EMERGENZA 7 Settembre Set 2015 1230 07 settembre 2015

Migranti, tutti i gesti di solidarietà degli europei

Cibo e giocattoli a Monaco. Auto dall'Austria all'Ungheria per dare un passaggio. Case aperte. Così la società civile accoglie i rifugiati. E precede la politica. Foto.

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Con il cuore oltre le frontiere, le differenze e le paure.
Dove non riesce ad arrivare la politica, possono osare i cittadini.
Il grande flusso di migranti che nel settembre del 2015 ha riempito l'Europa, partendo da Budapest per arrivare in Germania, ha mostrato la forza della società civile e tutti i limiti di chi governa l'Unione europea.
POLIZIA IN DIFFICOLTÀ. Mentre a Bruxelles si discute di quote obbligatorie e 120 mila persone da redistribuire, tra Monaco, Vienna e l'Ungheria si è assistito a un'ondata di calore umano tale da mettere in difficoltà le forze dell'ordine, che spesso sono dovute intervenire per disperdere una folla accorsa a portare aiuti e affetto ai nuovi arrivati (foto).

  • L'accoglienza ai rifugiati alla stazione di Monaco di Baviera.

Le immagini della stazione di Monaco hanno fatto il giro del mondo.
Centinaia di tedeschi in fila a salutare e applaudire i migranti appena scesi dai treni.
Dolci, acqua, giocattoli per i bambini da una parte. Sorrisi e grazie dall'altra.
Lacrime di commozione su entrambi i lati.
CARTELLI DI BENVENUTO. «Welcome» la parola più letta sugli striscioni disegnati a mano da chi ha voluto far sentire il suo appoggio ai nuovi arrivati.
Gli occhi luccicanti di un bambino dai riccioli biondi, che arrivando in braccio alla mamma riceve da uno steward un cane di peluche, fanno da contraltare alla foto di Aylan, il bimbo curdo trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia.
Per porsi il problema dell'inserimento in società c'è tempo, ora è il tempo dell'accoglienza.
PASSAGGIO IN AUTO DA VIENNA. Da Vienna sono partite 140 auto dirette verso il confine con l'Ungheria, per raccogliere i migranti ancora in marcia.
Per farlo hanno sfidato Viktor Orban, il premier ungherese che ha minacciato arresti per tratta di esseri umani contro chi fosse arrivato nel suo Paese con lo scopo di mettersi in macchina gli aspiranti rifugiati.
Persino dall'Italia c'è chi si è messo in viaggio con la stessa missione da compiere.
UNGHERESI IN STRADA AD AIUTARE. E sulla strada non sono mancati gli ungheresi, con viveri, acqua e altri aiuti a chi era impegnato nella lunga marcia.
Era stato così anche a Keleti, dove il calore dei cittadini volontari aveva squarciato la rigidità di Orban, perché nessun muro di filo spinato può fermare uno tsunami di solidarietà.

Merkel, delle lacrime della bambina all'apertura totale

Bambini migranti guardano Tom e Jerry durante una proiezione organizzata da volontari ungheresi alla stazione di Budapest.

Nel giro di pochi giorni molto è cambiato.
La chiusura totale del governo austriaco si è fatta apertura, le titubanze di quello tedesco sono svanite.
Il 16 luglio, una fin troppo realista Angela Merkel faceva piangere una bambina palestinese dicendole che «la Germania non può ospitare tutti». Meno di due mesi dopo è apertura totale ai rifugiati.
GIÀ 13 MILA ARRIVI. Ne sono arrivati 13 mila tra sabato 5 e domenica 6 settembre alla stazione di Monaco di Baviera.
L'opposizione di destra comincia a protestare, ma la gente era lì ad accoglierli.
Anche l'incrollabile rigidità del premier britannico David Cameron si è piegata leggermente sotto i colpi sferrati dall'Independent, che sta conducendo una battaglia mediatica contro le politiche anti-immigrazione di Downing Street.
UNA PETIZIONE ONLINE. Prima la pubblicazione della foto di Aylan, poi una petizione su Change.org per chiedere che il Paese accetti in maniera responsabile la sua giusta quota di rifugiati.
E a chi sostiene non ci sia spazio per ospitarli tutti, ha mostrato un conto delle camere da letto disponibili tra le residenze ufficiali delle più alte cariche dello Stato: 250 in tutto, divise tra il numero 10 di Downing Street (abitazione del premier), l'11 (casa del cancelliere), Chequers (la casa di campagna del primo ministro), Chevening e il numero 1 di Carlton Gardens (residenze del ministro degli Esteri), Dorneywood (domicilio di campagna destinato a un membro anziano del governo scelto dal primo ministro, attualmente utilizzata dal cancelliere George Osborne), la casa dello speaker della camera dei Comuni e quella dello speaker della camera dei Lord, l'Admiralty House (appartamenti riservati a diversi ministri) e Hillsbourough Castle (residenza ufficiale del segretario di Stato dell'Irlanda del Nord).

Il premier finlandese offre la sua casa

L'arrivo dei rifugiati alla stazione di Monaco.

Impossibile vedere un politico che fa entrare in casa sua dei profughi? No.
In Finlandia, per esempio, il premier Juha Sipila ha offerto l'abitazione nel centro del Paese che non utilizza più da quando si è trasferito a Helsinki.
In Gran Bretagna un gesto simile l'ha fatto il laburista Andy Burnham.
LA CHIESA: 108 MILA POSTI. In Islanda, 10 mila cittadini hanno aperto le loro porte ai profughi siriani.
In Italia papa Francesco ha chiesto alle diocesi di farsi carico dell'emergenza: due famiglie troveranno ospitalità in Vaticano, altre 108 mila persone, secondo le stime di monsignor Angelo Bagnasco, nel resto delle parrocchie sul territorio nazionale.
LA SOCIETÀ CIVILE PRECEDE LA POLITICA. Nell'emergenza, la solidarietà è tornata a farla da padrone, e anche i governi nazionali si sono dovuti adattare.
Se a Londra, Berlino e Vienna hanno deciso (chi più chi meno) di aprire le frontiere, è soprattutto perché a chiederlo è stata la gente.
Un messaggio che dovrebbe arrivare dritto a Bruxelles, dove in tanti ancora storcono il naso al solo sentir parlare di quote obbligatorie.

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