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TERRORISMO 24 Agosto Ago 2015 1735 24 agosto 2015

Isis, dalla Libia minacce a Roma su Twitter

I jihadisti lanciano un appello ai foreign fighters: «Venite in Libia, è la porta per Roma». L'hashtag raccoglie migliaia di tweet. Sirte diventa un emirato. Foto.

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«La Libia è la porta per arrivare fino a Roma». È con questa prospettiva di conquista che i jihadisti dell'Isis hanno lanciato su Twitter un nuovo hashtag in arabo, che suona come una 'chiamata' rivolta ai foreign fighters di tutto il mondo.
La battaglia, naturalmente, si combatte innanzitutto sotto forma di propaganda. Ed ecco che sul sito di microblogging sono tornati i fotomontaggi, che mostrano Roma in fiamme sovrastata dalle bandiere nere del Califfato.

L'USO DISTORTO DELLA STORIA. Non mancano nemmeno i richiami al glorioso passato, pillole di storia da cui trarre 'insegnamenti' per il presente: «Le armi degli ottomani sono state lanciate e hanno accerchiato Roma dopo avere conquistato la Libia a Sud dell'Italia. Chi vuole prendere Roma e l'Andalusia deve cominciare dalla Libia», si legge in uno dei post.

  • Le brandine vuote dei jihadisti e l'appello in arabo: «Aspettano voi, fratelli».


IL PRECEDENTE: 'WE ARE COMING ROME'. Non è la prima volta che l'Isis 'minaccia' Roma sui social network. In questo caso, la capitale della cristianità viene indicata soltanto come meta a lungo termine, con l'obiettivo di sedurre alla causa della jihad nuovi combattenti, e rafforzare nell'immediato le posizioni dello Stato islamico nell'ex colonia italiana.
Il più noto 'attacco mediatico' precedente è probabilmente rappresentato dall'hashtag 'We are coming Rome'. All'epoca, tuttavia, le immagini create ad arte delle colonne di mezzi blindati in marcia verso Roma, anziché terrorizzare i cittadini dell'Urbe, furono accolte con una certa ironia ('se fate la Pontina sarete estinti prima di arrivarci').

  • La mappa della Libia e quella dell'Italia: «La strada per Roma».


GENTILONI: «NO AD AVVENTURE NEL DESERTO». Se da una parte la Libia continua ad essere al centro degli sforzi diplomatici italiani, dall'altra l'ipotesi di un intervento militare guidato dal nostro Paese sembra sfumare. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, dal meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini, ha dichiarato: «Di avventure nel deserto le nostre forze armate non ne faranno. Non servono e peggiorano soltanto la situazione». Gentiloni ha ribadito che l'Italia in Libia intende «sostenere il negoziato e contribuire a guidare il lavoro di consolidamento dei risultati raggiunti».
HAFTAR CONTINUA A CHIEDERE ARMI. Intanto però il generale Haftar,capo militare del governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk, continua a lamentare la carenza di armamenti adeguati per fronteggiare gli estremisti islamici nella città di Sirte. Il generale ha dichiarato di aver ricevuto promesse di supporto da parte della Lega Araba, che non si sono tuttavia concretizzate. Il Paese si è di fatto diviso a metà nel 2014, quando le forze guidate proprio da Haftar hanno tentato di prendere il sopravvento sulle milizie rivali di Tripoli e sono state sconfitte.
L'ISIS DICHIARA UN EMIRATO A SIRTE. Dello stallo hanno saputo e potuto approfittare finora proprio i jihadisti. Che a Sirte, la loro roccaforte nella Libia allo sbando, lunedì 24 agosto hanno proclamato la creazione di un 'emirato', sostituendo i tribunali civili con una corte islamica incaricata di far rispettare la sharia. La notizia è stata diffusa dai media locali. I miliziani avrebbero inoltre imposto classi separate per uomini e donne nelle scuole e nelle università, e istituito nuove regole anche per i commercianti, schedati in un apposito registro con precisi obblighi e tasse da versare.

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