CINA 17 Agosto Ago 2015 1300 17 agosto 2015

Tianjin, il cratere dopo l'esplosione: paura per la nube tossica

Il magazzino chimico saltato in aria nel porto cinese conteneva 700 tonnellate di cianuro. I residenti chiedono i danni al governo di Pechino e temono l'arrivo delle piogge. Foto.

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Col passare dei giorni si aggrava ancora il bilancio del disastro di Tianjin, il porto più importante della Cina settentrionale, dove un deposito di materiale chimico è saltato in aria mercoledì 12 agosto. I morti, secondo l'agenzia Nuova Cina, sono almeno 114. E all'appello mancano altre 70 persone, ufficialmente disperse, quasi tutti vigili del fuoco (foto).
NEL MAGAZZINO TONNELLATE DI CIANURO. Il magazzino esploso conteneva almeno 700 tonnellate di cianuro di sodio, un composto chimico altamente inquinante. A rivelarlo è stato il vicesindaco di Tinajin, He Shusheng, nel corso di una conferenza stampa. Si stima che siano circa 17 mila le famiglie che hanno subito le conseguenze del gravissimo incidente, e 2.300 le aziende coinvolte.
TIMORI DI UNA NUBE TOSSICA. La popolazione è allarmata per il rischio che il previsto arrivo delle piogge possa favorire la diffusione nell'aria di acido cianidrico, il veicolo principale dell'avvelenamento da cianuro. L'acido cianidrico gassoso viene infatti prodotto per idrolisi, cioè per scioglimento in acqua del cianuro. La dose letale per l’uomo è di circa 200-300 milligrammi e gli effetti tossici iniziano a manifestarsi entro pochi secondi dall'inalazione. Per precauzione le autorità hanno disposto l'evacuazione dell'area in un raggio di tre chilometri.
LE PROTESTE DEI PARENTI DEI DISPERSI. L'incidente sta diventando un caso politico. Mentre il premier cinese Li Keqiang ha omaggiato i pompieri deceduti nel tentativo di domare le fiamme («sono eroi e meritano il rispetto di tutta la società»), una folla di genitori e parenti ha dato vita a manifestazioni di protesta contro le scarse informazioni fornite dalle autorità locali sulla sorte dei loro cari dispersi. Sotto accusa, soprattutto, i motivi per cui è stata consentita la presenza di un deposito contenente materiale pericoloso così vicino al centro abitato, quando la legge prescrive una distanza di sicurezza di almeno un chilometro.
LA TESTIMONIANZA DEL POMPIERE. Anche a seguito di queste pressioni per una maggiore trasparenza informativa, la televisione cinese ha deciso di rendere pubblica un'intervista a un vigile del fuoco intervenuto sul luogo del disastro. L’uomo era stato intervistato in ospedale il 14 agosto, ma le immagini sono state diffuse solo nelle ultime ore. Il pompiere ha raccontato di essere stato soppraffatto dalle fiamme: «Tutto il cielo si è incendiato, l’onda d’urto mi ha catapultato in aria. Il mio casco è volato via. Era come un altro mondo, con fiamme che cadevano come pioggia sulla mia testa». Nell'inferno di Tianjin, la visibilità si è ridotta a soli quattro o cinque metri: «Ho cercato un posto per nascondermi, cercavo anche i miei colleghi, ma non ne vedevo nessuno. Li chiamavo per nome, ma nessuno rispondeva. Poi ho cercato di scappare con un caposquadra e un agente di polizia: non avevamo più i caschi, non vedevo niente, era l’inferno».
I RESIDENTI CHIEDONO I DANNI AL GOVERNO. Un'altra manifestazione di protesta si è svolta lunedì 17 agosto. Un centinaio di abitanti di Tianjin sono scesi in strada per chiedere un risarcimento al governo cinese. «Noi, le vittime dell'esplosione, chiediamo al governo di ricomprare le nostre case», hanno detto i manifestanti, le cui abitazioni sono state danneggiate o perfino distrutte.
LA PROPAGANDA FINITA MALE DEL MILIONARIO GUANGBIAO. Nella tragedia di Tianjin ha trovato spazio anche la farsa. Il noto milionario cinese Chen Guangbiao, dopo aver passato 30 ore sul luogo del disatro, è stato ricoverato in ospedale per un «leggero avvelenamento». Chen, imprenditore arricchitosi con il riciclaggio di rifiuti industriali, ha tentato un'iniziativa dal forte impatto mediatico-propagandistico. È andato a Tianjin portando con sé gli strumenti della sua azienda per ripulire l'area, e si è fatto fotografare nell'atto di aiutare i giovani soldati a rimuovere i detriti contaminati con una pala e una mascherina protettiva sulla bocca. Poi, però, ha accusato dei dolori al petto, e i suoi collaboratori sono stati costretti a portarlo in ospedale.

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