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DENUNCIA 11 Settembre Set 2015 1418 11 settembre 2015

Roszke, Human Rights Watch: «Migranti in condizioni spaventose»

La Ong è riuscita a documentare, con foto e testimonianze inedite, la vita nel "campo di raccolta" ungherese. Alimentazione inadeguata, mancanza d'acqua e assenza di cure mediche.

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«I detenuti di Roszke vivono in condizioni di sovraffollamento. Sono sporchi, affamati e privi di cure mediche». La denuncia è di Peter Bouckaert, esperto di crisi umanitarie di Human Rights Watch. E se in teoria le autorità ungheresi hanno l'obbligo di assicurare a migranti e richiedenti asilo «condizioni di vita umane e il rispetto dei loro diritti», in pratica la situazione nei due 'centri di raccolta' situati al confine con la Serbia è opposta, addirittura «spaventosa».
La Ong è riuscita a ottenere riprese video dall'interno del campo e a parlare con persone attualmente o precedentemente 'raccolte' a Roszke, mentre il governo di Budapest continua a negare ogni tipo di accesso a giornalisti e osservatori indipendenti.

  • Uno dei video girati all'interno del campo di Roszke ottenuti da Human Rights Watch.


STIPATI ALL'INTERNO DI RECINTI METALLICI. Le due strutture, gestite dalla polizia ungherese, sono note come Hangar 1 e Hangar 2. I video che Human Rights Watch è riuscita a procurarsi mostrano l'interno dell'Hangar 1, mentre le interviste riguardano 24 richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi, tra cui Siria e Afghanistan. I migranti vivono all'aperto, in piccoli gruppi di tende montate all'interno di recinti metallici che sembrano vere e proprie gabbie: mancano i letti e soffrono per il sovraffollamento. Le informazioni sulle norme giuridiche e sulle garanzie che dovrebbero disciplinare la loro detenzione sono scarse o del tutto assenti, mentre gli interpreti lavorano solo saltuariamente.

I migranti stipati nei recinti metallici dell'Hangar 1, nel 'centro di raccolta' di Roszke (foto Human Rights Watch).

NESSUN ACCESSO ALLE CURE MEDICHE. Molti degli intervistati da Human Rights Watch hanno detto di essere stati trattenuti nel centro di Roszke oltre il limite di 36 ore consentito dalla legge ungherese per le operazioni di registrazione alla frontiera, e hanno denunciato una completa assenza di cure mediche. Casi di infarto, choc insulinico, convulsioni, nenonati con febbre alta e vomito sarebbero stati abbandonati al loro destino. Scarso il cibo, così come l'acqua potabile, e alcuni intervistati hanno raccontato di essere stati costretti a bere l'acqua sporca usata per lavarsi.
IL RACCONTO DELLA COPPIA SIRIANA. Una giovane donna ha raccontato di aver avuto una crisi epilettica dopo essere stata in piedi per ore sotto il sole cocente in uno dei recinti del campo. Il suo racconto è stato confermato da altri testimoni e da un video ottenuto da Human Rights Watch. Elian Ahmed e suo marito Rawan Ati, entrambi siriani, hanno descritto così il campo di Roszke: «La polizia ci ha mandato in un campo che era molto sporco, come una stalla. Il campo era chiuso e le condizioni erano orribili. Abbiamo dormito per due giorni all'apaerto, sdraiati su due teli. Non ci hanno dato del latte per il nostro bambino e ci hanno trattato come schiavi, ci siamo sentiti prigionieri. Avevamo bisogno di acqua pulita per il bambino, ma la polizia ci ha detto di usare quella sporca».

  • Il video dal campo di Roszke ricevuto dagli attivisti bolognesi di Tpo e Làbas.


LE IMMAGINI MANDATE IN ITALIA. Altri video che documentano le condizioni di vita all'interno del campo di Roszke sono stati inviati in Italia agli attivisti bolognesi di Tpo e Làbas. «Sono la prova evidente di ciò che sapevamo già», hanno dichiarato gli attivisti. «Il campo è gestito dalla polizia senza l'ausilio di organizzazioni umanitarie, gli spazi sono compartimentati in modo da non far incontrare più di 30 persone come in una galera, la razione giornaliera è di mezza bottiglia d'acqua al giorno e un pezzo di pane, le condizioni igieniche sono disastrose, si dorme sopra tavole di compensato al freddo. Un vero e proprio campo di concentramento, dentro l'Unione Europea».

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