CRIMINALITÀ 11 Settembre Set 2015 1436 11 settembre 2015

Napoli, i «bambini di paranza» ultima piaga di camorra

I primi furtarelli. L'addestramento sui tetti. Le scorribande armate. E gli omicidi. Nel rione Sanità monta il fenomeno dei baby boss. Troppo spesso sottovalutato.

  • ...

Nei vicoli la chiamano «la stesa».
È quando i guaglioni piombano in un quartiere sui motorini e cominciano a sparare all’impazzata in aria, contro le saracinesche dei negozi, sui muri, sui lampioni e ovunque capita.
Serve «a far pigliare paura».
Si dice «stesa» perché per la paura, appunto, tutti si stendono a terra onde evitare di fare da bersaglio.
Rione Sanità, venerdì 11 settembre 2015, ore 7.30 (che qui, viste le abitudini, corrisponde quasi all’alba).
Trecento anime non sono una folla, specie se ci sarebbe da gridare «basta alla violenza».
GLI APPLAUSI DEI GUAGLIONI. È stato un funerale giovane.
E carnale, come quelli che ogni tanto i preti sono costretti a celebrare nei rioni di paranza.
Le magliette col nome del ragazzo ucciso. Lo striscione a fondo bianco con su scritto “Genny vive” steso davanti all’altare.
I palloncini. L’omelia del parroco. «17 anni... non è giusto... adesso basta... chi sa parli».
E poi gli applausi dei guaglioni, cadenzati come allo stadio.
Le braccia tese, nel guerresco saluto.
«GENNY COI CLAN NON C'ENTRAVA». Lacrime che sciolgono il rimmel. Commozione che scompiglia le creste. La foto su Facebook. La retorica dei messaggini.
E poi via, in tre sul motorino. Senza casco, perché qui così è d’uso.
«No alla camorra!», grida padre Alex Zanotelli dal pulpito della parrocchia in piazza san Vincenzo.
«Avemmaria», rispondono i guaglioni che quel “no” da irriverenti non riescono a pronunciarlo mai.
Mai, neanche di fronte al cadavere di Genny che aveva sì un precedente per rapina, «ma adesso con i clan, le paranze e la faida in atto non c’entrava proprio niente».
«No alla camorra!», ripete padre Alex che conosce bene i suoi polli.
LO STRISCIONE SCOMPARE. «Genny nel cuore!», è la replica che chiude il discorso.
Poi la presidente della Municipalità Giuliana Di Sarno ha la pessima idea di chiedere aiuto ai guaglioni per issare lo striscione preparato in ricordo di Genny, «che la camorra ha ucciso».
Detto e fatto, lo striscione irriverente scompare in un baleno. E non spunta più fuori.
Chi lo ha rubato? E perché? Genny vive. Ma quando mai, Genny è morto e sepolto. Come gli altri.

Quelle vite spezzate a colpi di pistola

La scritta 'Genny vive' esposta in occasione dei funerali del ragazzo.

È stato un funerale così, commosso e ambiguo come era già stato quello di Davide Bifolco, 16 anni, ucciso per sbaglio un anno fa al rione Traiano mentre fuggiva da un posto di blocco dei carabinieri.
O simile a quello di Ciro Esposito, il giovane tifoso ammazzato a Roma il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia.
O come tanti altri: cerimonie accorate, ma sempre col piede “che rimane in due staffe”.
No alla camorra? Uffa, parliamo d’altro.
Il dramma è che nella bara - tra cori, omelie e cupe ambiguità - si ritrovano sempre di più giovanissime vite spezzate a colpi di pistola per mano di coetanei.
ESERCITO DI CRIMINALI. Li chiamano «i bambini di paranza».
Come se davvero fosse composto da adolescenti un po’ birichini l’esercito di criminali minorenni che sta terrorizzando Napoli con le scorribande armate, i colpi di pistola sparati fra i tavolini dei bar (è accaduto nella frequentatissima piazza Bellini), le sassate contro i bus di linea.
E ancora le crudeltà gratuite, gli omicidi dimostrativi come quello di Luigi Galletta, 21 anni, il meccanico fatto fuori il 2 agosto perché pretendeva di non schierarsi nella guerra in atto.
UNA REAZIONE INADEGUATA. La verità, secondo gli osservatori più attenti, è che «Napoli è sotto dominazione straniera», violata e sotto scacco da un gruppo di uomini che è riuscito a imporre su larghe fette di territorio le proprie regole, le proprie leggi, il proprio stile di vita.
A Napoli c’è chi si chiede: «Se invece della camorra fosse un Paese straniero ad aver occupato Napoli, ci sarebbe o no la reazione (anche militare) dello Stato italiano? E perché, invece, ci si limita a spedire in città una cinquantina di uomini in divisa che non spostano di un centimetro i rapporti di forza tra chi è per la legge e i fuorilegge armati fino ai denti?».

Dai furtarelli allo spaccio: piccoli camorristi crescono

Uno scorcio del rione Sanità, a Napoli.

