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LA MODA CHE CAMBIA 5 Settembre Set 2015 2129 05 settembre 2015

La maternità come potere. Anche di violenza

Mostre, film e realtà svelano l’ultimo tabù. Il lato oscuro dell'esser mamma.

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Martina Levato, la 23enne arrestata insieme con l'attuale compagno Alexander Boettcher per aver aggredito con l'acido l'ex Pietro Barbini.

E poi, all’improvviso, tutto sembra trovare una corrispondenza. Le polemiche sul ruolo materno negato a Martina Levato, 'l’acidificatrice di Milano', sulla quale i pm, magistrati italiani, dunque e solitamente molto restii a togliere i figli alle madri, hanno invece deciso di intervenire, ritenendo il piccolo Achille parte del progetto criminoso della madre e del suo compagno Andrea Boettscher negli agguati ai danni di presunti ex o molestatori di lei.
LA GRANDE MADRE: MOSTRA DISTURBANTE. Ma anche 'La grande madre' che dà il titolo alla mostra potente, a tratti disturbante (ed è proprio questo il punto della questione), curata da Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi a Palazzo Reale. La madre di L’attesa di Piero Messina, fagocitante al punto di negare a se stessa, e alla fidanzata, la morte del figlio. E ancora il film Mountain di Yaelle Kayam presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il finale aperto (per chi avrà cucinato la zuppa avvelenata la brava Tzvia, così ortodossa? Per la sua famigliola tanto kosher o per il gruppo di papponi e prostitute che fornica fra le tombe del cimitero sul Monte degli Ulivi e che sono una tentazione irresistibile?) lascia gli spettatori liberi non di scegliere, ma di capire i tanti risvolti della maternità.
MADRE ITALIANA E MADRE EBREA IN DISCUSSIONE. La madre italiana e la madre ebrea, quasi due archetipi, più che simboli, vengono dunque colpiti letteralmente al cuore; i loro valori fondanti, la loro stessa essenza, rimessa in discussione dalla realtà come dalla scrittura artistica e narrativa. Pochissimi, fino ad oggi, avevano osato farlo, e non solo nella cultura occidentale. Anche quando la cronaca ci ha messo davanti agli occhi madri omicide, violente, depresse, disturbate a decine, a centinaia, abbiamo preferito considerarle dei casi isolati, di menti 'singolarmente' disturbate, dimenticando quello che la natura, prima ancora che la psicanalisi, ci ha mostrato, e cioè che creazione e distruzione sono due aspetti dello stesso fenomeno, e che la capacità di generare non solo non esclude, ma contiene in sé quella di annientare.
LA LOTTA DEL FETO CON LE DIFESE IMMUNITARIE. Che curare, nutrire e far crescere dentro di sé un altro essere è un evento così violento che la stessa natura ha predisposto la cosiddetta 'tolleranza immunitaria' (tuttora, e peraltro, parzialmente inspiegabile) perché l’organismo della madre non espella la nuova vita che si forma dentro di lei come un corpo estraneo. Secondo uno studio americano, il feto avrebbe addirittura una parte attiva nel combattere le difese naturali della madre: conquisterebbe, insomma, il proprio diritto a crescere e svilupparsi nel suo corpo, e per i primi tre mesi, la madre sviluppa sempre, comunque, una reazione di qualche genere alla sua presenza: nausee, capogiri, febbri, nei casi estremi aborti (il 15% degli aborti spontanei è provocato da eccesso di difesa immunitaria).
UN TABÙ DURO A MORIRE. Perché il figlio come parte di sé e come altro da sé è un argomento difficile da trattare, da discutere, da accettare. Eppure, se del cosiddetto baby blue, della depressione post partum, si parla apertamente da quasi un secolo, e sempre la si considera un caso isolato, della potenza distruttrice insita nella maternità e dei suoi infiniti risvolti non si vuole parlare mai: persino gli scritti di Freud sul tema sono meno discussi e approfonditi rispetto a molti altri.
Il pensiero di ognuno di noi sulla maternità, cioè sulla propria madre, non può contemplarne la negazione, la distorsione della stessa idea di accoglienza e di amore. Perché significherebbe cercare dove nessuno ha voglia di trovare. Per questo, la mostra di Gioni disturba. Per questo, in fondo al nostro cuore, continuiamo a sperare che Tzvia abbia dato la zuppa avvelenata agli orrendi papponi, e non alla sua bellissima, ribelle bambina.

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