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ALBUM 11 Settembre Set 2015 1930 11 settembre 2015

Migranti, le foto più significative dell'esodo

Aylan il simbolo. Petra la cattiva. Dolore, lacrime, disperazione. E solidarietà. L'emergenza profughi raccontata per immagini. Da Bodrum fino a Budapest.

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Centinaia di migliaia di persone.
In marcia lungo le autostrade, nascosti nei tir o stipati nello stomaco di un barcone senza via d'uscita.
L'esodo dei migranti, una delle più grosse sfide dell'Europa dal secondo Dopoguerra, può essere raccontato per immagini.
POTENZA DELL'ICONOGRAFIA. Foto simbolo che sono riuscite a scuotere le coscienze (ipotrofiche) del mondo occidentale più delle analisi, delle cronache di guerra, dei numeri.
Lo testimonia lo scatto del corpicino di Aylan, il bimbo curdo di tre anni recuperato sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, diventato un meme sui social.
Ma in grado di influire persino sulle politiche dei capi di Stato.
AYLAN, REEM, KINAN: L'ESODO DEI BIMBI. Aylan come Reem, la 14enne palestinese che scoppiò in lacrime davanti ad Angela Merkel.
Come Kinan Masalmeh, il bambino siriano bloccato alla stazione di Budapest che ha sbattuto la verità in faccia a chi protestava contro la presenza dei migranti: «La polizia non ama i siriani in Serbia, in Macedonia, in Ungheria o in Grecia. Fermate la guerra e non verremo in Europa».
O Majid, papà iracheno, immortalato in lacrime con la sua piccola sulle coste greche e poi finalmente sorridente a Berlino.
PETRA E I SIMBOLI NEGATIVI. Nomi, persone, storie oltre ai numeri. Ma le foto raccontano anche di violenze e atti di xenofobia.
Simboli negativi: come Petra Laszlo, la fotoreporter ungherese che ha preso a calci i profughi in fuga. O come il cittadino danese ripreso mentre sputava sui migranti.
Video che hanno scatenato l'indignazione e la rabbia. Anche in Italia. Dove però i migranti sono stati accolti, e forse ce lo siamo scordati, con saluti romani, bottigliate e presidi.
Le scene di luglio a Casale San Nicola, nella periferia romana, parlano da sole.

Migranti trattati come animali: se questo è un uomo

Soffocati in un tir abbandonato su un'autostrada o affogati in una stiva alla stregua di merce.
O ammassati in un recinto, con la polizia a lanciare loro pane in una gabbia come fossero animali.
L'esodo è stato anche questo: persone, famiglie, bambini a cui vengono negati diritti e perfino la dignità.

La polizia ungherese lancia i panini ai migranti nel campo di Roszke.

Il tir abbandonato su un'autostrada austriaca: al suo interno 71 cadaveri.

Immagini che ricordano quelle dei migranti aggrappati alle gabbie per i tonni per salvarsi da un naufragio.
Era il 2013, a Sud di Malta. Morirono in sette.

Migranti aggrappati alle reti per tonni nel mare davanti a Malta (2013).


Anche da Ventimiglia sono arrivati scatti di disperazione.
I migranti africani appollaiati sugli scogli, come granchi, avvolti nei teli argentati hanno fatto il giro del mondo.
Scatenando polemiche sul blocco francese delle frontiere.

Migranti a Ventimiglia.


Per non parlare dei «fantasmi» bloccati alla stazione Centrale di Milano a giugno.
Bambini, donne e uomini ammassati a terra in attesa di prendere un treno per la Germania, tra gli sguardi increduli dei passeggeri.

Profughi in Centrale a Milano.

E la chiamano accoglienza: bottigliate, calci, sputi e saluto romano

Ha fatto lo sgambetto a un padre che correva con il figlio in braccio e preso a calci i migranti.
La fotoreporter ungherese Petra Laszlo è diventata sicuramente il nemico pubblico numero uno in Rete.
E quel suo «Non sono razzista, avevo solo paura» ha solo peggiorato le cose.

Petra Laszlo mentre fa lo sgambetto a un papà che fugge con il figlio.  

Il bimbo in lacrime dopo la caduta.

In Danimarca - Paese che ha tra rifiutato il piano di ricollocamento europeo - un uomo invece ha sputato contro i richiedenti asilo.
E anche in questo caso la foto è diventata virale.

Un danese sputa contro i profughi.

Anche in Italia non abbiamo fatto di meglio. Anzi.
A luglio Casapound organizzò un presidio contro l'arrivo dei migranti a Casale San Nicola, nella periferia romana.
In quell'occasione gli abitanti accolsero i pullman con saluti romani, bottigliate e insulti.


In Germania le cose sono andate diversamente.
Un 57enne sassone nell'atto di fare il saluto nazista davanti ai migranti è stato bloccato dalla polizia.
Anche questo è spread.

L'intervento della polizia a Freital, città della Sassonia.

La violenza delle forze dell'ordine

Gas lacrimogeni, manganellate, spintoni. Così la polizia ungherese cerca di fermare i migranti che cercavano in ogni modo di raggiungere l'Austria e quindi il Nord Europa.
Ma gli stessi modi sono stati usati dalla polizia francese a Calais e da quella italiana a Ventimiglia.

Uno sgombero a Ventimiglia.

La Gendarmerie spintona migranti a Calais.

Grecia: migranti e turisti

Non solo centro Europa. Anche le isole greche sono da mesi sotto pressione. Prima Kos, dove almeno 1.200 migranti sono stati rinchiusi in uno stadio, poi Lesbo ormai al collasso.

Una famiglia si riunisce a Lesbo.

Una turista a Kos.


