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INCHIESTA 6 Agosto Ago 2015 2049 06 agosto 2015

Intercettazione Renzi-Gdf: chiesti i file ai giornalisti

Chiesti i documenti contenuti nei pc dei giornalisti del Fatto Quotidiano.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Gli investigatori della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Napoli stanno cercando attraverso l'esame dei file contenuti nei computer dei giornalisti di risalire al pubblico ufficiale che, violando il segreto di indagine, avrebbe consentito la diffusione della telefonata tra il premier Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, pubblicata da 'Il Fatto Quotidiano' il 10 luglio scorso.
Gli agenti della Dia hanno eseguito il 6 agosto, su ordine della procura di Napoli, un decreto di esibizione degli atti nei confronti dei giornalisti autori dello scoop, Marco Lillo e Vincenzo Iurillo. Ai giornalisti è stata rivolta la richiesta di esibire i file in formato word e la stampa della informativa dei carabinieri del Noe - alla base dell'inchiesta sulla cooperativa Cpl Concordia - in cui è contenuta l'intercettazione della conversazione avvenuta l'11 gennaio 2014 tra l'ufficiale della Finanza (all'epoca indagato e quindi con il cellulare sotto controllo) e Renzi, all'epoca non ancora presidente del Consiglio. Durante la telefonata, tra l'altro, Renzi esprime severi giudizi sul conto del premier Enrico Letta al quale presto subentrerà («è un incapace») mentre Adinolfi accennerebbe a una presunta ricattabilità del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a causa del figlio Giulio Napolitano, descritto come uomo di potere.
ACCESSO AI PC, MA A FILE CIRCOSCRITTI. Per il procuratore aggiunto di Napoli Alfonso D'Avino, che ha emesso il decreto di esibizione, la violazione del segreto di ufficio potrebbe essere «ascrivibile a un pubblico ufficiale non identificato». Per scoprirlo - si evidenzia dal decreto - si è reso necessario accedere ai computer dei giornalisti, che non sono comunque indagati. Il procedimento infatti è allo stato «contro ignoti». Il procuratore D'Avino si mostra particolarmente attento alla tutela dei principi costituzionali della libertà di stampa, tanto che nel decreto sottolinea che si chiede di esibire esclusivamente quei file relativi all'informativa dei carabinieri del Noe e non l'intera documentazione contenuta nei pc. «Ciò si tradurrebbe», ha scritto D'Avino, «in un altrettanto indiscriminato accesso alle fonti di conoscenza del giornalista e, dunque, in una non consentita compressione dei diritti di libertà del giornalista». «I diritti costituzionali sottesi alla tutela del segreto», ha spiegato il procuratore, «impongono dunque un modus operandi diverso rispetto alle perquisizioni e ai 'sequestri ordinari': la richiesta di esibizione infatti deve riguardare un quid espressamente indicato dall'autorità giudiziaria».
INCHIESTA DELLA CASSAZIONE. La parte dell'informativa dei carabinieri con la intercettazione Renzi-Adinolfi era stata coperta da omissis da parte della procura di Napoli che aveva avviato l'inchiesta sugli appalti della Cpl Concordia. Un'indagine poi suddivisa in vari filoni, trasmessi a varie sedi giudiziaria. Il filone principale dell'inchiesta è ora di competenza della procura di Modena. Sulla vicenda della fuga di notizie ha aperto un fascicolo anche la procura generale della Cassazione per eventuali azioni disciplinari se dovessero emergere responsabilità di magistrati.

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