Nozze con migranti, ombra del terrorismo
INCHIESTA 21 Agosto Ago 2015 1236 21 agosto 2015

Nozze combinate tra italiani e stranieri, l'ombra del terrorismo

Italiani poveri pagati per sposare stranieri in Egitto. Da 4 a 9 mila euro per dire sì. Strane richieste dalla Siria. Indaga l'antiterrorismo.

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La fuga dall'Africa coperta dal velo di un abito bianco, dietro cui si nascondono italiani reclutati nelle mense sociali. Se l'Europa sbarra la strada al Sud del mondo, ora sono i poveri nostrani a tendere una mano ai migranti, per qualche migliaio di euro. È il tour dei matrimoni combinati, pianificati con viaggi nei Paesi di origine, che attraverso le organizzazioni criminali è diventato il lasciapassare più rapido per la cittadinanza italiana. Ma sull'altare delle nozze di comodo ora cala l'ombra delle infiltrazioni terroristiche, dopo i sospetti per un aumento delle offerte in denaro da parte di alcuni stranieri subito dopo gli attentati in Tunisia ed Egitto.
QUATTROMILA EURO PER DIRE SÌ. Sulla vicenda, emersa da un'inchiesta dell'Ansa, indaga la divisione antiterrorismo della Questura di Roma. Nella Capitale, i luoghi dove vengono reclutati i promessi sposi pronti a unirsi ai migranti sono la stazione Termini, le case occupate e le mense sociali per poveri e senzatetto. Una volta trovato un lui o una lei, a cui vengono in genere offerti non più di 3 o 4 mila euro, vengono organizzati i viaggi. Direzione Il Cairo, in Egitto. «Ne abbiamo organizzati recentemente almeno una decina», spiega A., un quarantenne italiano coinvolto nel traffico, che oltre a girare si occupa della parte burocratica sbrigando le pratiche e procurando i documenti da portare all'ufficio anagrafe. «Dal Cairo, attraverso l'ambasciata italiana, arrivano la richiesta di matrimonio e una volta ottenuti i documenti necessari si parte per l'Egitto».
NOZZE CELEBRATE IN EGITTO E REGISTRATE IN ITALIA. Pratiche conformi alle regole, ma solo la facciata pulita di un business che nasconde l'inganno dietro l'altare. Alla futura sposa italiana viene fornito un biglietto aereo per l'Egitto, dove vengono celebrate le nozze, spesso con rito religioso copto o cattolico. Poi il matrimonio viene registrato in Italia. «Attraverso le nostre conoscenze riusciamo ad avere delle facilitazioni in Egitto», continua A., ma nell'arco di un paio di settimane l'uomo o la donna italiana appena sposata viene liquidata del suo compenso e può tornare a casa. Dopo la registrazione dell'atto anche in Italia, a distanza di qualche mese arriva la richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari e, con una prospettiva temporale molto più lunga, la richiesta di cittadinanza.
OFFERTE SOSPETTE DI DOPPIO PAGAMENTO. Per la maggior parte degli sposi extracomunitari l'Italia rappresenta solo una via d'accesso ad altri Paesi europei. Ma recentemente, due giorni dopo l'attentato al Cairo dello scorso 11 luglio, sono arrivate due richieste urgenti con offerte di pagamento raddoppiate.
In particolare quella di un siriano, che ha concluso la trattativa mentre era in attesa nel deserto. Per questo sul business illegale sta cercando di far luce anche l'Antiterrorismo italiana, per scongiurare che, in cambio di qualche migliaio di euro, un italiano possa dare le chiavi di casa nostra a un terrorista, pronunciando il fatidico 'sì'.

La storia di S., disoccupata, al terzo matrimonio con un migrante

Un caso concreto è quello di S., 33 anni, pronta al suo terzo matrimonio con un migrante. S., intervistata dall'Ansa protetta dall'anonimato, abita in un edificio occupato a Roma: 30 metri quadri in un quartiere popolare della Capitale. Dovrà sposare uno straniero, le hanno detto che è un mediorientale. Non ha ancora visto il suo volto e lo conoscerà solo in Egitto, quando dovrà sposarlo, ma le hanno promesso 9 mila euro per andare là e diventare sua moglie per un po' di tempo. È tutto già organizzato: si tratta di sposare un extracomunitario sconosciuto, affinché ottenga in futuro il rilascio del permesso di soggiorno, e stare per qualche settimana al Cairo, fino a quando non saranno registrate tutte le pratiche.
«NON MI SENTO UNA DELINQUENTE». «Non mi preoccupo di nulla», spiega S., prendendo in braccio la sua bambina di due anni. «È già successo in passato. Quei soldi mi servono, me ne hanno promessi tanti, ma in verità andrebbero bene anche molto meno. Non lavoro e non mi sento una delinquente, questa è una cosa sicura. Non è un reato e se vengo pagata non vedo cosa ci sia di male. La prima volta ho persino sposato un transessuale brasiliano qui a Roma, così ora è nella Capitale. Poi abbiamo aspettato che passasse un po' di tempo e abbiamo divorziato».
SECONDO MATRIMONIO NON PER SOLDI. Al suo secondo matrimonio, con un africano, non è stata pagata. «L'ho fatto per mia figlia. Anche se non amavo più il padre della bambina, gli ho dato la possibilità di restare a Roma. Tanto sapevo già come funziona». Ora aspetta un biglietto per le nuove nozze al Cairo, mille euro in contanti come anticipo e la rassicurazione dal suo 'broker', un italiano che a sua volta si è sposato in Iran, attraverso lo stesso sistema, con una donna eritrea. «Quando tornerò comprerò un po' di cose per mia figlia. Le nozze sono una cosa, l'amore un'altra. Per me non conta nessuna delle due, tantomeno degli immigrati. Mi interessa solo tirare avanti».

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