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STILI DI VITA 20 Agosto Ago 2015 1942 20 agosto 2015

L'uomo, super predatore che minaccia il pianeta

Un appetito insostenibile: la nostra specie caccia e uccide più di tutte le altre. Mettendo a rischio ecosistemi e catene alimentari. E la Terra ne fa le spese.

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Un appetito insostenibile: l'uomo caccia e uucide nove volte più delle altre specie animali.

Un 'super predatore' che dà la caccia a un ampio spettro di specie animali, causa estinzioni di fauna selvatica, stravolge ecosistemi e catene alimentari, mettendo a dura prova gli equilibri del pianeta.
A scoprirlo sono stati i ricercatori canadesi, ma il suo aspetto è decisamente meno spaventoso di quanto ci si possa attendere: per scoprirlo, infatti, basta guardarsi allo specchio.
AZIONI NON SOSTENIBILI. L'uomo, uno dei tanti predatori esistenti, ha comportamenti che lo differenziano da tutti gli altri, e più di tutti gli altri agisce in un modo non sostenibile per la Terra.
In un articolo pubblicato sulla rivista Science, dal titolo 'L'ecologia unica dei predatori umani', gli esperti dell'università di Victoria hanno messo a confronto la predazione umana con quella non umana, analizzando 2.125 specie di predatori terrestri e marini. Risultato: l'uomo uccide più degli altri animali, prendendo di mira gli esemplari adulti. In questo modo, mette a rischio il «capitale riproduttivo», va cioè a modificare il potenziale di procreazione delle altre specie.
RAZZIA SUPERIORE A TUTTI. Stando all'indagine, gli esseri umani fanno razzia di pesci adulti a un tasso superiore di 14 volte rispetto ai predatori marini.
Inoltre, cacciano e uccidono grandi carnivori, come orsi e leoni, nove volte di più rispetto a quanto avviene in natura, dove gli animali si uccidono a vicenda. «La nostra tecnologia di uccisione tecnicamente perfetta, i sistemi economici globali e una gestione delle risorse che dà priorità ai benefici a breve termine hanno dato vita al super predatore», ha spiegato Chris Darimont, autore della ricerca.
ALTERAZIONE DEGLI ECOSISTEMI. «I nostri impatti sono estremi, così come il nostro comportamento, e la Terra ha l'onere del nostro predominio predatorio». Questo onere si sostanzia in un'alterazione degli ecosistemi, visibile ad esempio nella riduzione delle dimensioni dei pesci e nell'estinzione di diverse specie, nel cambiamento del potenziale riproduttivo e nella trasformazione delle interazioni ecologiche delle catene alimentari globali. Sono «risultati estremi che i predatori non umani raramente impongono», ha osservato Darimont. Per questo è urgente riconsiderare il concetto di «sfruttamento sostenibile» nella gestione della pesca e della fauna selvatica. Un modello realmente sostenibile, ha concluso, passa da cambiamenti culturali, economici e istituzionali che pongano un limite all'uomo. Un modello, in sostanza, più simile al comportamento dei predatori non umani.

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