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OPINIONI 12 Agosto Ago 2015 1537 12 agosto 2015

Scanzi, il maschilismo che si finge ironia

Scrive un pezzo sui piedi e dà sfoggio dei peggiori luoghi comuni. Ma lui ci ride.

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Ci son quelli che scrivono L’elogio dei piedi, come racconto della vita e della capacità di riappropriarsene (Erri de Luca), e quelli che spiegano La filosofia del camminare (Frédéric Gros), come segno di libertà e rinascita interiore.
E poi ci sono gli Andrea Scanzi, che in una mattina di agosto bruciano decenni di progresso sociale con 20 righe di banalità retrograde e ammorbanti, vestite di glamour e mascherate – ça va sans dire – da ironia: la foglia di fico di ogni maschilista che si rispetti.
SCANZI CON LA FOBIA DEI PIEDI BRUTTI. Di che si parla? Di piedi naturalmente e del «martirio estetico» a cui il cronista che disprezza il potere è costretto ogni giorno: «Le infradito possono permettersele cinque donne su 100, perché serve un piede magro e curato, che non “spanci” quando cammina e si poggia a terra», ci spiega. E dunque: «Le “havaianas” vanno bene in spiaggia, non in città. Sono quasi sempre terrificanti e mostrano piedi – troppo spesso – non curati, brutti e in grado di rovinare la giornata a chi ha la sventura di osservarli».
Ma voi ragazze inaccorte e incuranti, non osiate mica alzare la mano, controbattere e offendervi, perché non si tratta di misoginia o sessismo: «Macché, è semplicemente un articolo (ironico) in difesa della bellezza, che era e resta femmina».
E chi se ne frega se qualche secolo di filosofia occidentale - oltre, naturalmente, all’esperienza di milioni di brutti felicemente accoppiati e desiderati - abbia raccontato che la bellezza è soggettiva, personale, dentro all’occhio di chi guarda.
PERCHÉ NON METTERE DIRETTAMENTE IL BURKA? D’estate la libido di Scanzi rischia di crollare sotto zero (nel panico di migliaia di telespettatrici, s’immagina), e quindi la filosofia possiamo anche metterla da parte.
E già che ci siamo, magari invece potremmo rispolverare i burka, che in una parte del mondo sono segni di bigottismo e feudalesimo, ma da questa potrebbero invece accompagnarsi al reato estetico suggerito dal cronista tuttologo, da «approvare con un decreto legge da approvare al più presto» (vedi a cosa serve frequentare i corridoi del parlamento?).
Nella calda estate che sogna Scanzi, quelle con le infradito e i piedi brutti dovrebbero sparire dalle strade e dai supermercati, per lasciar spazio alle ragazze copertina con misure e gusto adeguati; cosicché le prime possano ammirarle e invidiarle, e magari imparare dalle riviste come stendere lo smalto e togliere le pellicine.
Parallelamente, quelle con la prima o la terza di reggiseno dovrebbero ricorrere a push up o a interventi contenitivi, ché si sa il seno perfetto sta in una coppa di champagne: e il senso estetico va rispettato. Le grasse si metterebbero a dieta e le magre ci darebbero sotto in palestra: lo standard è 90-60-90, vorrete mica sgarrare.
Infine, così risistemate, si potrà tornare ad affollare le strade.
Ma certo solo dopo aver acquistato calzature con tacchetto adeguato, perché il cronista che impallina il potere insegna anche che «il tacco, anche se moderato, aiuta quasi sempre», come d’altra parte vi avrebbe detto vostra nonna accompagnandovi a comprare l’abito bianco con cui andare all’altare, illibate e dopo aver fatto un corso di economia domestica, naturalmente.
UN PENSIERO CHE TRASUDA SNOBISMO. Ma se qualcuno avesse la tentazione di parlare di maschilismo sbaglierebbe, come spiega il fustigatore di costumi, che ne ha anche per l’uomo: «Ultimamente si è costretti ad assistere – sgomenti – a un’invasione di truzzi che indossano ciabatte inaccettabili e hanno la grazia dei buzzurri in calore».
Un’aggiunta tranchant che ha il merito di arricchire il dibattito anche di un po’ classismo e snobismo: sempre per ridere, certamente.
E chi non ride, naturalmente, manca di spirito. Che è l’altra grossa scusante paracula di chi maschera il sessismo con il non politically correct, e il classismo con la provocazione. Normalmente, oltretutto, discettando di sonno dell’intelletto.
Fortunatamente l’intelletto si ravviva, invece, e inorridisce. Riconosce il totalitarismo dell’estetica, e il tentativo un po’ disgustoso di renderla un divertissement per iniziati.
E dunque, desolate per le pessime giornate di Scanzi, ma ben consapevoli che 10 centimetri di tacco sfilano la figura più di una settimana senza cena, tocca dirgli che in giro con le Birkenstock si è felici, e ci si sente belle.
Perché – udite udite – esiste il rischio che la bellezza sia libertà. Libertà di essere. Libertà di fregarsene. E libertà di trovare quello che dice Scanzi assai imbarazzante. Per lui.

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