ASSASSINIO 26 Agosto Ago 2015 1524 26 agosto 2015

Virginia, giornalista e cameraman uccisi in diretta

Cronista e cameraman uccisi da un ex collega «discriminato». Voleva vendicare la strage di Charleston. Ha postato l'omicidio su Twitter e poi si è tolto la vita.

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Uccisi in diretta mentre facevano un'intervista alle sette del mattino. Da un ex collega che ha postato su Twitter il video dell'omicidio in soggettiva, poi si è dato alla fuga e si è tolto la vita.
La giornalista Alison Parker e il cameraman Adam Ward, in servizio per la tivù locale WDBJ7, sono stati assassinati a colpi di pistola in un centro commerciale della città di Moneta, nello Stato americano della Virginia (foto).

  • Il video girato dall'assassino.

BREAKING VIDEO: Footage of the moment a gunman shot and killed 2 @WDBJ7 reporters in #Virginia. pic.twitter.com/otxBQShwdd

— Israel News Flash (@ILNewsFlash) 26 Agosto 2015
  • Le immagini riprese dalla vittima.

L'ASSASSINO HA POSTATO LA CLIP DELL'OMICIDIO. Il killer si chiama Vester Lee Flanagan, alias Bryce Williams, e si è suicidato mentre era ricercato dalla polizia. Agghiaccianti le sue riprese, girate in prima persona e da lui stesso diffuse sul sito di microblogging, che poi ha provveduto a rimuoverle. Le immagini riprese dalla vittima, l'operatore Ward, sono state invece trasmesse in diretta dal canale WDBJ7.
Flanagan, dopo l'assassinio, è scappato a bordo di una Ford Mustang grigia del 2009 e si è sparato quando la polizia lo ha raggiunto e affrontato sulla Virginia Interstate, una delle principali arterie stradali dello Stato americano.
L'IPOTESI DI UN MOVENTE RAZZIALE. Ossessionato dai social netowork, Flanagan ha anche cercato di 'spiegare' i motivi del suo gesto, sempre su Twitter. Dietro ci sarebbe un presunto movente razziale. L'assassino infatti era afroamericano e aveva lavorato per un anno nella stessa emittente delle due vittime. «Alison ha fatto dei commenti razzisti. L'hanno assunta comunque?», ha scritto il killer sul social network, riferendosi alla giornalista uccisa. Ma Flanagan ce l'aveva anche con Ward, che si sarebbe lamentato con l'ufficio del personale dopo aver lavorato con lui una sola volta.
Inoltre, lo stesso killer ha inviato un fax all'Abc in cui ha spiegato di aver subito discriminazioni razziali sul lavoro e di aver voluto vendicare la strage nella chiesa di Charleston dello scorso 17 giugno, dove furono assassinati nove afroamericani.
VESTER FLANAGAN AVEVA LAVORATO CON LE VITTIME. Al momento dell'omicidio Flanagan era vestito completamente di nero. Ecco un suo fermo immagine, tratto dalle riprese della telecamera della vittima, mentre il killer punta la pistola contro il cameraman ormai a terra. La telecamera usata da Ward è caduta a terra e ha ripreso, ancora accesa, l'assassino nell'atto di sparare.

IL KILLER HA SPARATO SETTE VOLTE. La giornalista Alison Parker aveva appena 24 anni, l'operatore Adam Ward 27. Lo stesso network WDBJ7 ha dato la notizia della loro morte. L'anchorman Kim McBroom ha detto che erano «due persone speciali», mentre il direttore Jeff Marks ha fornito alcuni dettagli sulla dinamica della sparatoria: «Un uomo armato di pistola ha fatto irruzione nella zona dove Parker e Ward stavano facendo la loro intervista e ha sparato sei o sette colpi. Abbiamo sentito urlare e poi non abbiamo sentito più nulla».
FERITA LA DONNA INTERVISTATA. Flanagan ha ferito anche una terza persona. Si tratta di Vicki Gardner, la donna intervistata, direttrice della Camera di commercio regionale dello Smith Mountain Lake, colpita alla schiena dal killer. È stata operata e le sue condizioni sono stabili. Il carnefice, come dichiarato dall'ex governatore della Virginia Terry McAuliffe, era stato licenziato dalla televisione per cui lavoravano Parker e Ward, ed era «scontento».

Il criminologo Bruno: «Esibizionismo social e paranoia»

Il criminologo Francesco Bruno ha provato a spiegare il gesto di Vester Flanagan come l'atto criminale di una persona che si sente esclusa, incompresa, ma che ha sviluppato anche una super-valutazione di sé e vuole certificare sulla Rete le proprie presunte capacità in modo paranoico.
ESIBIZIONISMO SOCIAL. Secondo Bruno, «un personaggio che arriva a compiere una cosa di questo genere di solito è un giovane che si convince di essere paranoicamente una persona eccezionale, ma che si sente emarginato. Pesanti atti criminali avvengono fra chi ha nutrito una iper-valutazione di sé che produce nel tempo una grave forma di paranoia».
IL VIDEO COME FIRMA DELL'OMICIDIO. Il web diventa quindi lo strumento per documentare la propria presunta superiorità, trasformata in crimine. Un meccanismo che trova dei paralleli nella propaganda del terrorismo internazionale e che per ora non ha una definizione specifica. Attraverso i social network «si documenta tutto ciò che si fa, una specie di firma del proprio agire», prosegue Bruno. «I carnefici avvertono il bisogno di certificare la loro 'superiorità' e il video diventa una sorta di marchio di fabbrica».
TUTTO IL MONDO DEVE SAPERE. Di essere in questo modo scoperti non gli importa, anzi. «Vogliono che il mondo sappia quello che hanno fatto, vogliono mostrare la loro pseudo-forza». Un desiderio di apparire che, secondo Bruno, rischia di diventare una nuova forma di devianza: «Nella società dell'informazione questi meccanismi legati all'uso dei social network sono entrati fortemente nella vita delle persone e plasmano i loro comportamenti diversamente rispetto a quanto accadeva in passato».

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