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FOCUS 6 Agosto Ago 2015 1821 06 agosto 2015

Veneto, Zaia e la cementificazione

Non c'entra con la frana in Cadore. Ma nel resto territorio è costruzione selvaggia.

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Luca Zaia a Borca di Cadore.

Si continuano a cercare dispersi a San Vito di Cadore, dove una frana il 5 agosto ha travolto e ucciso almeno tre persone. Smottamenti anche nella vicina Cancia, a una quindicina di chilometri da Cortina, dove è tornata la paura a sei anni dalla colata di fango e ghiaia che, staccatasi dall'Antelao, uccise due persone.
ZAIA: «LA CEMENTIFICAZIONE NON C'ENTRA». Dal canto suo il governatore Luca Zaia ha dichiarato che la causa della tragedia non «è un problema di cementificazione».
«Per definizione una frana non è mai ferma», ha aggiunto, «le montagne stesse sono esito di un dissesto che scolpisce il territorio e che dura da millenni».
Secondo il governatore «occorre recuperare un deficit di infrastrutture sulla tutela del territorio e sull'assetto idrogeologico e mettere i cittadini in condizioni di potersi assicurare sui danni da disastro ambientale, come accade in Paesi più civili del nostro».
Anche se il Cadore negli anni ha subito una pesante cementificazione, tra costruzione di piste da sci e impianti, in questo specifico caso l'uomo sembra non avere responsabilità.
IL PUNTO DI LEGAMBIENTE. «Questo non toglie», spiega a Lettera43.it Davide Sabbadin, responsabile Legambiente locale, «che esistono in Veneto vaste aree di cementificazione industriale che, insieme con le mutate condizioni ambientali, creano le cosiddette bolle di calore, incidendo pesantemente su fenomeni come tornado e trombe d'aria, per esempio».
Non solo. Nella bozza della legge di tutela ambientale in Regione, non si parla di cementificazione rispetto alle grandi opere. E se è diminuita sensibilmente la costruzione di immobili questo è a causa dello stop del mercato, non certo di politiche ambientali. «Sono diminuite le volumetrie», dice Sabbadin, «ma solo perché si è fatto un favore a chi ha terreni edificabili e non riesce a costruire: in questo modo si riduce l'Imu da pagare. Tutto qui».

Veneto, aree cementificate aumentate del 3,8% negli ultimi 20 anni

La frana che ha colpito San Vito di Cadore, in provincia di Belluno. Tre vittime, tra cui una ragazzina di 14 anni.

Il governatore Zaia sa di certo che il Veneto è una delle regioni più cementificate d'Italia.
Secondo una ricerca del 2014 condotta dalla Cgia di Mestre su dati dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale), tra il 1989 e il 2012, l'incremento dell'estensione del suolo coperto da asfalto o cemento è stato tra i più alti d'Italia: il 3,8% contro una media nazionale i 1,9%.
IL RECORD CONDIVISO CON LA LOMBARDIA. Nella classifica italiana, le regioni più cementificate sono il Veneto e la Lombardia con il 10,6% di territorio occupato da strade, capannoni industriali, insediamenti commerciali, infrastrutture.
Se si prendono però in esame i comuni censiti dal ministero dell'Ambiente per criticità idrogeologica si nota che le regioni più esposte al rischio sono le più piccole: in Valle d’Aosta, Umbria, Molise, Basilicata e Calabria il 100% dei comuni è a rischio. Mentre in Veneto questa percentuale scende al 56,3%.
LA RESPONSABILITÀ DELLA POLITICA. Anche se Zaia ha dichiarato senza giri di parole che «il futuro non è l'asfalto», e che la regione «non avrà alcuna grande infrastruttura viaria nei prossimi anni ma opere idrauliche e a tutela di dissesto idrogeologico», dimentica che sempre negli ultimi 20 anni è stata la sua maggioranza a governare il Veneto. «La politica è responsabile del dissesto», sottolinea Sabbadin, «partiti che ora appoggiano Zaia compresi».
In Veneto intanto si continua a costruire. Spesso senza rispettare alcun vincolo.
IL CASO DEL NUOVO TRIBUNALE DI VICENZA. Nel dossier Effetto Bomba (giugno 2015), in cui Legambiente elenca strutture a rischio, è presente anche il nuovo tribunale di Vicenza definito «ecomostro padano».
Il complesso, infatti, dovrebbe sorgere alla confluenza tra i fiumi Bacchiglione e Retrone, a Borgo Berga.
«Nonostante l’area sia stata interessata dall’alluvione che nel 2010 ha coinvolto la città di Vicenza», si legge nel rapporto, «e nonostante il Piano per l'assetto idrogeologico indichi l’area come “zona d’attenzione” e ne limiti l’uso per la salvaguardia dell’argine, la struttura del Tribunale è stata costruita fino al limite del corso del fiume a una distanza inferiore a quella prevista dalla normativa vigente».
VINCOLI NON RISPETTATI. I restanti 100 mila ettari dell'area destinati a uso residenziale sono stati cantierizzati e molti lotti sono ancora in fase di realizzazione nonostante l’area presenti un vincolo idrogeologico e paesaggistico.
«Tra le inadempienze che hanno portato all’edificazione degli edifici», è la denuncia di Legambiente, «spicca anche l’assenza della Valutazione ambientale strategica e la verifica di compatibilità geologica, geomorfologica e idrogeologica».
Zaia potrebbe già passare dalle parole ai fatti e mettere una pietra sopra al progetto. Solo metaforicamente, si intende.

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