
Anche se, il 1 agosto, a chi c'era «sembrava un film», di quelli con gli effetti speciali.
«Come nei bombardamenti», ripetono i fiorentini del quartiere di Gavinana, il più flagellato dalla tromba d'aria, che pure i bombardamenti del 1943 li conoscono: gli anziani hanno visto le macerie, ricordano la fatica della ricostruzione.
PALAZZINA EVACUATA. I fiorentini hanno vissuto anche l'alluvione del 1966, ma «in 75 anni» Piero Melandri, sigaro in bocca e battuta sardonica pronta, non rammenta di aver vissuto «nulla di simile».
Dopocena era sceso da casa un attimo, per prendere il gelato alla moglie, e si è ritrovato «chiuso nella gelateria con i piedi gelati dalla grandine fitta». Tutto in un lampo, imprevedibile, sconvolgente. «Sferzava sui vetri, eravamo in tre a tenere la porta, la gente barricata dentro terrorizzata», racconta a Lettera43.it (guarda la gallery).

La scuola danneggiata di viale Giannotti a Firenze (Barbara Ciolli)  

Poco più avanti della casa di Piero c'è la palazzina evacuata di viale Giannotti. All'angolo i giardinetti semidistrutti, la scuola elementare dal tetto sollevato e, in alto, decine operai sopra diversi palazzi a ripiantare travi e tegole.
Bomba d'acqua, appunto. Un paio di chilometri più avanti e il vento impazzito avrebbe spazzato anche le case medievali di Santa Croce, poi gli orpelli rinascimentali di piazza della Signoria, seminando il panico tra i turisti accalcati sul Ponte vecchio. Perdite incommensurabili.
Invece, e per fortuna, una Firenze intatta continua a vivere di sé.
PIOPPI SECOLARI DIVELTI. I giardini attorno alla Fortezza da Basso sono rimasti idilliaci come la Primavera di Botticelli custodita agli Uffizi. Gli autobus granturismo partono dalla parte risparmiata dei Lungarni per i tour nel centro storico, verso nord.
A sud, negli ariosi e signorili viali fiorentini, decine di alberi secolari sono invece state divelte in un attimo dalla furia della natura.
Le radici ai bordi delle carreggiate sono più grandi delle auto distrutte, «in via Rocca Tedalda una fila intera».
La gente ripulisce i garage dall'acqua e dai cocci e ripensa, incredula, al «bombardamento».

Le case colpite dalla grandine nella zona di Bellariva a Firenze (Barbara Ciolli)  

Gavinana, il lungarno e Coverciano: colpita la Firenze signorile

Può essere stato un tornado o, più probabilmente, una tromba d'aria, l'area semidistrutta è circoscritta.
Gavinana e il bel Parco dell'Albereta, innanzitutto: un simbolo per i fiorentini come le Cascine, uno di quei parchi cresciuti nei secoli, dove le piante raccontano una storia e D'Annunzio avrebbe scritto La pioggia nel pineto.
«Ora tanti pioppi e betulle non ci sono più, uno sfregio per Firenze e per i fiorentini», si rammarica Stefania che incontriamo mentre porta una trave di casa ai rifiuti.
L'ALBERETA DISTRUTTA. Quando si è scatenato il finimondo era a cena con la madre che vive da sola in una villetta.
«Se non ci fossi stata io, non sarebbe sopravvissuta. L'acqua ha fatto irruzione in casa con una violenza che non credevo possibile», ricorda, «nella corte interna giravano vortici di tegole. Abbiamo svuotato il pianterreno allagato, non sappiamo neanche cosa dice la tivù perché non ci funziona».
Climate change, gas serra, in tivù gira il video di Barack Obama. Ma i fiorentini ne sanno qualcosa. «Non siamo preparati come gli americani ad affrontare queste eruzioni di maltempo, ma con i cambiamenti climatici saranno sempre più frequenti», commenta preoccupata la gente.

La Protezione civile al lavoro nei quartieri di Firenze (Barbara Ciolli).  