L'immagine dello stadio di Kos richiama alla memoria un altro stadio: quello della Vittoria a Bari.
Era il 1991 e vi furono rinchiusi migliaia di albanesi giunti sulla Vlora.
Ecco i due scatti a confronto.

Stadio di Kos, 2015.  

Stadio della Vittoria, Bari 1991.

La solidarietà: abbracci e aiuti

Ma l'iconografia dell'esodo è costellata pure di scatti che mostrano la solidarietà dei cittadini europei, poliziotti compresi, nei confronti dei migranti.
Dai salvataggi in spiaggia fino agli striscioni negli stadi, ecco le reazioni degli europei.

Un soldato tedesco e un bimbo siriano a Monaco.

Antonis Deligiorgis, un militare greco, aiuta i profughi naugrafati a Rodi.

Un bimbo tedesco aspetta l'arrivo dei profughi a Monaco con alcuni giochi da regalare.

Striscione di benvenuto nella curva dei tifosi del Borussia Dortmund.

Sandra Tsiligeridu, una modella greca, tornando da una gita in motoscafo ha tratto in salvo Mohamed, da 13 ore in balia delle onde. «Tutti si sarebbero comportati nello stesso modo al mio posto», ha dichiarato la donna.


Nella narrazione dell'ondata migratoria esistono tante storie a lieto fine.
Due su tutte: quella di Majid, papà iracheno, arrivato sano e salvo in Germania e quella di Abdul, il profugo che vendeva penne per le strade di Beirut aiutato da un crowdfunding grazie al quale sono stati raccolti 80 mila euro.

  • Majid in Grecia a inizio agosto e a Berlino con la figlia.

La catena di solidarietà per Abdul lanciata da una Ong di Oslo.

I viaggi della speranza: in marcia, in nave, sui tir. E nei trolley

Ogni modo e ogni occasione sono buoni per arrivare in Europa.
Sui treni, ammassati per terra. Sui barconi sfidando il mare e la sorte. Ma anche nascosti sotto i tir. O nei cruscotti delle auto.

L'immagine simbolo di Calais, dove centinaia di migranti si nascondono sui tir (o sotto) per arrivare nel Regno Unito.

Un bimbo di otto anni nascosto in un bagaglio a mano. Bloccato alla dogana di Ceuta.

Tre ragazzi della Guinea e del Burkina Faso sono stati scoperti dalla Guardia civil di Melilla nascosti nel cruscotto e sotto il sedile posteriore di un'auto. 

Migranti stipati nei treni che dall'Ungheria arrivano in Austria.

Da Budapest a Vienna in autostrada: a piedi.

Migranti che cercano di superareuna barriera di filo spinato in Ungheria.

  • Profughi in Ungheria.

L'esodo dei bambini: Aylan, Reem e gli altri

Come sempre, i bambini sono i protagonisti e i simboli di molti scatti.
A partire da Aylan, affogato nell'Egeo e ritrovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia.
Con lui hanno perso la vita il fratellino di cinque anni e la madre.
Mentre il padre, sul quale si stanno addensando le accuse di essere lo scafista della nave naufragata, è tornato a Kobane, città curdo siriana per seppellire la famiglia.
NATI SPERANZA E RIFUGIO. Ma non c'è solo morte. Nella quotidianità di questa emergenza c'è anche la vita. Due bimbe siriane sono nate a pochi giorni di distanza nella stazione di Budapest.
I loro nomi? Speranza e Rifugio.
Mentre a Reggio Calabria è venuto alla luce un piccolo nigeriano da due adolescenti.
La mamma era stata rapita in Libia e il padre, 18enne, aveva lavorato mesi per riscattarla. Ora, finalmente al sicuro, sono pronti a tornare a scuola.
PALESTINESE IN LACRIME. E poi c'è Reem, la 14enne palestinese che scoppiò in lacrime davanti a una gelida Angela Merkel che non lesinò una buona dose di Realpolitik all'adolescente.
«Perché non possiamo restare?», chiese alla cancelliera. «Perché non possiamo opitare tutti», fu la risposta.
Poche settimane dopo, Merkel si era trasformata nell'angelo dei rifugiati, pronta a calpestare il trattato di Dublino.
E a farsi selfie a Berlino con i richiedenti asilo.
Infine c'è Kinan, ragazzino siriano, che davanti alle proteste a Budapest contro l'arrivo della sua gente ha risposto con la verità: «Fermate la guerra in Siria e noi resteremo là». Uno schiaffo, questo sì, a statisti e capi di Stato.

Aylan e il fratellino.

Reem in lacrime con Angela Merkel.

Kinan ai microfoni di Al Jazeera a Budapest.

Una piccola siriana offre un biscotto a un soldato ungherese.

La piccola nata nella stazione di Budapest. Il suo nome è Speranza.

Quelle foto che fanno paura

Donne e bambini ammassati su treni fermi alle stazioni ceche, il filo spinato intorno ai campi di 'accoglienza' in Ungheria, i numeri identificativi marchiati sulle braccia.
Immagini che richiamano quelle terribili della deportazione nei lager.
Un accostamento, va detto, solo iconografico. Ma che non può non colpire.
«Tra quello che io guardo oggi in televisione e quello che io ho vissuto e subito più di 70 anni fa», ha raccontato in un intervento al Senato Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz.
«Vedo, pur con tutte le differenze del caso, dei punti in comune. E questi sono l'indifferenza della maggioranza e l'incapacità delle istituzioni di tutelare il più debole».

A sinistra i migranti inelle stazioni ceche. A destra il primo treno per Auschwitz partito da Roma.

A sinistra, migranti nel campo ungherese di Roszke. A destra, deportati sopravvissuti ad Auschwitz.

A sinistra, bimbi siriani vengono numerati con un pennarello. A destra i piccoli di Auschwitz mostrano i tatuaggi di identificazione.

Twitter @Franzic76

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