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SENTENZA 24 Agosto Ago 2015 1243 24 agosto 2015

Marò, il Tribunale di Amburgo respinge la richiesta italiana

Il verdetto del Tribunale del mare: deciderà l’Aja, ma Girone resta in India. L'agente del governo italiano Azzarello: «Siamo delusi». Il ministro Gentiloni: «Risultato utile».

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I due marò Massimiliano Latorre (a destra) e Salvatore Girone durante la visita in Italia a marzo 2013.

Italia e India devono sospendere «le procedure in corso» sul caso dei due marò.
È questo il verdetto del Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo, che ha contestualmente respinto la richiesta italiana di far rimanere in patria Massimiliano Latorre e far rientrare dall'India Salvatore Girone.
IN ATTESA DELL'AJA. A decidere «nel merito» sul loro destino (o meglio: a decidere chi tra India e Italia abbia la giurisdizione per processare i due fucilieri di Marina) dovrà essere un giudice terzo, cioè la Corte internazionale dell’Aja, ancora in via di costituzione.
Nel frattempo, il Tribunale del mare ha considerato «non appropriato prescrivere misure provvisorie riguardo la situazione dei due marine italiani, poiché questo toccherebbe questioni legate appunto al merito del caso».
Il verdetto, in sostanza, non cambia per ora la situazione dei due marò: Salvatore Girone dovrà restare in India, mentre Massimiliano Latorre non potrà contare sulla permanenza in Italia al termine del periodo concessogli dalle autorità di Delhi per ragioni di salute.
AZZARELLO: «SIAMO DELUSI». I giudici di Amburgo hanno preso le loro decisioni a maggioranza (15 i voti a favore, 6 i contrari) e hanno ordinato alle parti di presentare, entro il 24 settembre 2015, un rapporto sulle misure cautelari che riguardano attualmente i due militari. «Il Tribunale ha oggi ordinato che l'India e l'Italia si astengano dall'esercizio di qualsiasi forma di giurisdizione sui due fucilieri di Marina, nell'attesa di una determinazione definitiva del caso da parte della Corte arbitrale», ha commentato da Amburgo l'agente del governo italiano, Francesco Azzarello. «Nel fare ciò, il Tribunale ha riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda. Siamo comunque delusi che il Tribunale non abbia adottato nessuna misura sulla situazione di Latorre e Girone, ritenendo che della questione debba occuparsi la costituenda Corte arbitrale».
L'ITALIA RINNOVERÀ LE SUE RICHIESTE. Per questo, ha detto ancora Azzarello, «l'Italia sta valutando di rinnovare le richieste relative alla condizione dei due fucilieri davanti alla Corte arbitrale, non appena essa sarà costituita. Siamo certi che l'India attuerà senza ritardo le misure oggi prescritte».
Il giudice Francesco Francioni, nominato ad hoc dall'Italia al Tribunale di Amburgo, è sembrato però più scettico. E nel valutare il verdetto si è chiesto in particolare in che modo possano essere efficaci tali misure «senza che vengano revocate, pro tempore, le misure di limitazione della libertà individuale dei due marò italiani».
DELRIO: «SPERAVAMO IN UNA SENTENZA DIVERSA». Anche il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha espresso il suo disappunto da Rimini, al Meeting di Comunione e Liberazione. «L'Italia sperava diversamente, avevamo chiesto altre cose, la sentenza non va nella direzione che avevamo richiesto», ha detto Delrio. «Il governo non può fare altro che prenderne atto, poi si decideranno ulteriori passi da parte del presidente del Consiglio e dei ministri competenti».
GENTILONI: «RISULTATO UTILE». Diversa la lettura fornita, sempre nel corso del Meeting di Rimini, dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Secondo il titolare della Farnesina la sentenza di Amburgo è «un risultato utile», perché «ha stabilito in forma definitiva il principio molto importante che non sarà la giustizia indiana a gestire la vicenda dei marò. Sarà l'arbitrato internazionale, come l'Italia aveva chiesto, a gestire questo caso. La decisione di oggi è una premessa positiva». Il ministro ha poi ribadito la versione sostenuta dal governo italiano, garantendo l'impegno dell'esecutivo per assicurare la libertà ai due fucilieri: «Sappiamo che l'Enrica Lexie era in acque internazionali e che i due marò svolgevano il loro compito di militari in rappresentanza dello Stato», ha detto Gentiloni.

Il giurista: «Fra un anno la prima udienza dell'Aja»

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, sullo sfondo i marò Latorre e Girone.

Roberto Virzo, docente di diritto internazionale all'Università del Sannio, prevede che il caso marò sia destinato a durare ancora a lungo. «Ragionevolmente credo che ci vorrà da un anno e mezzo a due anni per avere il pronunciamento dell'Aja. Nella sua prima ordinanza la corte fisserà la data entro cui le parti devono presentare le memorie e le date per le udienze. Ritengo che ci vorrà almeno un anno per la prima udienza», ha spiegato Virzo.
«L'INDIA DOVRÀ CAMBIARE ATTEGGIAMENTO». In ogni caso, secondo il docente, adesso l'India sarà costretta a cambiare atteggiamento. «Non potrà più vantare in maniera certa, come pretendeva di fare, di avere giurisdizione sul caso. Sarà il tribunale dell'Aja a dire chi ha giurisdizione. Nel frattempo né l'Italia, né l'India, potranno avviare procedimenti. Teniamo conto che Delhi aveva già annunciato che il 26 agosto avrebbe fissato ulteriori date del processo. Ora è costretta a fermare tutto, perché l'ordinanza di Amburgo è obbligatoria, e nel frattempo le parti potranno continuare a negoziare».
MELONI: «IL GOVERNO SBAGLIA UN RIGORE A PORTA VUOTA». Non si fermano invece le critiche al governo. Il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che della vicenda dei due fucilieri di Marina ha fatto una bandiera politica, ha parlato di «rigore sbagliato a porta vuota». A suo giudizio il governo Renzi, «dopo aver immotivatamente atteso mesi e mesi prima di ricorrere all'arbitrato internazionale, è riuscito nell'impossibile impresa di farsi respingere dal Tribunale del mare di Amburgo le legittime richieste dell'Italia sulla sospensione delle misure cautelari nei confronti dei marò Latorre e Girone. Era un rigore a porta vuota che solo questo esecutivo incompetente e superficiale poteva riuscire a sbagliare».
GASPARRI: «IL TRIBUNALE NON CI HA CONCESSO NULLA». Profonda delusione per il mancato accoglimento delle richieste sul rientro di Girone e la permanenza in Italia per motivi di salute di Latorre è stata espressa poi Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato. «Amburgo ha deciso di non decidere, rimandando tutto all'arbitrato internazionale e non ci ha concesso nulla. Chiediamo giustizia e invece abbiamo solo rinvii o, come in questo caso, un evidente scaricabarile, giacché nulla si è voluto stabilire rinviando il giudizio nel merito all'arbitrato dell'Aja. Resta la rabbia per l'incapacità degli ultimi governi italiani che hanno sottovalutato il dramma dei nostri fucilieri di Marina con un lassismo colpevole e non hanno saputo risolvere con determinazione la situazione. Le colpe politiche sono evidenti e note», attacca Gasparri.

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