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EMERGENZA 18 Settembre Set 2015 1654 18 settembre 2015

Migranti, cosa sono e come funzionano gli hotspot

Merkel: «Indispenabili per le quote». Ma l'Italia vuole rassicurazioni. 

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La cancelliera tedesca Angela Merkel.

L'ultimo in ordine di tempo è stato il premier croato Zoran Milanovic che, nel permettere ai migranti il transito dal Paese balcanico per raggiungere l'Ungheria, ha confermato come non ci sia più spazio per accogliere i profughi. La Croazia, ha detto, non può diventare «un hotspot per i migranti».
E di hotspot tutta l'Europa continua a discutere, in attesa dell'ultima chiamata al summit straordinario del prossimo 23 settembre. Destinato a dirimere, si spera una volta per tutte, la querelle quote.
Un meccanismo, quello di redistribuzione dei migranti, strettamente legato proprio alla creazione degli hotspot, sulla quale peraltro sembra regnare un po' di confusione.
IL DIKTAT DI MERKEL. La stessa Angela Merkel, assieme al cancelliere austriaco Werner Faymann, ha ribadito la necessità che Italia e Grecia attivino i centri di identificazione prima di avviare il sistema di quote che dovrebbe collocare tra tutti i Paesi membri 120 mila richiedenti asilo arrivati in Ungheria, Grecia e Italia.
CENTRI GIÀ ESISTENTI. Ma cosa sono questi hotspot? Più che nuove strutture si tratta di centri già esistenti e attrezzati per identificare i migranti, destinati ora a essere supportati da team di matrice europea. Strutture che consentiranno di tenere in stato detentivo i migranti per un breve periodo di tempo, dove la polizia italiana sarà affiancata da funzionari delle agenzie europee Europol, Eurojust, Frontex ed Easo.
DISTINZIONE TRA MIGRANTI. Sostanzialmente, gli agenti procederanno a identificare i migranti che vogliono presentare richiesta d’asilo, distinguendoli dai migranti economici. Qunidi, registreranno i loro dati personali, fotografandoli e raccogliendo le impronte digitali entro 48 ore dal loro arrivo, eventualmente prorogabili a 72. I migranti saranno trattenuti fino a identificazione avvenuta. Nel caso rifiutino di essere registrati, saranno trasferiti nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie).

Ma l'Italia chiede garanzie sui rimpatri

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

Fonti della Commissione Ue hanno spiegato che tecnicamente gli hotspot hanno già preso a funzionare sull’isola Lampedusa e nelle località siciliane di Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle e Trapani.
ATTESA L'AUTORIZZAZIONE. In realtà, solo i centri di di Lampedusa, Pozzallo e Porto Empedocle sarebbero pronti e si attende ancora l’autorizzazione di Roma per attivarli come hotspot.
Ma l'Italia frena: prima, chiede Palazzo Chigi, servono garanzie su rimpatri e ricollocamento. In ogni caso, le capacità di prima accoglienza, sempre ai fini dell'identificazione e della separazione dei rifugiati dai migranti economici, sono di 300 persone a Pozzallo, 300 a Porto Empedocle, 400 a Trapani, 500 a Lampedusa, 300 ad Augusta e si prevede 400 a Taranto.
IPOTESI RILANCIO DEI CIE. Il ministro dell'interno Angelino Alfano ha indicato in due mesi il tempo necessario a far partire il meccanismo che, ha tenuto a precisare, «assieme agli hotspot deve tenere necessariamente insieme anche la distribuzione dei 24 mila richiedenti asilo fuori dall'Italia e i rimpatri dei migranti economici».
Il governo, inoltre, starebbe pensando a un rilancio dei Cie che sembravano in via di dismissione. Queste strutture accolgono ora soltanto circa 400 persone e potrebbero essere potenziate per consentire di trattenere gli irregolari in attesa di essere rinviati in patria.
HOTSPOT PURE AL CARA DI MINEO? Tra le ipotesi che circolano c'è anche quella di trasformare il discusso centro per richiedenti asilo di Mineo in hotspot. Qui, gli ospiti sarebbero trattenuti per un massimo di 48 ore.

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