Hanno tra i 16 e i 24 anni, vengono addestrati al Verbo criminale fin da piccolissimi, con il consenso (spesso) delle famiglie e anche senza.
Per chi nasce a Forcella o al rione Sanità o ai Tribunali il dopo-scuola vuol dire fare i compiti a casa del compagno di banco, che spesso è il figlioletto del boss o dell’affiliato che conta.
Poi, ecco i primi furtarelli, lo spaccio, il mestiere di vedetta nelle piazze di droga.
Muschillo, lo chiamano. Perché svolazza qua e là carico di cocaina. E si intrufola alle feste dei coetanei per tirar fuori il coltello.
SPIETATI COME KILLER A 14 ANNI. “Berretto rosso”, per esempio, ha 14 anni e mezzo: dicono che sia spietato come un killer in carriera.
Un altro, raccontano, ha commesso il primo furto a quattro anni.
Il nonno, quando lo ha saputo, si è commosso. Una sniffata e via, dalla parte dei boss.
Non a caso, all’origine della faida nel centro antico di Napoli (ma anche al rione Traiano e a Soccavo e nella periferia est) c’è il controllo del mercato di sostanze stupefacenti, oltre al monopolio sugli enormi introiti derivanti dalla estorsioni ai danni degli ambulanti e dei commercianti.
LA RETORICA DI DE MAGISTRIS. Napoli sbanda. Non capisce e affanna.
All’allarme dello scrittore Roberto Saviano, il sindaco Luigi de Magistris ha finora preferito rispondere con la retorica ricordando che «Napoli non è dei bambini di paranza, ma è la città dei giovani che portano ricchezza, gioia, forza».
In realtà perfino tra i napoletani per bene quando accade un omicidio la colpa è affibbiata sempre «allo Stato che manca, alle scuole che sono poche, agli asili chiusi».
«E mai», ha rilevato lo scrittore Antonio Menna, «alla gente, anche quella che non delinque ma tollera il quotidiano scempio di civiltà».

Corsi di addestramento sui tetti delle abitazioni

Gennaro Cesarano è stato ucciso a colpi di pistola nelle strade del rione Sanità.

Comunque sia, l’atmosfera di una sorta di “occupazione militare” di larghe fette di territorio da parte di “forze straniere” si respira appieno nei vicoli.
In molti suscita rabbia la convinzione che - per quanto organizzati e ben armati siano - i minorenni delle paranze non costituiscano di certo una forza criminale invincibile.
E che basterebbe uno Stato un po’ più organizzato e attento per ridurre in lacrime i guappetti di terza generazione che, una volta arrestati, hanno già dato prova di sorprendente fragilità psicologica e di lacrimuccia assai facile.
LA PROVA DEL GIUBBOTTO ANTI-PROIETTILI. Commenta un educatore: «Loro, i bambini di paranza, si sentono grandi solo dopo aver superato la prova del giubbotto anti-proiettili e dopo aver completato i corsi di addestramento che si svolgono regolarmente sui tetti delle abitazioni dove ci si esercita a sparare alle antenne paraboliche della tivù satellitare. Il gruppo li rassicura. E li gratifica su Facebook, specie dopo qualche bravata di cui raccontare fieri».
DI SERA TUTTI IN DISCOTECA. Di sera, poi, tutti in discoteca “a fare i tavoli”: il sito retenews24 ha pubblicato il racconto di un cameriere che vive in prima persona le nottate di baldoria che i guaglioni consumano in gruppo nei locali più alla moda della costiera domiziana tra Napoli e Caserta, tra gare fra le bande per sancire chi beve più champagne alle mance da 10 mila euro gettate in faccia per sfregio o per dire grazie della cocaina procurata.
Una regalia speciale è prevista se la bottiglia di champagne arriva prima al tavolo del clan X invece che a quello Y.
Questioni di supremazia, in nome della quale non è raro che nelle discoteche esplodano risse e battaglie tra i clan con fuggi fuggi generale.

La rivalità tra bande si sposta al San Paolo

La curva del Napoli allo stadio San Paolo.

Le ricadute della faida tra le bande dei “bambini” si riscontrano anche allo stadio San Paolo, dove durante la partita di calcio contro la Sampdoria si è scatenata una mega-rissa in curva A tra i diversi tifosi ultrà del Napoli.
Divergenze sportive? Macché, succede che esponenti di bande criminali avverse del rione Sanità o di Forcella si ritrovino fianco a fianco sugli spalti.
E che la convivenza, in questi giorni di guerra, sia impensabile.
L'IMPOTENZA DELL'ANTIMAFIA. Lo sanno anche i componenti la commissione antimafia, che arriva per l’ennesima volta a Napoli ma non si capisce fare che cosa.
Minorenni, cocainomani, violenti e irragionevoli: eppure, chi ritiene che questi guaglioni non siano etero-diretti si sbaglia di grosso.
Gli inquirenti sono sicuri che dietro i nipotini del clan Giuliano o dietro quelli che vorrebbero essere gli eredi del clan Mazzarella si nascondano - in attesa di chi tra loro avrà la meglio - i vecchi boss mai andati in pensione.
I VECCHI BOSS STANNO A GUARDARE. Alcuni sono diventati collaboratori di giustizia, altri hanno contrattato la tregua, altri ancora giurano che di affari illeciti non vogliono più saperne.
Intanto, aspettano. Contano i morti ragazzini. Soppesano i vivi.
E osservano paterni la guerra in atto tra i guaglioni impasticcati.
Alla fine, tireranno - come al solito - le somme. E incasseranno il piatto pieno di soldi, come in ogni poker che si rispetti.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso