Migrants 150907204457
STORIE 7 Settembre Set 2015 2038 07 settembre 2015

Migranti, il bagaglio di chi fugge

Documenti, un cambio, acqua. Cosa si portano con sé i profughi.

  • ...

Cellulare, passaporto rivestito da pellicola trasparente, bottigliette d'acqua. Ma anche limoni contro il mal di mare, e farmaci anti-panico. Sigarette, a volte. Qualche confezione di carne in scatola. Un cambio di biancheria e, se va bene, un giubbotto di salvataggio, spesso di seconda mano.
Questo è più o meno il bagaglio dei migranti, come ha raccontato il Guardian (guarda la gallery). Lo stesso che il mare ha sputato insieme con i cadaveri sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. O che galleggia al largo delle coste libiche dopo l'ennesimo naufragio.

Vestiti e oggetti sulla spiaggia di Bodrum, Turchia.


Un bagaglio che deve essere necessariamente leggero. Sui barconi non c'è spazio e spesso, almeno per chi arriva dall'Africa, di oggetti da portarsi dietro non ce ne sono molti.
Ma se sbarcare sani e salvi in Europa è già una fortuna, avere ancora con sé i propri effetti personali può essere considerato un miracolo.

I migranti di Bolzano derubati prima dell'imbarco


A Bolzano, nella saletta di accoglienza della stazione, i migranti sono accolti dai ragazzi dell'associazione Volontarius.
Sono quasi tutti giovani, anche minorenni. Vengono dal Gambia, dal Sudan, dall'Etiopia e dall'Eritrea.
ZAINETTI E SACCHETTI. Sulle loro spalle qualche zainetto, raramente un trolley. Molto più spesso portano le loro cose all'interno di un sacchetto di plastica.
Ma quanto è rimasto loro del bagaglio originale? Degli oggetti, dei ricordi che si sono portati via da casa?
«Le risposte», spiega a Lettera43.it Roberto Defant della Volontarius, «sono sempre le stesse e ricalcano le storie di centinaia di altri profughi che abbiamo già sentito. Non c’è più niente di “originale”».
Un ragazzo del Gambia racconta di aver perso tutto ciò che aveva durante la traversata. Non solo è stato derubato in Libia, ma l'acqua del mare 'mangia' gli oggetti.
OGGETTI RECUPERATI IN ITALIA. Quello che ora ha con sé gli è stato dato durante il percorso da Lampedusa a Bolzano.
Un altro giovane sudanese, continua ancora Defant, «è stato derubato di tutto e, per tutto l’ultimo periodo libico, non aveva altro che i vestiti che indossava».
I ragazzi etiopi ed eritrei sono partiti con pochissime cose. Non tanto per facilitare il viaggio ma perché da portare con sé non avevano praticamente nulla.
Così, in Libia, si sono presentati all’imbarco senza niente, con i soli vestiti che avevano addosso.
L'OBIETTIVO? LA TRANQUILLITÀ. Qualcuno aveva con sé «giusto qualche cambio di biancheria e un po’ di cibo», dice il volontario. «Ma a tutti restano solo i ricordi e il desiderio di trovare un po’ di pace e tranquillità».
Già la 'banale' tranquillità. «Di potersi fermare, guardarsi attorno senza sentire la paura, appoggiare il sacchetto o lo zainetto a terra senza timore e fare un sospiro. Ecco, il sollievo di un sospiro in libertà».

Correlati

Potresti esserti perso