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INTERVISTA 8 Settembre Set 2015 1428 08 settembre 2015

Sgarbi: «Il bimbo? Mi ha scosso di più Palmira distrutta»

L'iconografia del migrante. Che sveglia la politica. «Aylan sulla sabbia sembrava la Santa Cecilia del Maderno», dice Sgarbi. «Ma l'Isis con la cultura fa peggio».

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Migranti di serie A e migranti di serie B.
Da una parte ci sono le famiglie siriane accolte in Germania quasi come eroine.
Con i bimbi avvolti nella bandiera europea, i padri fotografati mentre fanno il segno di vittoria tra i volontari che applaudono.
Dall'altra i disperati nigeriani o ghanesi ammassati sui barconi.
Che partono e muoiono da numeri nel Mediterraneo. O che, se sono fortunati, riescono a sbarcare a Lampedusa e nel Sud Italia.
SPERANZA VS DISPERAZIONE. Da una parte ci sono persone formate, magari benestanti, che vogliono costruirsi una nuova vita.
Dall'altra ragazzi di colore, spesso senza istruzione.
Con un unico obiettivo in testa: lasciare l'Italia il prima possibile.
L'ICONOGRAFIA DEL MIGRANTE. Due migrazioni diverse. E percepite diversamente, anche per via dell'iconografia che le caratterizza.
«Il fatto», spiega a Lettera43.it Vittorio Sgarbi, critico e storico dell'arte, «è che l'Italia non è un Paese per migranti».
E Matteo Salvini, questa volta, non c'entra niente.

Vittorio Sgarbi.

DOMANDA. In che senso?
RISPOSTA. Il nostro è ed è stato un Paese 'di' migranti. Chi arriva da noi non intende certo restarci.
D. La stragrande maggioranza dei profughi vogliono arrivare in Nord Europa o in Germania...
R. Esatto. Per questo gli africani che sbarcano in Sicilia sono e restano migranti. Mentre i siriani arrivano in Germania per restarci. Un po' come chi partiva dall'Italia con la valigia di cartone.
D. Siamo solo un ponte, un passaggio?
R. Sì. Si portano dietro il loro essere migranti. Sia chiaro: chi arriva qui non sta compiendo un grand Tour al contrario.
D. Cioè?
R. Un tempo tedeschi e nordeuropei visitavano l'Italia per la sua bellezza. Ora invece...
D. Ora?
R. I disperati che arrivano sui barconi non sono certo qui per lo stesso motivo o perché credono di trovare un Eldorado. Anzi, se ne vogliono andare il prima possibile.
D. Ma spesso sono costretti a restarci.
R. È così. Il loro viaggio poi non è della speranza, ma della disperazione. Spesso arrivano morti.
D. L'Italia in passato è mai stata una Terra promessa?
R. È stata vista così solo dagli albanesi, qualche decennio fa. E solo perché guardavano la televisione italiana.
D. Poi si è visto com'è andata...
R. È andata che per decenni il termine albanese è stato sinonimo di delinquente.
D. L'iconografia pare abbia influito sulla politica. Lo si è capito con la foto choc del piccolo Aylan. Cosa ne pensa?
R. In quel caso l'iconografia ha funzionato alla lettera. Quel bambino, adagiato sulla sabbia, sembrava che dormisse. Esattamente come la Santa Cecilia del Maderno, espressione del Barocco italiano.

Santa Cecilia, Stefano Maderno, 1599 (Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, Roma).

D. Perché quella foto è riuscita a scuotere le coscienze più delle tante immagini dei bimbi morti affogati nel Mediterraneo?
R. Il bimbo della spiaggia di Bodrum sembra che dorma. Il suo corpo è composto e quindi 'accettabile'. Dal punto di vista iconografico funziona. E non è tutto.
D. Cos'altro?
R. Il piccolo era curdo, un migrante 'aristocratico'. Ben diverso dai poveracci, anche bambini, che partono dall'Africa sui barconi.
D. Crede che questa immagine abbia contribuito veramente a cambiare le politiche sull'immigrazione di Paesi come Regno Unito e Germania?
R. Non so se la foto sia stata o meno risolutiva. Può darsi che sia stata un elemento concorrente. Del resto la misura ormai era colma. A me però hanno colpito altre immagini.
D. Quali?
R. Foto non iconografiche. Come quella dei ragazzi inginocchiati a Palmira con alle loro spalle coglioni, loro coetanei, pronti a ucciderli. Oppure la distruzione dei templi.
D. L'hanno scossa più del bimbo morto?
R. La morte di un bambino, purtroppo, è qualcosa che - in determinate circostanze soprattutto - non si può escludere. Per quanto orribile ogni giorno muoiono dei piccoli. Distruggere un tempio o una costruzione invece...
D. Sta dicendo che è peggio?
R. Dico che è un segnale di non ritorno.
D. Anche i templi e gli edifici cadono ogni giorno...
R. Ho assistito a tanti edifici danneggiati a causa di un terremoto. Ben diverso è vederli distrutti dall'uomo spinto da non si capisce bene quali motivi. È un'assurdità logica, totalmente fuori dalla grazia di dio. Sono fotografie che hanno scatenato in me reazioni oltre l'immaginabile.

Twitter @franzic76

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