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ECATOMBE 4 Agosto Ago 2015 2144 04 agosto 2015

Migranti, la rotta della morte è quella italiana

Nei viaggi verso le nostre coste 1930 decessi, 60 per la Grecia. E in Libia...

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Un gruppo di migranti su uno dei gommoni della Phoenix.

La cifra dà i brividi: sono 2mila i migranti morti nei primi sette mesi del 2015 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Donne, uomini e bambini. I dati sono stati raccolti e pubblicati dall'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) che spiega come nello stesso periodo del 2014 i decessi in mare si erano fermati a 1607. Da Mare Nostrum a fossa comune, insomma.
LIBIA - ITALIA: LA ROTTA DELLA MORTE. E la tratta in cui si concentrano le tragedie è proprio la rotta che porta all'Italia.
Secondo l'Oim infatti il percorso attraverso il Canale di Sicilia è «spropozionatamente» più pericoloso degli altri. Italia e Grecia sono «entrambe interessate da flussi migratori molto significativi» con rispettivamente 97mila e 90.500 sbarchi. Ma i morti nel tentativo di arrivare sulle nostre coste sono stati 1.930, rispetto ai circa 60 nella rotta ellenica. Perchè questa differenza?

La rotta più pericolosa e le peggiori condizioni dopo gli abusi in Libia

Migranti in arrivo in Italia.

I migranti che vanno in Grecia sono soprattutto siriani e afgani che partono dalla Turchia e percorrono un percorso più breve e meno rischioso, spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Oim in Italia. «Dei trafficanti tra Turchia e Grecia sappiamo poco. Ma i migranti viaggiano su gommoni e spesso non lanciano nemmeno la richiesta di salvataggio». Al contrario la rotta del canale di Sicilia è più pericolosa sia per la rotta che per l'origine la Libia che ormai è «diventata un buco nero». «Fino a qualche anno fa, gli allarmi scattavano solo a 15 miglia dalla costa italiana», ricorda Di Giacomo, «ora chiamano con i satellitari anche a 60 -70 miglia, praticamente appena entrati in acque internazionali». Chi intraprende la rotta italiana, soprattutto i migranti del Corno d'Africa, recentemente soprattutto sudanesi, parte inoltre in condizioni di salute fisica e psicologia peggiore.
LE VIOLENZE NELLE CONNECTION HOUSES. Non sanno quello che troveranno in Libia, pensano di attraversarla e arrivare al mare. E invece vengono fatti attendere anche 10 giorni nelle cosiddette connection houses, capannoni o fattorie dove gli uomini vengono picchiati e uccisi senza motivo, magari perché non hanno altro denaro per i trafficanti e dove le donne vengono violentate anche tutte le notti.
Un ragazzo mi ha fatto vedere l'acqua che gli facevano bere: un tappetino grigio. I migranti della rotta italiana, che siano semplici migranti economici o profughi di guerra, affrontano tutta una serie di abusi impensabili e «è meglio starci il meno possibile», partire appena si può. Come disse un ragazzo a Di Giacomo: «La Libia? Stai tra l'inferno e il mare».
«La differenza» conclude il portavoce, «è anche questa».
L'INTERVENTO SU TRITON È SERVITO. L'Oim tuttavia dà anche una buona notizia: l'implementazione dell'operazione Triton da parte dell'Unione europea, e cioè l'aumento delle navi in mare e del loro raggio d'azione, ha salvato molte vite. «Nei primi 4 mesi dell'anno ci sono stati 1800 morti, negli ultimi tre grazie al rafforzamento di Triton si sono ridotti a 200 morti». Dopo l'inferno libico, il mare è diventato un po' meno inferno.

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