Omosessualità 141117171803
CASO 19 Agosto Ago 2015 1716 19 agosto 2015

Catania, spiaggia vietata perché omosessuale

Presunto episodio di omofobia a Catania. A un ragazzo di 22 anni sarebbe stato impedito l'accesso a uno stabilimento balneare. La proprietaria nega le accuse: «Voleva darmi uno schiaffo».

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Una coppia omosessuale.

Sei gay? «Per te questa spiaggia è vietata». Se l'è sentito dire Giuseppe Fiandaca, un ragazzo di 22 anni cui è stato impedito l'accesso a uno stabilimento balneare sul lungomare di Mascali, in provincia di Catania.
L'episodio, riportato dal quotidiano La Sicilia, risale ad alcuni giorni fa. La responsabile dello stabilimento avrebbe esteso il divieto anche ai ragazzi in compagnia di Giuseppe: «Tu non puoi entrare e neanche i tuoi amici. Qui gli omosessuali non possono mettere piede». Per finire, una pioggia di insulti. Fiandaca, a quel punto, avrebbe deciso di fermarsi sulla vicina spiaggia libera, ma la donna avrebbe raggiunto la staccionata del lido continuando a inveire e intimandogli di andarsene.
L'APPELLO: «ESSERE GAY NON VUOL DIRE AVERE LA PESTE». Il ragazzo, scosso per quanto accaduto, ha deciso di lanciare un appello: «Essere gay non vuol dire essere appestati, quello che è successo a me non deve più accadere. Faccio appello all'associazione Arcigay, ai circoli e ai movimenti che si battono per difendere i diritti e la dignità delle persone omosessuali, per aiutarmi a far capire a questi soggetti che la devono smettere di discriminarci ed insultarci».
LA PROPRIETARIA DEL LIDO RESPINGE LE ACCUSE. La titolare dello stabilimento balneare, protagonista del presunto atto di omofobia, ha raccontato però una versione diversa. Intervistata dall'emittente televisiva Telecolor, ha dichiarato:«Non mi interessa se è o non è gay, sono cavoli suoi. Lui mi stava dando uno schiaffo e io l'ho spinto. Nessuno gli ha messo le mani addosso». «Questo ragazzo», ha detto ancora la donna, «è venuto un giorno ad aiutare una persona che era ospitata nella mia struttura e io gli avevo detto che ospiti non ne doveva portare. Sono sola, persone a casa mia non ne voglio».
MA IL GIOVANE CONFERMA: «URLAVANO 'PUPPO'». Fiandaca, sempre ai microfoni di Telecor, ha confermato invece la sua denuncia: «Stavo aiutando un mio amico che era ospite nel lido, quando la titolare e la sorella hanno cominciato a minacciarmi e a gridarmi 'puppo' (omosessuale in dialetto catanese, ndr). Io mi sono offeso e ho risposto dicendo che queste parole non le poteva dire. A un certo punto è arrivato anche il marito della sorella, che mi ha minacciato e mi ha dato uno schiaffo su un orecchio. Poi la proprietaria ha preso una scopa minacciando di darmela in testa e io sono dovuto scappare. Ho chiesto l'aiuto di tutti per far valere i nostri diritti», ha ribadito Fiandaca.

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