Gavignana è un quartiere agiato, le case sono imponenti e fino a l'altro ieri sembravano solide come i pioppi dei viali e dei giardini che le circondano.
Oltre il fiume, l'altra porzione di Firenze colpita dal nubifragio, dal Lungarno Colombo attraverso via della Bellariva, fino alla stazione Campo di Marte e allo stadio Artemio Franchi, in direzione di Coverciano dove si allenano gli azzurri della nazionale, lo è ancora di più.
Sopra Gavinana c'è il piazzale Michelangelo, sopra Bellariva Fiesole. Ma il vento e la grandine sono stati più forti.
TRA FERRARI E CALCINACCI. Una Ferrari rossa e una Porsche si aggirano nelle strade attorniate dai calcinacci, cumuli di tegole e scorci di sporting club. A Bellariva la piscina e i terrazzi lounge bar sull'Arno, sulla sponda opposta dell'Albereta, hanno un aspetto surreale.
Gli alberi caduti hanno rovinato le vasche, chiuse almeno fino a Ferragosto. Molti dei negozi della zona sono già riaperti, come loro anche i locali devo fare qualche riparazione ma hanno retto, è estate e si vorrebbe ricominciare.
Ma attorno il panorama non è più leggero e ameno, è desolante: grandi alberi rasi al suolo, decine e decine di palazzi scoperchiati.

Uno degli alberi sradicati dal nubifragio a Firenze (Barbara Ciolli)


Tirinnanzi, «tirare innanzi», è un cognome fiorentino popolare, la vita va avanti. Tirare avanti senza piagnistei.
Ma i danni si accumulano di ora in ora, oltre 2 milioni di euro è la prima stima al ribasso.
«Saranno più di mille le case da riparare», ci spiega la Protezione civile. Tra Lungarno Colombo e via del Gignoro, dov'è stata evacuata un'altra palazzina, è un via vai di camion di vigili del fuoco e uomini per la pronta emergenza.
Il primo giorno si è intervenuti a Gavignana, il secondo tra Bellariva e lo stadio, di là dall'Arno. Gli ingegneri fanno i sopralluoghi sui tetti dei palazzi e molti, anche quelli all'apparenza non distrutti, «sono da rifare».
LE PALLOTTOLE DI GRANDINE. Sono state sfollate 28 famiglie da tre palazzi diventati pericolanti, ma in centinaia hanno i soffitti scoperchiati. «Vede quel palazzo là? Dormono sotto le stelle», indica il responsabile della Protezione civile che segue lo sgombero di un seminterrato allagato, «tanti appartamenti hanno le tende alle finestre perché i rotolanti avvolgibili sono stati spaccati dalla grandine».
In un appartamento il vento ne ha sradicato uno di netto, il rotolante ha attraversato le stanze ed è uscito come un siluro dall'altra parte: in via della Bellariva ne parla in tutto l'isolato, facciate sfregiate «come a Beirut». Bucherellate da raffiche di pallottole di ghiaccio.

Operai e migranti al lavoro sul Lungarno Colombo (Barbara Ciolli)  

In via Datini i palazzi più colpiti hanno gli intonachi cadenti. I muri perdono pezzi, si potrebbe credere che abbiano ceduto perchè troppo vecchi.
Invece no, prima erano intonsi, tutta colpa della gradine.
Il Comune stima sette scuole danneggiate, oltre 330 alberi caduti. In Lungarno Colombo un'ecatombe, come sull'altra riva, tra l'Albereta e Villamagna.
Lì, a segare e portar via le piante morte, tra gli spazzini e gli operai c'è anche uno dei pochi migranti di Lampedusa mandati dal Comune. È seccato, tutti vengono a chiedere di loro, un paio squadre al lavoro negli spazi pubblici, lontano dalle case. Non vuole essere ripreso e si appella alla privacy.
COLPITE LE CASE POPOLARI. Ci vorrà qualche giorno per riaprire tutta la viabilità e ridare un po' di dignità ai viali e ai giardini di Firenze.
Nelle case «bombardate» i lavori dureranno molto più a lungo. In via Manni, vicino al Franchi, due operai sulle gru sistemano le grondaie divelte delle eleganti delle case popolari del quartiere.
A Gavignana, i proprietari facoltosi di una villa sono rientrati dalle ferie per il disastro. L'albero di 80 anni nel giardino è crollato sul tetto, da rifare. Non è un'emergenza, per ora ci pensano da soli con un'impresa privata.
Nessun ferito né in casa né il strada, poteva andare peggio.

Il palazzo scoperchiato ed evacuato di viale Giannotti, a Firenze (Barbara Ciolli).

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