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SPIRITO ASPRO 8 Agosto Ago 2015 0900 08 agosto 2015

I nostri figli? Educhiamoli, poi incrociamo le dita

La tragedia del Cocoricò riapre il dibattito. Ma un genitore può solo dare il buon esempio e sperare. Quelli che chiedono controlli? Sono i primi a eluderli.

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È come la partitella da spiaggia. Ci si divide in due squadre, si definiscono le porte e la metà campo alla bell'e meglio e si comincia a calciare il pallone con un impegno direttamente proporzionale ai minuti che mancano all'ora dell'aperitivo e inversamente proporzionale al caldo.
Finché, alla spicciolata, tutti se ne vanno perché hanno di meglio da fare, fino alla prossima partitella.
IL DIBATTITO È COME UNA PARTITELLA. L'ennesima polemica sullo sballo in discoteca (o su qualunque altro argomento, a ben vedere) funziona più o meno così - e lasciatelo dire a me, che dalle parti del Cocoricò ci abito e queste vacue partitelle di retorica le sento da quando non avevo ancora l'età per comprare alcolici.
E, da giovane appassionata di storia del fumetto (ogni teenager si sceglie il proprio tipo di droga), mi chiedevo che senso avesse chiamare una discoteca alla moda come il capitano ciccione tutore di Bibì e Bibò.
Che sul vecchio Corriere dei Piccoli era tradotto in Cocoricò, ma nell'originale si chiamava Captain Katzenjammer (il capitano era di origine tedesca, come l'autore del fumetto, Rudolph Dirks), cognome che significa letteralmente «miagolio lamentoso» e, traslato, «dispiacere dopo il fallimento di un'impresa», o anche «postumi di sbronza, hangover».
TUTTI A CHIEDERE MAGGIORI CONTROLLI. Bè, allora Katzenjammer sarebbe il nome perfetto per il tempo dello sballo: il miagolio lamentoso è quello degli adulti ogni volta che un tragico fatto di cronaca ci ricorda che le discoteche non sono una versione notturna e paillettata degli oratori, il dispiacere è quello per il fallimento del proibizionismo, e i postumi della sbronza li smaltiscono all'alba Bibì e Bibò, stesi nel parcheggio.
I due fratellini terribili si rialzano sempre, anche dopo le più spericolate disavventure, perché sono personaggi di un cartoon. I nostri figli invece no.
Una pillola sbagliata, un cuore fragile, e li perdiamo, a sedici anni, com'è successo al povero Lamberto Lucaccioni. E allora giù a chiedere più controlli. «Controlli» è la parola magica.
LI CHIEDONO E LI ELUDONO APPENA POSSONO. Li invocano padri e madri che, nella vita quotidiana, i controlli cercano di eluderli ogni volta che possono, che siano dell'autovelox o del fisco, ma sognano per i figli discoteche presidiate da poliziotti, cani antidroga e telecamere potentissime in grado di sgamare pillole microscopiche, roba che se ci fosse stata quando a ballare e sballare ci andavano loro sarebbero finiti nei guai un sabato sera sì e l'altro pure.
Un altro mantra è «prevenzione», anzi, «cultura della prevenzione». Che cosa significhi, oltre a mandare probi esperti e poliziotti nelle scuole a rivelare a scolaresche annoiate che la droga fa male (ma va'? Mai sentita, questa), non si sa.

I figli? Possiamo educarli, incrociare le dita e poi aspettarli fuori dal tunnel

Difficile immaginare gli adolescenti che prima della discoteca vanno sui siti pur benintenzionati (e dal look, diciamolo, un po' psichedelico) come droganograzie.it per farsi passare la voglia di canne o pasticche.
E quanta tenerezza sentire celebri e attempati dee-jay assicurare «ragazzi, per lo sballo basta la buona musica», candidi e virtuosi come se avessero fatto i soldi lavorando nelle festicciole dei centri per l'infanzia mixando «I due liocorni» e «Le tagliatelle di nonna Pina».
QUELLE NOTTI PASSATE IN BIANCO. E la baby-dance nei centri per l'infanzia potrebbe essere davvero l'ultima frontiera per i maghi della consolle, se passasse il disegno di legge presentato dall'ineffabile Carlo Giovanardi, che vieta agli under-18 l'ingresso ai locali che chiudono (o aprono) dopo la mezzanotte.
Facendo felici moltissimi genitori non tanto perché così si salvano i ragazzini dall'ecstasy, ma si risparmiano a mamme e papà notti in bianco in auto per andare a recuperare il fanciullo nottambulo alle quattro di notte in una discoteca in mezzo al nulla.
IL «POPOLO DELLA NOTTE» SI SPOSTA DI 500 METRI. Intanto, chiuso il Cocoricò brutto e cattivo (in realtà è uno dei locali che ha investito di più nei tanto invocati «controlli»), il «popolo della notte», come lo si chiamava ai miei tempi, si è semplicemente spostato di 500 metri nella discoteca Peter Pan.
Lasciando a noi, genitori di adolescenti, tutte le nostre angosce: come proteggere i nostri bambini dalle pasticche cattive e dalle cattive compagnie?
In realtà la vera domanda è: come rassegnarsi al fatto che l'adolescenza è fisiologicamente l'età delle cazzate, dell'incapacità di calcolare il rischio, del vaffanculo ai controlli? E che anche aver sempre avuto un magnifico e apertissimo dialogo con i nostri figli e averli edotti su tutti i possibili pericoli legati a droga, alcool e sesso non protetto non mette al sicuro né loro né noi?
A NOI IL COMPITO DI DARE IL BUON ESEMPIO. Basta una sera, un'ora, un minuto. È così dai lontani tempi delle fiabe: il padre della Bella Addormentata ha un bel chiudere la figlia in una torre inaccessibile: a sedici anni, se nel raggio di 10 km c'è un fuso con cui puoi farti del male, lo trovi.
Da madre di tre teenager, posso solo sperare che l'esempio e le parole assorbite quando ancora mi davano retta servano a qualcosa, incrociare le dita e aspettare le mie ragazze alla fine del tunnel dell'adolescenza, sperando che ne escano senza troppe ammaccature. O, al massimo, con i «postumi di una sbronza».

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