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FOCUS 17 Agosto Ago 2015 1759 17 agosto 2015

Crimini degli immigrati: l'analisi dei dati Idos

Dal 2004 al 2012 gli stranieri in Italia sono raddoppiati. Ma la percentuale di chi tra loro delinque è diminuita. Pittau a L43: «Troppo allarmismo sui migranti».

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Un momento della manifestazione pro-migranti a Napoli (20 giugno 2015).

Ma quale invasione, quale sicurezza in pericolo.
Gli slogan rispolverati da Matteo Salvini dopo il duplice omicidio di Brescia sono smentiti dalla realtà dei fatti. In Italia aumentano gli immigrati, questo è vero, ma contemporaneamente cala l'incidenza del loro tasso di criminalità. Più il Paese si fa multietnico, quindi, meno pesa la componente straniera sul totale delle denunce.
I dati più recenti raccolti nell'ultimo dossier Idos (Dossier statistico immigrazione) raccontano che nel 2012, su un totale di 933.895 denunce, 642.992 erano a carico di cittadini italiani, 290.903 di stranieri. La criminalità di 'importazione' raggiunge in sostanza il 31,1% del totale, un dato che scenderebbe al 27,1% se si escludesse chi ha violato le leggi sull'immigrazione.
CRESCONO DI PIÙ LE DENUNCE CONTRO ITALIANI. I reati imputati a chi viene da un altro Paese sono aumentati, in termini assoluti, ma molto meno di quanto sia cresciuto il numero degli immigrati in Italia.
Tra il 2004 e il 2012, le denunce contro italiani sono salite, a fronte di una popolazione autoctona in calo, da 467.345 a 642.992 (+37,6%), quelle contro gli stranieri sono passate da 224.515 a 290.903 (+29,6%). Un ritmo decisamente inferiore, visto che il loro numero è raddoppiato: da 2.210.480 a 4.387.721. Se otto anni fa le accuse a carico di non italiani rappresentavano il 10,15% del totale degli immigrati residenti nel Paese, nel 2012 questo dato era sceso al 6,7%.
«L'allarme sui reati degli stranieri non è del tutto infondato, perché si tratta comunque di una devianza sociale rilevante, ma il dato sul loro tasso di criminalità ha una tendenza virtuosa», commenta Franco Pittau, coordinatore del Centro studi e ricerche Idos. «In questi anni», continua, «stiamo assistendo a un loro aumento, mentre in proporzione il numero chi tra di loro delinque è in calo».
«NON SONO CONFRONTI OMOGENEI». Pittau spiega anche che i dati così raccolti non dicono tutto. «I confronti si fanno tra popolazioni omogenee, per questo bisognerebbe tener conto di variabili come la fascia d'età. Gli immigrati sono più concentrati in quelle giovani, che hanno un maggiore tasso di criminalità». Gli italiani, invece, sono decisamente più anziani. «Inoltre», prosegue Pittau, «non abbiamo ancora un'idea di chi siano gli stranieri denunciati. Certo, ci sono gli immigrati, ma anche i 50 milioni di persone che ogni anno passano per il nostro Paese, come calcola la Banca d'Italia. Uno potrebbe dire che questi ultimi non commettono reati, ma non è vero. Anche tra loro c'è chi delinque».
«LA VOLONTÀ DI ESSERE ACCETTATI RIEQUILIBRA». Anche le condizioni socio-economiche e quelle familiari sono rilevanti. «Chi è povero è più facile che commetta crimini, chi ha moglie e figli tende meno alla devianza. C'è un fattore che però riequilibra le cause che possono alzare il tasso di criminalità tra gli stranieri, ed è la loro volontà di essere accettati dalla società e dal Paese in cui si trasferiscono».
In alcuni casi questa integrazione avviene anche nei fenomeni delinquenziali, e gli immigrati si ritrovano a essere ultimo ingranaggio di un meccanismo che vede al vertice organizzazioni malavitose italiane o estere. «Molti sono più vittime che veri protagonisti del crimine», secondo Pittau.



Esistono crimini tipici delle popolazioni straniere? Le ricerche sembrano dire di sì. L'incidenza risulta piuttosto bassa per reati come gli atti sessuali con minorenni (19,2%), corruzione di minorenne (11,4%) e usura (9,1%). Decisamente più rilevanti i numeri che riguardano furti (47,8%), ricettazione (47,2%), sequestri di persona (44,3%) e violenze sessuali (40,3%).
REATI LEGATI ALLA TRATTA DELLE DONNE. Negli ultimi due casi, in assenza di dati sulle vittime, gli esperti ritengono che gran parte dei casi siano legati alla tratta degli esseri umani. Le denunce sarebbero rivolte contro membri di organizzazioni criminali straniere votate allo sfruttamento della prostituzione, che portano in Italia con la forza o l'inganno giovani donne, le tengono segregate e le violentano. Una situazione grave, ma che non va a colpire direttamente la sicurezza degli italiani. Un'altra dimostrazione di come la pericolosità percepita attraverso le mere percentuali sia del tutto fuorviante.
I REATI 'DIVISI' PER COMUNITÀ. Dal dossier emergono alcune tendenze specifiche, reati particolarmente diffusi in alcune comunità. Tra cinesi e senegalesi spicca la contraffazione di marchi (ma se tra i primi si può rintracciare una vera e propria filiera del 'tarocco', i secondi sono esclusivamente venditori finali utilizzati da organizzazioni italiane o straniere); tra egiziani, tunisini e marocchini lo spaccio di stupefacenti; tra albanesi e rumeni i furti.
«SOFFERMARSI SULLE SINGOLE REALTÀ». «Bisognerebbe soffermarsi sulle singole comunità, capire quali sono le tendenze, e contrastarle così, non fare di tutta l'erba un fascio», conclude Pittau, «anche perché molte comunità non sono per niente rilevanti nelle statistiche penali».

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