DIRITTI 18 Settembre Set 2015 1642 18 settembre 2015

Colosseo e Fori, la responsabilità del Mibact

L'incontro sindacale era autorizzato. Ma è stato gestito malissimo dal Mibact e dall'ente. Così le rivendicazioni dei lavoratori passano in secondo piano.

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Confusione ai cancelli. Turisti ammassati all'entrata. «La solita figuraccia internazionale», ha sentenziato qualcuno.
L'assemblea sindacale indetta dai lavoratori del Colosseo venerdì 18 settembre ha aperto la polemica.
Il ministro della Cultura Dario Franceschini è andato su tutte le furie. «Assemblea al Colosseo e turisti fuori in fila», ha twittato. «La misura è colma: oggi in Consiglio ministri proposta Musei come servizi pubblici essenziali».


Seguito a ruota da Matteo Renzi. «Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia. Oggi decreto legge Colosseo», ha ribadito il premier sul social network. Con tanto di hashtag d'ordinanza #lavoltabuona.

In serata Franceschini ha poi annunciato che il decreto del governo «non sfiora assolutamente i diritti dei lavoratori: si potranno fare assemblee e scioperi, ma secondo regole particolari nei settori che toccano i cittadini».
Una svolta? Non proprio visto che il prefetto ha il potere di precettare i lavoratori in caso di sciopero, non per le assemblee sindacali. Le cose dunque non cambierebbero molto. E quella di venerdì mattina era una assemblea, non uno sciopero. Dettaglio non proprio trascurabile.
Non solo. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di alcun decreto visto che stando alla legge del 12 giugno 1990, n. 146 i beni culturali già rientrano in quelli essenziali che annoverano anche quelli legati alla tutela «dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico» e «di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali».
CAMUSSO SUL RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA. «È uno strano Paese quello in cui un'assemblea sindacale non si può fare», ha commentato il segretario della Cgil Susanna Camusso. «Capisco fare attenzione in periodi di particolare presenza turistica, ma se ogni volta che si fa un'assemblea si dice che non si può, si dica chiaramente che non ci possono essere strumenti di democrazia».
SINDACATI TAFAZZI? Altrettanto vero, però, è che il patrimonio culturale è il «petrolio» dell'Italia e, esattamente come accadde a Pompei e sempre all'Anfiteatro Flavio il 24 luglio scorso, le iniziative sindacali di questo tipo appaiono più tafazzate che legittime rivendicazioni.
Eppure questa volta le cose non stanno del tutto così.
Massimo Gibelli, portavoce di Camusso, non ha dubbi. «Non sta né in cielo né in terra: non c'è più il diritto di fare assemblee sindacali in questo Paese?», dice a Lettera43.it.
ASSEMBLEA AUTORIZZATA L'11 SETTEMBRE. A differenza del caso di Pompei, l'assemblea dei lavoratori del Colosseo poi era stata richiesta l'11 settembre e autorizzata dal soprintendente. «Informare i cittadini e predisporre servizi alternativi», spiega Gibelli, «non è certo un compito dei lavoratori ma dell'ente. Se non è stato fatto, occorre accertare le vere responsabilità».
Il ministro, dunque, non poteva non essere a conoscenza che le assemblee indette avrebbero comportato ritardi nelle aperture. «L'errore quindi», continua Gibelli, «è del Mibact». E, al massimo, di chi ha autorizzato l'assemblea per venerdì.
Senza contare l'epic fail del cartello informativo per i turisti. Nella traduzione inglese Am diventa Pm. Particolare che non ha fatto altro che moltiplicare il caos.



«Chiunque lo abbia scritto», va giù duro Gibelli, «dovrebbe essere cacciato. O non sai l'inglese oppure hai boicottato l'ente per il quale lavori». Un conto, infatti, è posticipare di un paio d'ore l'apertura, un altro annunciare la chiusura per tutto il giorno, dalle 8 e 30 alle 23.
Insomma sono soprintendenza ed ente ad aver «fallito il loro mandato, non i lavoratori».
MANCANZA DI DIALOGO COL MINISTERO. Per dirla tutta, fa notare Gibelli, «se non vuoi che il lavoratore protesti, allora mettiti d'accordo con lui, ascoltalo, rispondi».
E se è vero che la cultura e l'arte sono il nostro petrolio, allora a maggior ragione andrebbero tutelati anche i lavoratori del settore. Che nelle due ore autorizzate si sono riuniti per denunciare, tra le altre cose, il mancato pagamento per un anno dell'indennità di turnazione e delle aperture straordinarie e il blocco della trattativa per il rinnovo del contratto.
CUSTODI SUL PIEDE DI GUERRA. Lo confermano anche i custodi dell'Anfiteatro Flavio che non ci stanno a passare per fannulloni. Sono in 26 a occuparsi di un monumento aperto sette giorni su sette, dalle 8 e 30 alle 19. In media, hanno spiegato, sono sette per turno e si occupano di 15-20 mila visitatori al giorno.
Sono loro le chiavi e la faccia del Colosseo e per questo si arrabbiano davanti alle accuse di non amare il monumento o, peggio, il Paese.
Da novembre 2014, racconta una sindacalista Rsu, non percepiscono il 30% del salario come tutti i colleghi che lavorano al Mibact, nove mesi di arretrati.



Twitter: @franzic76

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