MEDIO ORIENTE 9 Settembre Set 2015 1200 09 settembre 2015

Siria, un Paese distrutto da quattro anni di guerra

Conflitto esploso nel 2011. Oltre 250 mila morti. Il regime di Assad e il fattore Isis. Bilancio di un'emergenza umanitaria. Che ha creato la crisi dei profughi in Ue.

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Siria: un ragazzo ritrova la sorella sotto le macerie della loro casa durante la guerra civile.

Fino all’esplosione della crisi dei rifugiati che ha scosso le coscienze dell’Europa, il dramma siriano è stato per quattro anni una delle tante guerre dimenticate in cui la crudeltà e la violenza sembravano essere direttamente proporzionali all’indifferenza del mondo.
Il conflitto è entrato nel suo quinto anno con un bilancio spaventoso: 250 mila morti di cui più della metà civili, 2 milioni di feriti.
POPOLAZIONE DIMEZZATA. La popolazione prima della guerra era di circa 23 milioni, oggi oltre la metà di questi ha dovuto lasciare le proprie case creando la più grande emergenza umanitaria del XXI secolo.
I rifugiati sono 10 milioni di cui 4 milioni in Paesi esteri.
SANITÀ IN FRANTUMI. Il sistema sanitario, un tempo fiore all’occhiello del Paese, è in rovina.
Metà degli ospedali è stata colpita, un terzo ha cessato di funzionare. Alla fine del 2013 si calcolava che più 15 mila dottori erano fuggiti all’estero.
I disordini in Siria iniziarono nel marzo del 2011 nel cuore della stagione delle Primavere arabe come manifestazioni contro il presidente Bashar al Assad e il suo governo corrotto e dittatoriale.
REPRESSIONE BRUTALE. Le proteste divennero subito violente con assalti alle sedi del partito di governo Ba'ath e uccisioni di poliziotti.
La repressione fu brutale. A maggio si contavano già circa mille civili e 150 militari morti.
All’inizio dell’estate aveva di fatto inizio la guerra civile con la costituzione di milizie come il Free Syrian Army, composto di ex militari dell’esercito regolare, e la successiva nascita della Coalizione nazionale Siriana con sede a Doha.
Il conflitto non fece che accrescere la propria violenza.
IN UN ANNO 9 MILA MORTI. A un anno dallo scoppio delle proteste, le Nazioni unite calcolavano già 9 mila morti nei combattimenti.
La soglia dei 100 mila morti è stata superata nel luglio 2013.

Il campo: l'Isis nel centro del Paese e l'insurrezione curda a Nord

Una macchina degli osservatori dell'Onu in Siria.

Oggi la situazione sul campo non potrebbe essere più complicata.
L’Isis - Stato islamico dell'Iraq e del Levante, nato come emanazione di al Qaeda in Iraq e alimentato dai foreign fighter da tutto il mondo - ha guadagnato territori nella parte centrale della Siria, un corridoio che si estende dall’Iraq.
Nel Nord-Ovest del Paese altri gruppi di estremisti islamici, tra cui il fronte qaedista al-Nusra, hanno conquistato spazio occupando la capitale provinciale di Idlib.
ANTI-ASSAD NEL SUD. I gruppi militari di opposizione che diedero inizio alla guerra contro Assad e combatterono con il vessillo del Free Syrian Army sono asserragliati nelle città del Sud dove hanno il controllo di Quneitra e Deraa.
Il Fronte islamico, forte di milizie salafite come Ahrar ash-Sham, è attivo nel Nord-Ovest del Paese e in diversi grossi centri.
Al Nord, dove sorge Kobane - una delle città simbolo del conflitto -, i curdi hanno organizzato una insurrezione armata contro l’avanzata dell’Isis che controllava l’area fino a gennaio 2015.
Le milizie delle Unità curde di Difesa del Popolo hanno riconquistato a giugno anche la città di Tal Abyad.
IL REGIME A DAMASCO. Il regime di Assad e le truppe regolari dell’Esercito arabo siriano (nutrito da truppe di leva) tiene Damasco, ma è sempre più debole, impoverito di uomini e di risorse.
A inizio settembre nella contesa sono entrati anche i Drusi. Un attentato dinamitardo ha ucciso il leader religioso Wahid Balous nella città meridionale di Sweida, in un’area che fino a ora era ai margini dei massacri.
L’attacco ha scatenato la rabbia e la reazione violenta dei Drusi contro Assad, anche se il regime ha accusato e arrestato per l’episodio alcuni terroristi di Al Nusra.

