EMERGENZA 7 Agosto Ago 2015 1930 07 agosto 2015

Grecia, il dramma dei migranti abbandonati

Ondata di profughi sulle isole greche. Senza tetto né cibo: 50 mila a luglio (foto). L'Onu striglia Atene. Il direttore Unesco: potremmo aiutare, nessuno ci chiama.

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Sono arrivati in 50 mila solo nel mese di luglio. Hanno attraversato il breve tratto di mare che separa la costa anatolica dai primi lembi di terra europea. E si sono riversati sulle isole greche di Lesbo, Kos, Chios.
Ma le stesse terre ansiose di accogliere i turisti per dare speranza a un'economia disastrata offrono ben poco ai migranti.
Qui arrivano i profughi provienienti dall'Asia e dalla Siria. Solo giovedì nell'isola di Lesbo sono sbarcati 40 siriani e 40 afgani. Ma l'emergenza è all'ordine del giorno dall'inizio dei mesi estivi. I rifugiati arrivano a bordo di gommoni leggeri e, una volta che raggiungono le spiagge greche, dormono all'addiaccio, creano accampamenti nelle pinete o lungo le strade e usano i cartoni come letti.
Non ricevono trattamenti sanitari, faticano anche a trovare acqua (guarda le foto).
PER L'ONU È IL CAOS TOTALE. Una situazione che Vincent Cochetel, direttore per l'Europa dell'agenzia Onu per i rifugiati, ha definito il «caos totale». «Nella maggioranza delle isole greche c'è un'assistenza totalmente inadeguata, nessuna capacità di accoglienza», ha denunciato il 7 agosto.
E le mancanze proseguono anche una volta che i gruppi vengono trasferiti: «Dopo due giorni vengono spostati ad Atene, ma non c'è nessuno che li aspetti», ha spiegato Cochetel dicendo di non aver mai visto una situazione simile. E invitando il governo a gestire e coordinare la risposta all'emergenza.
Secondo le Nazioni Unite la mancanza di una guida istituzionale sta rendendo difficile l'azione degli operatori umanitari.
MIGRANTI ACCAMPATI NEI PARCHI DI ATENE. Le immagini che arrivano da Atene danno l'idea dell'emergenza: decine e decine di migranti accampanti in un parco, senza possibilità di lavarsi e di accedere ai servizi essenziali, al centro di una capitale già di suo ricolma di povertà.
Alcuni sono stati rifocillati alla Caritas, ma in pochi hanno trovato un tetto.
Il primo ministro Alexis Tsipras ha dichiarato che «le infrastrutture greche non sono in grado di far fronte all'emergenza, serve l'aiuto dell'Unione europea». «Adesso è il momento di vedere se l'Ue è quella della solidarietà o l'Ue in cui ognuno cerca di proteggere le proprie frontiere», ha detto Tsipras al termine di una riunione con i suoi ministri.
MANCANO FONDI E COORDINAMENTO. Il paradosso è che alcune strutture ci sarebbero. Iannis Maronitis, vice presidente della Federazione mondiale dei Club Unesco e presidente dell'Unesco per il Pireo e le isole, raggiunto al telefono da Lettera43.it sembra quasi stupito: «Noi abbiamo tre case di accoglienza da 50 posti letto l'una, una è al porto del Pireo. Le nostre attività sono note: possiamo fornire posti, medicine e cibo. Eppure in questi mesi nessuno ci ha chiamato», spiega. «Né le istituzioni greche, né l'agenzia per i rifugiati dell'Onu». Una situazione surreale.
Maronitis è preoccupato: «Con gli sbarchi continui nelle isole rischia di rimetterci anche il turismo che è la sola speranza per la nostra economia». Le strutture dell'Unesco si trovano a Corinto e in Attica. «Dovrebbero organizzare i trasporti dalle isole dell'Egeo alla terraferma. Manca totalmente il coordinamento», dice, «ma il problema sono anche i fondi perché le strutture di accoglienza devono essere finanziate. Ma siamo davanti a una vera tragedia che coinvolge migliaia di donne, uomini e bambini: serve al più presto un piano».

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