Giornalisti 150507162623
INFORMAZIONE 5 Agosto Ago 2015 2056 05 agosto 2015

L'antimafia: 2.060 cronisti minacciati dal 2006

La Commissione antimafia: ogni 3 giorni due episodi. Lazio, Campania, Puglia e Lombardia le regioni più pericolose. Il caso Sicilia e il nodo precarietà.

  • ...

Blocco notes e pc: gli strumenti di lavoro di un giornalista.


Fare i giornalisti, in Italia, può essere molto pericoloso. Soprattutto se si lavora da freelance, spesso senza contratto, senza tutele legali e con paghe molto basse. La commissione antimafia ha messo insieme numeri e testimonianze di cronisti minacciati, e il quadro che ne esce non è confortante. Il Lazio è la regione più a rischio per chi prova a raccontare il malaffare, soprattutto dopo le inchieste su Ostia e Mafia capitale: dall'inizio del 2015 sono già 26 i cronisti entrati nel mirino della criminalità organizzata.
2.060 CRONISTI MINACCIATI DAL 2006. Seguono la Campania, con 20, la Puglia, 18 e la Lombardia. Ogni tre giorni, due giornalisti subiscono intimidazioni o peggio. Il primo rapporto sui giornalisti minacciati dalle mafie, e approvato all'unanimità dalla commissione, è stato realizzato dal vicepresidente Claudio Fava. «Allarmante l'incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti: 2.060 dal 2006 al 31 ottobre 2014, con un costante incremento che ha registrato il suo picco nei primi 10 mesi del 2014, con 421 atti di violenza o di intimidazione, quasi tre ogni due giorni», ha dichiarato il vicepresidente.
La relazione nasce da 34 audizioni di giornalisti, direttori di quotidiani, presidenti regionali dell'Ordine dei giornalisti, del presidente nazionale dell'Ordine e del segretario della Fnsi, e si è avvalsa dei dati di 'Ossigeno per l'informazione'.
Alberto Spampinato, presidente dell'osservatorio sulla libertà di stampa, sostiene che per avere un quadro veramente realistico delle minacce occorra «moltiplicare per dieci i casi noti, e si finirebbe per superare ogni anno le quattromila vittime dirette e indirette su una popolazione complessiva di 110mila giornalisti iscritti all'Ordine».
MINACCE IMPUNITE E QUERELE PER INTIMIDIRE. La quasi totalità degli atti di violenza e minaccia rimane impunita: «sono pochissimi gli episodi in cui gli autori sono stati identificati e condannati», ha detto Fava. Ma non si tratta solo di minacce fisiche. Uno strumento di 'pressione' è l'uso «spregiudicato ed intimidatorio», dice il rapporto, di querele temerarie e di azioni civili per indurre «a comportamenti e scritture più rispettosi».
In audizione, Milena Gabanelli ha ricordato di aver ricevuto citazioni per oltre 250 milioni di euro, con un picco di 137 milioni richiesti da una multinazionale, «a fronte di una sola causa persa per 30.000 euro», una «sproporzione che fa cogliere bene l'elemento pretestuoso di quelle azioni».

Il caso Sicilia


C'è poi la precarietà estrema a minacciare il lavoro dei cronisti ma soprattutto la qualità dell'informazione. Molti dei giornalisti auditi, a fronte di un «devastante repertorio di intimidazioni, hanno ammesso di dover lavorare per pochi euro ad articolo, spesso senza contratti e con editori raramente disponibili ad andare oltre una solidarietà di penna e di facciata», sottolinea Fava.
Per questo la Commissione Antimafia chiede il contratto per i freelance. Attualmente sono 30 i giornalisti che vivono sotto scorta , l'ultimo in ordine di tempo è Sandro Ruotolo di Servizio Pubblico. Undici quelli che, negli anni, sono stati uccisi dalle mafie e dal terrorismo. Le zone dove l'informazione libera è più sotto assedio sono la Calabria e la Sicilia. Molte le testimonianze sul «clima difficile» in alcune redazioni, con giornalisti isolati come avvenne per il cronista del Giornale di Sicilia Mario Francese.
PRESTO UN'INDAGINE SUGLI ABUSI DELL'ANTIMAFIA. «Preoccupanti gli elementi raccolti anche sull'altro grande quotidiano dell'isola, La Sicilia, e sui tratti di opacità che hanno segnato l'informazione sulla mafia catanese: come grave risulta - per ciò che documentiamo, afferma il report dell'Antimafia - la richiesta di rinvio a giudizio del suo editore Mario Ciancio per concorso esterno in associazione mafiosa. Grave soprattutto per una terra, la Sicilia, che ha già contato otto giornalisti uccisi da Cosa Nostra». Ci sono inoltre «sacche di informazione reticente» e di «editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili», una realtà sulla quale «l'Ordine dei giornalisti ha ormai abdicato ad esercitare una funzione di fattivo controllo». Il report accenna, infine, a «episodi di millantati rischi» dei quali e si occuperà un'altra indagine «sull'uso e l'abuso dell'antimafia».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso