ROMA 20 Agosto Ago 2015 1725 20 agosto 2015

Vittorio Casamonica, per il boss un funerale da «re di Roma»

La bara trainata da una carrozza sulle musiche de Il Padrino. Dall'elicottero piovono petali di rosa. E sulla chiesa, la stessa che nel 2006 negò i funerali a Welby, uno striscione: «Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso». Foto.

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Un'antica carrozza funebre viene trainata da sei cavalli con tanto di pennacchio, mentre la banda intona la celebre colonna sonora del film Il Padrino e petali di rosa piovono da cielo, lanciati dall'alto con un elicottero. Sopra la bara, l'immagine di padre Pio. Non si tratta di una fiction di cattivo gusto, ma del vero funerale del boss Vittorio Casamonica, che si è svolto giovedì 20 agosto nel quartiere Tuscolano di Roma, la Capitale d'Italia.
Lo spettacolo, se così lo si vuole definire, è andato in scena davanti alla Chiesa di San Giovanni Bosco, dove le esequie sono state celebrate. È la stessa parrocchia in cui il vicariato negò i funerali a Piergiorgio Welby, l'attivista che nel 2006 volle morire e rifiutò l'accanimento terapeutico.


LO STRISCIONE SULLA CHIESA: «CONQUISTERAI IL PARADISO». Casamonica, 65 anni, apparteneva all'omonimo clan criminale composto da nomadi che a partire dagli Anni 70 si sono stabiliti a Roma. Grazie anche alla collaborazione con la Banda della Magliana, i membri del clan hanno 'occupato' le zone sud-orientali della città, per poi estendersi fino ai Castelli Romani e sul litorale con traffici di droga, estorsioni, usura e racket. Sulla facciata della parrocchia, ad attendere l''illustre' defunto (il capo della famiglia), c'era un grande striscione: «Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso». Accanto altri due manifesti con su scritto: «Vittorio Casamonica re di Roma», il ritratto del boss a mezzo busto e una corona in testa, il Colosseo e il cupolone sullo sfondo.
LA FOLLA: «ERA UNA BRAVA PERSONA». Una folla di persone ha voluto portare a Vittorio Casamonica l'ultimo saluto. «Era una brava persona», hanno commentato alcuni conoscenti al termine della messa. All'uscita del feretro, ecco la 'pioggia' di petali di rosa, lanciati da un elicottero. Dopo la funzione la bara è stata trasportata all'interno di una Rolls-Royce, sempre con sottofondo musicale, tra le lacrime di moltissime donne vestite a lutto.
IL PARROCO «NON POTEVA RIFIUTARE». «Imbarazzo» per le «scene hollywoodiane» è stato espresso dal vicariato romano. «Tuttavia il parroco ha valutato in base alle norme del diritto canonico», hanno detto fonti del Laterano, «e non poteva rifiutare» la celebrazione. Per il vicesindaco di Roma, Marco Causi, l'episodio «è intollerabile: si tratta di un'offesa portata a tutti i cittadini di Roma. Quanto accaduto è la dimostrazione più lampante che nella Capitale la mafia esiste».
Diversa l'opinione di Matteo Palombo, responsabile Pd per la cultura a Latina, che ha pubblicato su Facebook il suo pensiero, prima di cancellaro.


PATRIMONIO CRIMINALE DA 200 MILIONI DI EURO. Dal 2004, secondo le indagini della Direzione investigativa antimafia, il clan dei Casamonica avrebbe compiuto un vero e proprio salto di qualità, affinando le sue capacità di riciclaggio con metodi di alta finanza e accumulando un patrimonio da oltre 200 milioni di euro. Immutata sarebbe rimasta, invece, la struttura di potere matriarcale interna all'organizzazione. Il trasferimento del denaro, dall'Italia al Principato di Monaco e viceversa, sarebbe stato gestito nel corso del tempo quasi interamente dalle donne della famiglia.
LA FOTO DEL MINISTRO CON LUCIANO CASAMONICA. Il clan dei Casamonica, prima ancora del funerale del boss Vittorio, era tornato protagonista delle cronache nazionali a causa di una foto legata all'inchiesta Mafia Capitale. L'istantanea, scattata nel 2010, ritraeva nel centro di accoglienza Baobab l'allora sindaco di Roma Gianni Alemanno con Luciano Casamonica, incensurato, ma ritenuto uno dei boss del clan. In loro compagnia l'ex capogruppo del Pd capitolino Umberto Marroni e il padre Angiolo, garante dei detenuti della Regione Lazio. Daniele Ozzimo, consigliere capitolino del Partito democratico. E Giuliano Poletti, futuro ministro del Lavoro del governo Renzi. A completare il quadro Salvatore Buzzi, il boss delle cooperative, in carcere proprio per l'inchiesta Mafia Capitale.

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