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CRISI 26 Agosto Ago 2015 1700 26 agosto 2015

Profughi: i Paesi in via di sviluppo e la lezione all'Europa

L'Ungheria schiera l'esercito. In Italia, Grecia e Germania cresce l'insofferenza. Mentre dal Libano al Ciad si apre ai rifugiati. Nonostante miseria e instabilità.

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Migliaia di profughi, 3 mila al giorno, sono in viaggio nei Balcani, la Serbia ne ha contati 100 mila, verso la Germania che apre le frontiere ai siriani.
Berlino si aspetta 800 mila domande d'asilo, per il governo la «più grande sfida dalla fine della Seconda guerra mondiale».
Come dire, uno sforzo maggiore della riunificazione mentre nei Land tedeschi esplodono le prime tensioni sociali: roghi contro i centri d'accoglienza e manifestazioni razziste come in Grecia, Ungheria, Francia, Spagna, anche Italia.
CRESCONO I CONFLITTI. L'Europa impoverita si rivela fragile e avara anche nei diritti umani.
Molti cittadini fingono di non sapere che ormai la maggioranza di chi arriva non può essere più considerata migrante economico - giovani, donne e bambini denutriti che comunque scappano dalla fame e dalla disperazione -, guerre e attentati si stanno allargando a macchia d'olio dal Medio Oriente all'Africa.
Ma è meglio continuare a pensare «è un problema loro», per non cedere parte del proprio benessere neanche per scongiurare scenari peggiori.
MENO RICCHI, PIÙ ACCOGLIENTI. Stati in via di sviluppo e più instabili, come la Turchia, la Giordania, il Libano e diversi Paesi africani che già ospitavano milioni di rifugiati palestinesi e di altre popolazioni, dalla Primavera araba hanno invece fatto entrare e sopportano il peso di milioni di profughi.
In alcuni di questi Paesi, come lo Yemen, quest'anno la situazione è precipitata. Altri, come la Somalia o il Libano rischiano di saltare.

Profughi su una carrozzina nel campo turco di Suruc (Getty).

In Turchia boom di arrivi dalla Siria

Secondo i dati dell'Unhcr, la Turchia è il Paese dove dal 2011 sono entrati più profughi di guerra: entro il 2015, il numero dei richiedenti asilo è atteso sfiorare il milione e 900 mila, 1 milione e 600 mila dei quali siriani (4 milioni sono in fuga dal Paese), altri 200 mila dall'Iraq e da altri Stati mediorentali.
Il numero di arrivi cresce continuamente e per far fronte all'emergenza, aiutata dall'Onu, la Turchia ha costruito decine di campi per l'accoglienza.
UN NUOVO CAMPO AD ANKARA. All'inizio dell'anno a Suruc, teatro della strage addebitata all'Isis, è stata aperta una nuova struttura per 35 mila persone, con scuole e centri sanitari. A luglio, Ankara ha annunciato la costruzione di un nuovo campo nel Sud-Ovest a Kilis, il 25esimo, con 55 mila posti.
Ma nonostante gli standard della gestione dell'emergenza siano alti rispetto ad altri Paesi, meno di 300 mila profughi sarebbero alloggiati nei centri: gli altri vivono in condizioni precarie e si imbarcano per l'Europa.

L'emergenza rifugiati in Libano

Dopo la Turchia è il Libano ad avere assorbito la maggiore ondata di profughi dalla Siria, oltre 1,1 milioni i rifugiati registrati che si sono aggiunti alle centinaia di migliaia tra palestinesi e iracheni già nel Paese da anni, altre centinaia di migliaia sono in fila.
Anche in questo caso, il picco massimo è stato raggiunto tra il 2014 e il 2015 e non accenna a calare, soprattutto per i crescenti arrivi sia dalla Siria sia dall'Iraq.
MANCANO STRUTTURE ATTREZZATE. Alla fine dell'anno il numero dei profughi effettivi bisognosi di assistenza è stimato superare, secondo le agenzie Onu, il milione e 800 mila: in Libano la maggioranza dei rifugiati è stata smistata in alloggi d'emergenza e tra le famiglie al confine, non in campi attrezzati.
Una straordinaria prova d'ospitalità, ma l'impatto sulla popolazione è stato fortissimo (un residente su cinque in Libano è un profugo) e il governo, in crisi politica da due anni, ha sospeso temporaneamente le registrazioni dei richiedenti asilo e chiuso le frontiere, dichiarandosi incapace di gestire numeri ancora più alti.

Bambini siriani rifugiati in Libano giocano davanti al loro compound (Getty).

