CASO 21 Agosto Ago 2015 1339 21 agosto 2015

Casamonica, mare di polemiche dopo il funerale del boss a Roma

Il parroco rifarebbe tutto. Il prefetto è fatalista. La Questura banalizza il padrino. E Alfano che dice? Intanto parla Luciano Casamonica: «Mio zio non era mafioso». Foto.

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Don Giancarlo Manieri non si pente. Alla domanda se celebrerebbe ancora il funerale di Vittorio Casamonica (guarda le foto), il boss del clan omonimo che giovedì 20 agosto è stato seppellito con gli onori degni di un «re di Roma», risponde: «Probabilmente sì, faccio il mio mestiere. Non spettava a me bloccare un funerale». E le scomuniche di Papa Francesco ai mafiosi? «Bisogna chiederlo in alto, non a me. L'esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa», spiega impassibile il religioso. E pazienza se sui muri della chiesa è stato affisso un manifesto del padrino vestito di bianco come il pontefice, con la pretesa di conquistare dopo Roma anche il paradiso: «Non ne sapevo nulla», si difende don Giancarlo.
IL PREFETTO CHIEDE CHIARIMENTI. Sarà. Intanto però le polemiche non si fermano.
Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha chiesto chiarimenti alla Questura, ai carabinieri, ai vigili urbani e al Campidoglio.
La richiesta è stata inoltrata per iscritto.
Una volta raccolti tutti gli elementi, Gabrielli invierà un rapporto al ministro dell’Interno Angelino Alfano, che giovedì sera aveva chiesto una «relazione dettagliata».
Con una punta di fatalismo, il prefetto ha dichiarato nel frattempo a Famiglia Cristiana: «È accaduta una cosa grave». Sono stati fatti degli errori, ma Roma «non è connivente. Non è corretto parlare di una criticità riferita al luogo. Quello che dico è che è accaduta una cosa grave. Stigmatizzabile. Non doveva accadere. E invece è accaduta».

Luciano Casamonica: «Non siamo mafiosi»

Luciano Casamonica, nipote del capo clan Vittorio.

A prendere la parola anche Luciano Casamonica, il nipote del padrino, che si rivolge direttamente al ministro dell'Interno Angelino Alfano per spiegare le usanze del clan. La mafia non c'entra, si tratta di feste: «Signor Alfano non siamo mafiosi, non siamo persone cattive. Se io faccio un matrimonio e prendo la Rolls Royce, non è che c'è la mafia. Noi Casamonica abbiamo sempre fatto le feste alla grande, da quando siamo qui a Roma».
«NON ERA UN BOSS, VENDEVA AUTO». Dire che Vittorio Casamonica fosse un re di Roma, prosegue il nipote, «nel gergo nostro, nella nostra cultura, significa che per noi è un re, il nostro re di Roma. Dicono che era un boss. Mio zio era conosciutissimo perché lui comprava e vendeva auto. Se n'è andata una parte del nostro cuore». Il suo funerale «non era un affronto alla città. Roma è di tutti. Noi non siamo mafiosi e Vittorio non era un boss».

Da Pd, 5 Stelle e Forza Italia: pioggia di critiche

Daniela Santanchè.

L'onorevole Daniela Santanchè di Forza Italia attacca: «Mi auguro che il ministro Alfano, sempre pronto a belle parole quando i fatti sono accaduti, venga quanto prima in parlamento a riferire sul 'one man show' che ieri è stato messo in piedi a Roma per celebrare i funerali del capo dei Casamonica. Marino, poi, si ricorda ogni tanto di essere sindaco della Capitale? Possibile che i vigili urbani non sapessero nulla e, soprattutto, perché non si è intervenuti al passaggio di carrozza e cavalli neri? Quello scempio andava fermato: chi non è stato in grado di farlo vada a casa».
IL M5S: «UN INSULTO AGLI ITALIANI ONESTI». Per i membri della commissione Antimafia appartenenti al Movimento 5 stelle, il funerale del boss è stato «un vero insulto a tutti i romani onesti, ma anche ai cittadini italiani. Un'ostentazione di potere squallida, che offende la convivenza civile».
I pentastellati hanno denunciato quella che definiscono l'inerzia dello Stato e hanno attaccato il ministro Alfano: «Alfano, il peggior ministro dell'Interno di sempre, che il 27 agosto dovrà relazionare sullo scioglimento di Roma per mafia, cosa farà? Dirà ancora che non c'è mafia e non ci sono infiltrazioni? Avranno bisogno di un altro funerale per capire chi comanda davvero nella capitale d'Italia?».
Il 27 agosto, secondo il Movimento 5 stelle, «Alfano e Renzi devono sciogliere il comune di Roma e Marino potrebbe avere un sussulto di dignità e dimettersi, dal momento che non sa mai nulla di cosa accade nella sua città, nemmeno di un elicottero che gira lanciando petali di rosa».
GINEFRA: «LA QUESTURA BANALIZZA IL BOSS». Dal deputato del Partito democratico Dario Ginefra è arrivata poi una bordata contro la Questura della Capitale.
«Affermare, da parte della Questura romana, che il defunto Vittorio Casamonica fosse ai margini degli ambienti criminali», ha detto in sostanza l'onorevole dem, significa «banalizzare il suo ruolo».
Desta «profonda preoccupazione la circostanza che, in un momento di così grande esposizione della Capitale rispetto a indagini che attesterebbero una vera e propria articolazione di tipo mafioso della sua criminalità, l'avamposto del ministero degli Interni appaia così disarmato e rinunciatario».
La Questura, giovedì sera, aveva fatto sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione in merito allo svolgimento dei funerali di Vittorio Casamonica, indicandolo come un uomo «ai margini degli ambienti criminali, come confermato dalle recenti attività investigative nel corso delle quali lo stesso non è mai emerso».
GASPARRI: «IL PREFETTO PENSA ALLA CARRIERA». «Che un elicottero si possa sollevare in cielo e nessuno se ne accorga, oltre a tutto ciò che è accaduto in terra, in piazza don Bosco, è incredibile. E se fosse stato un elicottero di terroristi? Abbiamo a Roma un prefetto che pensa alla sua carriera e non alla sicurezza della sua città, e questo è molto triste». Così infine Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato.

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