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LA MODA CHE CAMBIA 8 Agosto Ago 2015 2156 08 agosto 2015

La vacanza ci rende disponibili all'ascolto

L'unica cosa davvero indispensabile delle vacanze è nel suo significato: lo stacco, il vuoto.

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Facendo ricerca per un saggio, capito sul numero di giugno 1983 di Donna, ora chiuso, all'epoca il mensile femminile più formidabile e innovativo, al punto che tutt'oggi fa piacere leggerlo, e mi soffermo su un paragrafo firmato da Francesco Alberoni, in quegli anni in grande ascesa.
QUELL'ANTICIPO DI ESTATE 1983. «Tutti nella vacanza cercano lo straordinario, la rivelazione» , scriveva. «c'è chi lo cerca nella folla dionisiaca e chi nella solitudine e nell'intimità. Nel profondo del nostro animo c'è il sogno di un qualcosa che abbiamo sempre disperatamente desiderato». Cerco di paragonare quell'anticipo di estate 1983 (io stavo preparando la maturità) a quella di oggi, e mi pare che nel pur totale cambiamento rispetto a oggi, in realtà non sia cambiato nulla.
Le vacanze di quasi tutti si sono ridotte al minimo (da libera professionista, le mie equivalgono praticamente a zero, ricordo appunto quelle vacanze 1983 come le ultime durate più di un mese: durante l'università già lavoravo), e la situazione politica ed economica di questo, come di molti altri paesi occidentali, non assomiglia in nulla a quella di allora.
MILANO, LA CITTÀ DA BERE. Dal voto degli italiani era appena uscito il I governo Craxi, e l'Inghilterra viveva la prima fase del thatcherismo (proprio ieri un giornale inglese le dedicava un titolo semi-nostalgico, domandandosi se l'astio con cui dovette sempre fare i conti non dipendesse in buona parte dal suo essere donna, cioè un essere da cui ti aspetti il pugno di ferro ma solo il guanto di velluto).
Si viveva un clima positivo, a Milano addirittura euforico: eravamo appena diventati la città 'da bere', frizzante e vitale, affollata di modelle, e locali, e pubblicità e stilisti. Tutto sembrava possibile anche per chi, come me, come noi, sognavamo non un lavoro qualsiasi, ma appunto il lavoro dei sogni.
ALLA RICERCA DEL VACUUM. Adesso che il lavoro, dei sogni o anche qualsiasi, è diventato forse non una chimera, ma certo più difficile da raggiungere e soprattutto da conservare, che il tempo da dedicare alle vacanze si è fatto via via più esiguo, fosse solo per l'aumentare degli impegni, delle scadenze, delle infinite incombenze di ogni giorno, continuo, continuiamo però ad aspettare dalla vacanze, quel meraviglioso breve o lungo periodo di 'vacatio', di 'vacuum', di vuoto come da etimo, la rivelazione, l'epifania, l'attimo, magari e persino non fuggente.
Il momento unico, irripetibile, che magari non ci cambierà la vita, ma ci regalerà emozioni e soprattutto un ricordo indelebile, un piccolo tesoro di memoria da conservare come uno scrigno, e come uno scrigno da poter aprire nei momenti di necessità, per conforto.
LA VANCANZA APRE ALL'ASCOLTO. Un momento magari nemmeno desiderato, ma addirittura regalato. Potrebbe accadere in ogni giornata dell'anno, questo momento irripetibile, questo incontro straordinario, certo: ma solo la vacanza, che è innanzitutto momento dedicato a sè, ci rende disponibili all'ascolto.
Per ascoltare, e capire anche noi stessi, abbiamo bisogno di vacatio. Non necessariamente al mare o in montagna. Dobbiamo avere la capacità di astrarci, di mettere uno iato fra noi e il resto del mondo. Qualcuno ci ha scritto anche sopra un libro in sette volumi. Si intitola Alla ricerca del tempo perduto.

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