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FOCUS 22 Agosto Ago 2015 1800 22 agosto 2015

Carceri italiane, resta l'emergenza: i numeri del 2015

I detenuti italiani sono 52.144, diminuiti solo di 2.270 unità dal 2014. Oltre 8 mila in attesa di giudizio. Gli stranieri sono 17.035. Pene alternative? Una chimera.

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Uno dei più grandi problemi delle carceri italiane è il sovraffollamento.

Strasburgo ha già condannato l'Italia nel 2014 per le «condizioni inumane» in cui era costretta a vivere la popolazione carceraria.
Il governo ci aveva messo una toppa nell'agosto dello stesso anno, con il decreto che avrebbe dovuto contribuire a sfollare le carceri (diciassettesima fiducia dell'era Renzi).
A un anno di distanza, la situazione è cambiata veramente? Lettera43.it ha fatto i conti.
NEL 2015 CI SONO 52.144 DETENUTI. Secondo i dati ufficiali dell'amministrazione penitenziaria, al 31 luglio 2015 i detenuti presenti nelle strutture del nostro Paese sono 52.144, ben 2.489 in più rispetto alla capienza regolamentare (9 metri quadrati a persona) di 49.655. Di questi, 2.122 sono donne e 17.035 stranieri.
Rispetto a un anno fa la situazione è effettivamente migliorata, visto che nello stesso periodo del 2014 dietro le sbarre erano presenti 54.414 persone (di cui 2.333 donne e 17.423 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 49.402 posti. In totale sono 2.270 in meno. Non male. Peccato però che i dati raccolgano solo i detenuti usciti per effetto della legge 199 del 2010, che risale all'ultimo governo Berlusconi, di cui era parte attiva la Lega.
8.301 IN ATTESA DI GIUDIZIO MA GIÀ IN GALERA. Resta sempre molto alto il numero di reclusi ancora in attesa di primo giudizio: sono 8.301, ovvero il 16% del totale della popolazione carceraria (52.144), dunque in diminuzione rispetto agli 8.665 del luglio 2014.
La maglia nera di questa speciale classifica va alla Campania, con 1.279 detenuti (il 18% del totale della regione), seguita da Sicilia con 1.234 (22%), Lombardia con 1.037 (14%), Lazio con 854 (15%), Puglia con 724 (23%), Calabria con 571 (26%), Piemonte con 502 (14%), Emilia Romagna con 354 (13%), Toscana con 371 (12%), Veneto con 305 (14%), Liguria con 248 (18%), Sardegna con 159 (8%), Abruzzo con 158 (9%), Friuli Venezia Giulia con 144 (22%), Umbria con 136 (10%), Marche con 116 (13%), Basilicata con 53 (12%), Trentino Alto Adige con 30 (9%), Molise con 22 (8%) e Valle D'Aosta con 4 (3%).
IN CELLA 9.074 CONDANNATI NON IN VIA DEFINITIVA. Un altro dato che fa balzare dalla sedia è quello relativo ai carcerati condannati non in via definitiva presenti nelle galere italiane: 9.074, ovvero il 17% del totale, comune meno degli 8.183 di un anno fa. Anche in questo caso il “cucchiaio di legno' va alla Campania con 1.747 detenuti (pari al 25% degli ospiti dei penitenziari della regione), alle cui spalle si trovano la Lombardia con 1.360 (18%), il Lazio con 1.217 (21%), la Sicilia con 1064 (19%), la Puglia con 502 (16%), l'Emilia Romagna con 467 (17%), la Calabria con 464 (21%), la Toscana con 421 (13%), il Piemonte con 409 (11%), il Veneto con 315 (14%), la Liguria con 235 (17%), l'Abruzzo con 191 (11%), l'Umbria con 171 (13%), la Sardegna con 142 (7%), le Marche con 131 (15%), il Friuli Venezia Giulia con 106 (17%), la Basilicata con 53 (12%), il Trentino Alto Adige con 34 (10%), la Valle D'Aosta con 23 (18%) e infine il Molise con 22 (8%).
2.122 DONNE DIETRO LE SBARRE. Significativa anche la presenza femminile. Le donne dietro le sbarre, infatti, sono 2.122 (su un totale nazionale, compresi gli uomini, di 52.144), con 34 bambini “reclusi senza aver commesso reati”, come ha già evidenziato Lettera43.it. In cima alla lista ci le 377 detenute in Lombardia, seguite dalle 365 nel Lazio, le 331 in Campania, le 158 in Puglia, le 128 in Toscana, le 119 in Emilia Romagna, le 117 in Veneto, le 116 in Sicilia, le 111 in Piemonte, le 64 sia in Liguria, sia in Abruzzo, le 42 in Calabria, le 37 in Sardegna, le 33 in Umbria, le 21 in Friuli, le 18 nelle Marche, le 13 in Trentino e le 8 in Basilicata. Nessuna detenuta, invece, in Molise e Valle D'Aosta.
L'Amministrazione penitenziaria ha elaborato dati statistici sulla popolazione carceraria, suddividendola per tipologia di crimine.
TRA I REATI AL TOP QUELLI CONTRO IL PATRIMONIO. Al 30 giugno del 2015 al primo posto ci sono i reati contro il patrimonio (30.042), seguito da quelli contro la persona (21.562), per droga (18.312), per armi (10.088), associazione di stampo mafioso-416bis (7.023), reati contro la pubblica amministrazione (6.872), contro l'amministrazione della giustizia (6.026), la fede pubblica (4.384), reati per contravvenzioni (3.899), ordine pubblico (3.081), contro la famiglia (1.916), l'incolumità pubblica (1.483), le leggi sull'immigrazione (1.406), i reati contro il sentimento e la pietà dei defunti (1.110), lo sfruttamento della prostituzione (838), l'economia pubblica (733), la moralità pubblica (174) e quelli contro la personalità dello Stato (117). Gli altri crimini non catalogati, invece, sono 2.866.
Ci sono anche le misure alternative, ma ancora pochi riescono a ottenere una punizione diverse dalla cella.
PENE ALTERNATIVE ANCORA IN RITARDO. In totale al 31 luglio 2015 sono 33.309 (nel 2014 erano 32.206), di cui 12.793 in affidamento in prova al servizio sociale, 723 in semilibertà, 9.936 ai domiciliari, 5.990 ai lavori di pubblica utilità, 3.673 in libertà vigilata, 189 in libertà controllata e 5 in semidetenzione.
Dall'ultima condanna del Consiglio d'Europa, datata aprile 2014, l'Italia qualche timido passo in avanti lo ha dunque fatto. Ancora troppo poco, secondo i parametri stabiliti dall'Europa nonostante i ripetuti moniti dell'ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Le misure previste nella delega fiscale sulla cancellazione della pena detentiva per chi evade fino a 150mila euro, dati dell'Amministrazione penitenziaria alla mano, alla lunga può rivelarsi una misura giusta a ridurre il sovraffollamento.
I numeri, però, restano ancora pericolosamente alti e la spada di Damocle di Strasburgo è sempre in agguato.
Perché nel 2012 peggio del nostro Paese aveva fatto solo Serbia, ma da allora a oggi non abbiamo certo cambiato verso.

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