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SCUOLA 14 Settembre Set 2015 2314 14 settembre 2015

Quote stranieri in classe? Non risolvono il problema

A Brescia due classi senza italiani. Mancano programmazione e risorse.

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Circa 9 milioni di studenti sono tornati sui banchi di scuola lunedì 14 settembre.

È successo ancora, a Brescia. Due prime elementari, 17 bimbi in una, 18 nell'altra, tutti stranieri.
Alcuni arrivati in Italia da poco e con una conoscenza limitata della lingua.
La notizia riportata il 14 settembre dal Corriere della Sera è stata subito commentata dal leader della Lega Nord Matteo Salvini: «Non è buona scuola senza un tetto ai bimbi di altre nazionalità», ha dichiarato il leader del Carroccio nel salotto televisivo di Porta a Porta. Polemica annosa, dai tempi di Mariastella Gelmini.
La circolare voluta dal ministro della Pubblica istruzione di Forza Italia che prevedeva un tetto del 30% al numero di alunni stranieri per classe, però, è ancora in vigore.
LA CIRCOLARE GELMINI C'È MA È INDICATIVA. Si tratta però solo di una indicazione, come aveva spiegato nel 2010 l'avvocatura dello Stato difendendo il Miur di fronte ai ricorsi di alcune famiglie di stranieri.
La circolare Gelmini prevedeva accordi di rete tra le scuole e gli enti locali per gestire le situazioni più difficili, 'smistando' gli alunni prima dell'inizio della scuola.
E lasciava agli uffici scolastici regionali la possibilità di definire quote specifiche anche in base alle competenze linguistiche reali degli alunni.
Le regole sono rimaste le stesse, non vincolanti e non obbligatorie, per non essere discriminatorie e perché ogni situazione è una storia a sé. E coinvolge ragazzini, storie famigliari, gestione del territorio.
A settembre del 2013 il ministro Maria Chiara Carrozza sottolineava ancora la necessità di una valutazione delle competenze linguistiche, data la presenza di molti bambini stranieri nati in Italia.
E a proposito della circolare Gelmini spiegava: «Per il momento non ho intenzione di cancellarla, è un'indicazione generale che nei casi particolari, e già succede, può non essere rispettata date le oggettive condizioni socio-territoriali».
Il caso di Brescia è tra questi oppure c'è stata una certa negligenza di preside e uffici territoriali competenti? E soprattutto, le risorse per l'integrazione ci sono?
FONDI, MA SENZA CALCOLO DEI FABBISOGNI. Il nodo è questo, dato che le indicazioni sulle quote ci sono. Eppure a inizio del 2015, il sottosegretario all'Istruzione dell'esecutivo Renzi, Davide Faraone, aveva ribaltato la prospettiva, proponendo quote al contrario e cioè un tetto minimo di stranieri per ogni classe.
La proposta era stata presentata come parte della nuova riforma della Buona scuola, ma è stata rapidamente smentita dal ministro Stefania Giannini.
Niente tetti quantitativi, spiegava a fine gennaio il ministro, ma più attenzione all'insegnamento dell'italiano e all'integrazione degli 850 mila bambini stranieri presenti nella scuola italiana.
La nuova linea del Miur annunciava risorse.
Ma l'iniziativa è arrivata fuori tempo massimo per organizzare la didattica.
Il 9 settembre, il ministero ha pubblicato due bandi da 500 mila euro l'uno per progetti di potenziamento dell'italiano come seconda lingua e di accoglienza e sostegno linguistico e psicologico per i minori stranieri non accompagnati.
Le scuole hanno tempo fino al 19 ottobre per candidarsi. E mentre torna il refrain delle quote, non c'è un calcolo sul reale fabbisogno dei singoli istituti.

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