Gli appoggi esterni: l'ultima a voler intervenire è la Francia

Profughi siriani in fuga dal Paese in guerra.

Ogni attore di questo conflitto ha un appoggio dall’estero.
Assad può contare sull’aiuto dell’Iran (che finanzia e arma forze paramilitari sciite) e dei libanesi di Hezbollah.
COINVOLGIMENTO RUSSO. Nelle ultime settimane però il governo ufficiale ha ottenuto un crescente sostegno dalla Russia che ha iniziato a mandare uomini e armi.
Alcuni militari siriani interpellati da Al Arabya hanno confermato il crescente coinvolgimento russo nel conflitto: «I nostri legami sono sempre stati forti», ha affermato una fonte del canale arabo, «ma in questi giorni c’è stato un deciso salto di qualità».
RAID AEREI AMERICANI. Gli americani e i britannici sono intervenuti con raid aerei e con attacchi di droni contro i terroristi dell’Isis, operazioni che hanno aiutato le milizie curde nella loro lotta per Kobane.
L’Arabia Saudita e il Qatar appoggiano le milizie ribelli del Free Syrian Army la cui organizzazione è stata in parte creata con l’appoggio della Turchia.
INCURSIONI ISRAELIANE. Il Fronte islamico ha avuto appoggio dalla Turchia e dal Qatar e ci sono stati anche contatti diplomatici con gli Stati Uniti.
La Francia ha dichiarato guerra all’Isis e ha annunciato l'inizio delle operazioni aeree nelle aree occupate dal Califfato.
Israele ha compiuto nel 2013 alcuni attacchi aerei (mai confermati ufficialmente) sulle milizie Hezbollah e iraniane.

Le città come campi di battaglia: Aleppo è un cumulo di macerie

Homs è la terza città della Siria: è stata definita la Capitale della rivoluzione.

Le maggiori città sono dei campi di battaglia.
La capitale è in mano ancora ad Assad che è riuscito a tenerne il controllo con quella che è stata definita la battaglia di Damasco, svoltasi nell’estate del 2012.
L’opposizione militare arrivò in quell’occasione ad attaccare l’aeroporto e i quartieri centrali.
Vennero uccisi il ministro della difesa Dawoud Rajiha e alcune figure di vertice dell’esercito.
Sembrò la svolta definitiva, ma i ribelli non riuscirono a consolidare le posizioni anche per l’opposizione di parte della popolazione e il regime riuscì a lanciare una feroce controffensiva che ristabilì il controllo sui quartieri centrali della città.
I quartieri che avevano appoggiato i ribelli vennero rasi al suolo.
HOMS È TORNATA DEL GOVERNO. Homs, un tempo la terza città del Paese, è stata battezzata 'la capitale della rivoluzione' perché fu il cuore delle proteste del 2011.
Conquistata dai ribelli è stata poi rioccupata dalle truppe governative.
Ma la guerra per la città non si ferma e la zona a Est del centro è un fronte in cui si confrontano esercito, Isis e milizie d’opposizione.
Aleppo è un cumulo di macerie. Il 60% del centro storico, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è andato distrutto.
La città è ancora un campo di battaglia in cui i quartieri sono suddivisi tra regolari, ribelli e jihadisti.

KOBANE LIBERATA DALL'ISIS. Kobane ha scacciato le milizie del Califfo nel gennaio del 2015 dopo mesi di durissimi combattimenti, ma lo Stato islamico continua a colpire con attacchi terroristici e offensive al confine con la Turchia. Nuovi fronti si aprono ogni giorno.
La città costiera di Latakia (Laodice), roccaforte di Assad, in passato oggetto di colpi di mortaio e lanci di razzi, è stata oggetto il 2 settembre di un grave attentato da parte del fronte al-Nusra. Segno che i miliziani stanno guadagnando supporto all’interno della città.
OLTRE 100 MORTI AL GIORNO. I bollettini giornalieri del conflitto sono una lista interminabile di attacchi, contrattacchi ed esecuzioni in una carneficina di tutti contro tutti che lascia sul terreno più di 100 vittime ogni giorno.
Il 7 settembre una colossale tempesta di sabbia ha coinvolto una larga parte del Paese oscurando interi centri abitati. L’aviazione dell’esercito siriano ha dovuto sospendere gli attacchi aerei.
Solo le nuvole di polvere del deserto sono in grado di fermare per qualche ora il bagno di sangue.

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