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CONFRONTO 31 Agosto Ago 2015 1435 31 agosto 2015

Morcellini: «Caccia all'uomo nero, la colpa è dei media»

L'omicidio di Palagonia scatena la protesta anti-migranti. Cavalcata da Salvini. Il sociologo Morcellini: «La stampa deforma la realtà, va cambiata la narrazione».

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Mamadou Kamara, l'ivoriano fermato per il duplice omicidio di Palagonia.

L’uomo nero che uccide una coppia durante una rapina fa notizia.
Molto meno l’eroe ucraino che perde la vita nel tentativo di sventare un colpo al supermercato. Anche se il sindaco proclama il lutto cittadino.
Gli scrittori Roberto Saviano e Pino Aprile sono intervenuti parlando di un trattamento mediatico differente per due fatti di cronaca gravissimi avvenuti nelle ultime ore rispettivamente a Catania e in provincia di Napoli.
Ma esiste davvero una disparità? «Il compito dei media è quello di raccontare i fatti, non sulla base dell’opinione pubblica e, possibilmente, abbandonando stili narrativi e linguaggi spesso stereotipati», dice a Lettera43.it Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza di Roma.
LA NOTIZIA IN PRIMA PAGINA. Il trattamento della notizia, però. non sempre segue la cronaca. Che recita così: Mamadou Kamara, un cittadino della Costa d’Avorio, è stato fermato perché sospettato di essere l’autore, forse insieme ad altre persone, dell’omicidio di una coppia di anziani trovati morti in una villa a Palagonia, in provincia di Catania.
Le vittime, il 68enne Vincenzo Solano e la moglie 70enne Mercedes Ibanez, erano nude.
Kamara, ospite del centro di accoglienza di Mineo, aveva il telefonino e il computer del proprietario della villa e indossava i vestiti ancora intrisi di sangue del 68enne. Lui è stato trovato sgozzato, mentre la moglie è stata lanciata dal balcone.
SALVINI CAVALCA LA RABBIA. Lo stesso pubblico ministero di Caltagirone ha fatto riferimento al Cara di Mineo: «Crea problemi che dobbiamo gestire con personale limitato».
Gli ingredienti ci sono tutti per una ‘notizia perfetta’. E basta poco per ricordare un altro episodio. Torna lo spettro di Adam Mada Kabobo, il ghanese che l’11 maggio 2013 impugnò un piccone uccidendo tre persone. A Milano.
Intanto a Catania la figlia delle vittime, Rosita Solano, chiama in causa le istituzioni: «È colpa anche dello Stato se i miei genitori sono stati uccisi, perché permette a questi migranti di venire qui da noi e di fare quello che vogliono».
Ne nasce un caso politico e il leader della Lega, Matteo Salvini, non si lascia scappare l’occasione, rilanciando su Facebook: «È colpa solo dello Stato. Renzi, Alfano e Boldrini, siete pericolosi».

Nel Napoletano un ucraino tenta di sventare una rapina e viene ucciso

Una pagina Facebook creata in ricordo di Anatoly.

Nelle stesse ore un cittadino ucraino, il 38enne Anatoly Karol, viene ucciso nel tentativo di sventare una rapina in un supermercato di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli.
Era con la figlia di un anno e mezzo. Aveva appena pagato il conto.
Quando ha visto i due rapinatori armati alla cassa, ha lasciato la figlia e ha cercato di bloccarli.
Gli hanno prima sparato due colpi di pistola e poi lo hanno finito, probabilmente con un coltello. L’operaio lascia la moglie e tre figli.
«SE ANATOLY FOSSE STATO IL RAPINATORE...». I due episodi hanno avuto un risalto diametralmente opposto sui mass media. «Non ha fatto notizia. A parte qualche veloce lancio ai Tg o qualche riga sui giornali, nessun commento importante», ha commentato Saviano. Sottolineando: «Anatoly era ucraino. Se fosse stato il contrario, se l'ucraino fosse stato il rapinatore, oggi su questo caso avremmo avuto molta più attenzione, raccolte di firme, cortei».
Ma Saviano non è stato l’unico a intervenire. Lo scrittore pugliese Aprile ha scritto: «Mentre il Mattino di Napoli dà il giusto rilievo al fatto, Repubblica.it dedica a questo episodio un articolo di taglio basso quasi invisibile, mentre dedica titoloni per un episodio accaduto a Catania dove un profugo è sospettato di aver ucciso una coppia di anziani per rapina. No comment».
L'IMMIGRATO COME PORTATORE DI PERICOLO. «In questo caso non mi pare ci sia stata tanta disparità da parte dei media», commenta Morcellini, «ma resta il fatto che nelle cornici mentali degli italiani ci si aspetta sempre che gli immigrati siano portatori di pericolo. Quando, poi, si verificano gesti di eroismo da parte di immigrati, miracolosamente c’è il capovolgimento di giudizio».
Quanto a Saviano, dice il docente, «gli do in parte ragione. Credo che la stampa debba cercare di raccontare la presenza dei migranti in modo diverso rispetto a quello che ha fatto finora. Abbandonando gli stereotipi e lasciandosi guidare dai fatti, dalle storie e non dalle opinioni o dalle polemiche politiche».
LA DEFORMAZIONE DELLA REALTÀ. Ma qual è il rischio sociale? Per Morcellini non ci sono dubbi: «Si rischia di deformare la realtà. Il mondo attorno a noi è cambiato, gli immigrati lavorano nel nostro Paese, ci aiutano a mandare avanti l’economia, eppure la questione sicurezza spesso viene limitata alla caccia all’uomo nero, inteso come immigrato».
Per gli utenti, i lettori, i cittadini «la conseguenza è il totale disorientamento, soprattutto se i media divergono così fortemente. E questo accade, per esempio, se a determinate notizie si dà risalto solo perché accadono vicino a noi. L’indice di prossimità geografica è un altro grande limite della comunicazione. Ed è causa, anche quello, del modo in cui si percepisce tutto ciò che riguarda la questione immigrazione».

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