La Giordania accoglie iracheni e siriani

Come il Libano, anche la Giordania ospitava già centinaia di migliaia di rifugiati tra palestinesi e iracheni.
Dopo il conflitto israelo-palestinese, la guerra Usa del 2003 ha provocato il maggiore esodo del Medio Oriente: oltre 2,5 milioni di iracheni tra Siria, Giordania, Libano, Egitto e Turchia.
PRECARIO L'80% DEI RIFUGIATI. Ai circa 500 mila iracheni della guerra precedente, dal 2011 si sono aggiunti quasi 750 mila siriani: un numero che alla fine dell'anno è stimato superare i 900 mila profughi.
Altre decine di migliaia hanno richiesto asilo dall'Iraq, dopo la fondazione dell'Isis. Solo il 20% dei rifugiati siriani ha trovato rifugio nei campi dell'Unhcr, il resto è precario e, come in Libano e in Turchia, in transito.

Kurdistan iracheno, 3 milioni hanno bisogno di assistenza

Nell'Iraq che prima della crisi del 2014 doveva gestire oltre 1 milione di sfollati dalla caduta di Saddam Hussein, non è da sottovalutare lo sforzo della regione autonoma del Kurdistan, che da solo assorbe, al Nord, la metà degli iracheni rimasti senza un tetto e oltre 300 mila siriani: arabi e curdi ai quali la Turchia ha sbarrato le porte.
UN NUOVO ESODO ALLE PORTE. Dalla fondazione del Califfato e con i raid anti-Isis la situazione è precipitata e continua a peggiorare, tanto che, per la fine del 2015, l'Onu stima un totale di 3 milioni di persone bisognose d'assistenza. Un nuovo esodo è alle porte.

Il suk di un campo profughi per siriani in Giordania (Getty).

Il Corno d'Africa scoppia di yemeniti in fuga

Una nuova emergenza del 2015 è la guerra civile in Yemen.
Dalla primavera i raid a tappeto dell'Arabia saudita hanno ucciso più di 2 mila civili (la metà dei quali bambini) e provocato oltre 1,4 milioni di sfollati.
Un fiume umano sta attraversando il Golfo di Aden: tra i circa 13 milioni di yemeniti a rischio d'indigenza, 100 mila sono già sbarcati, in cinque mesi, nel Corno d'Africa, e tra loro ci sono anche centinaia di migliaia di etiopi e i somali scappati in Yemen, durante e dopo i conflitti degli Anni 80 e 90.
SOMALIA A RISCHIO IMPLOSIONE. Un contro-esodo che, dopo il transito e l'accoglienza precaria nei campi del Corno d'Africa - dai dati dell'agenzia per i rifugiati dell'Onu, 30 mila sono riparati in Gibuti e altrettanti in Somalia - ingrosserà la rotta dei migranti verso l'Africa centrale, la Libia e infine Lampedusa.
Il Gibuti ha esaurito le risorse, la Somalia è a rischio implosione e chiede aiuto alla comunità internazionale.

Quasi 4 milioni di rifugiati transitano per Egitto e Tunisia

Il Nord Africa è un altro bacino di crescente instabilità che alimenta la rotta dei profughi attraverso il Mediterraneo.
Dal 2011, tra l'Egitto e la Tunisia sono transitati quasi 4 milioni di rifugiati: i campi profughi al confine con la Libia erano stati chiusi dopo la caduta di Gheddafi e anche l'emergenza per le rivolte in Egitto e in Tunisia era rientrata.
Ma con la guerra civile riesplosa in Libia e l'escalation di attentati nel Nord Africa l'allarme sta nuovamente aumentando, come le persone che si spostano.
NESSUNA LEGGE PER L'ASILO POLITICO. L'Egitto, con la politica restrittiva di visti e accoglienza, al contrario della Giordania ospita un numero contenuto di 150 mila siriani, tutti però sparsi in aree urbane e più o meno alla deriva come in Tunisia, dove altre migliaia di stranieri, soprattutto dall'Africa centrale, vagano dalla chiusura del campo di Choucha.
Come in Algeria e in Marocco, non esiste infatti ancora una legge per l'asilo politico.

  • Profughi dalla Repubblica centrafricana in Camerun (Getty).

Camerun e Ciad, meta di chi scappa dalla guerra

A fuggire dal centro verso il Nord dell'Africa sono le popolazioni di stati come il Mali e la Nigeria, dove la situazione, dopo la caduta di Gheddafi in Libia e la proliferazione di armi e jihadisti islamiche, si è aggravata.
Se i libici transitati dalla Tunisia e dall'Egitto sono per lo più volati a Malta e in altri Paesi europei e arabi, il conflitto in Mali del 2012 (mai del tutto finito) ha generato oltre 400 mila sfollati allo sbando, almeno 100 dei quali fuggiti all'estero.
EMERGENZA DESTINATA A CRESCERE. Un altro corridoio si è creato dalla Repubblica centrafricana in guerra verso il Sudan e il Camerun, gravato anche dal conflitto dei Boko Haram che dalla Nigeria è sconfinato nel Nord del Paese.
Anche il Ciad è sotto pressione e in Camerun sono arrivati quasi 200 mila profughi centrafricani, 16 mila dalla Nigeria. Il numero è stimato salire dall'Onu, ma migliaia di nigeriani si imbarcano anche nel Mediterraneo.

Twitter @BarbaraCiolli

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