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TRAGEDIA 3 Settembre Set 2015 1255 03 settembre 2015

La storia del bimbo siriano ritrovato su una spiaggia turca

Il suo viso riverso sulla sabbia ha commosso il mondo. Che ora deve agire.

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Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini, scriveva Dante Alighieri.
Ma a guardare la foto di Aylan Kurdi, il bambino siriano, trovato morto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia dopo aver cercato di scappare con la propria famiglia dalla guerra che da anni affligge il suo Paese, sembra che non sia più tempo nè di paradisi nè di bambini.
NESSUN DIRITTO DI ASILO. Come ha scritto il Manifesto pubblicando in prima pagina la sua foto con il titolo: 'Niente asilo', a quel bambino non è stato concesso nessun diritto di asilo né politico né scolastico.
Il suo futuro è stato cancellato dalle onde sulle rive di una spiaggia turca, crocevia di migliaia di rifugiati che ogni giorno attraversano quel mare con la speranza di poter continuare il viaggio verso il Nord Europa.

La foto di Aylan Kurdi con suo fratello.

Ma per Aylan quella speranza si è infranta sulla battigia. Aveva tre anni ed era nato a Kobane, nel nord della Siria. Un Paese ormai senza futuro, con un presente fatto di guerre e violenze che nessuno in Europa sembra voler vedere davvero.
A scuotere tutti dall'oblio è stato quel viso riverso sulla sabbia. L'immagine di Aylan ha scosso il mondo intero; nella notte tra l'1 e il 2 settembre sono morte 12 persone in fuga dalla Siria, 5 erano bambini tra cui Aylan.
LA FOTO FA IL GIRO DEL MONDO. La terribile fotografia del suo corpo esanime è stata pubblicata su internet e su tutti i giornali scatenando una polemica sull'opportunità di mostrare o meno quel cadavere.
C'è chi ha preferito mostrare solo l'immagine della polizia turca che porta via il corpo, chi ha deciso di pubblicare quella più forte per non nascondere una verità che in troppi sinora hanno negato. «Per non girare la testa dall’altra parte, far finta di niente», ha scritto La Stampa in un editoriale, perché «questa foto farà la Storia come è accaduto ad una bambina vietnamita con la pelle bruciata dal napalm o a un bambino con le braccia alzate nel ghetto di Varsavia».
SERVE L'AZIONE DELL'UE. Per non dimenticare e tenere viva l'immagine atroce di quella morte, in Rete sono già centinaia i commenti, i video e le foto che cercano di elaborare il lutto per la perdita di Aylan e lasciare spazio alla riflessione. E soprattutto all'azione. Quella dell'Unione europea, dei 28 Stati membri, che il 14 settembre prima di decidere se cambiare le regole di Dublino sull'asilo e aumentare il numero di profughi da accogliere, dovranno fare i conti con quel corpicino.
E con la voce di un bambino di 13 anni, arrivato a Budapest con la famiglia che dice: «I siriani hanno bisogno di aiuto ora, dovete fermare la guerra ora. Noi non vogliamo venire in Europa, solo fermate la guerra, giusto questo».
Intanto l'hashtag #KiyiyaVuranInsanlik ('humanity washed ashore') è diventato virale. Molti i politici, come il premier francese Manuel Valls, che hanno manifestato orrore per quanto accaduto e invocato la mobilitazione europea, quella vera.

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