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BRUXELLES 22 Settembre Set 2015 1729 22 settembre 2015

Migranti: sì alla ricollocazione, ma l'Unione europea si spacca

I ministri degli Interni approvano il piano a maggioranza. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria votano contro. Asselborn: «Nessuno ha il diritto di rifiutare. La Commissione assicurerà il rispetto della decisione».

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L'Unione europea ha approvato il piano per ricollocare negli Stati membri 120 mila profughi giunti nel 2015 in Grecia e Italia. Ma lo ha fatto a maggioranza qualificata, con l'opposizione del blocco dei Paesi dell'Est, contrari alle quote (leggi lo statement del Consiglio dell'Unione europea).
A dire no al documento presentato dalla presidenza, nel corso del vertice straordinario dei ministri degli Interni, sono state Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria (che doveva beneficiare del sistema di redistribuzione ma si è opposta). La Finlandia si è astenuta, mentre la Polonia ha detto sì.

ASSELBORN: «CIFRE CONFERMATE». Il presidente di turno dell'Ue, Jean Asselborn, ha spiegato in conferenza stampa che il Consiglio dell'Unione europea ha deciso di «confermare le cifre proposte dalla Commissione» per quanto riguarda i migranti da ricollocare. «Abbiamo raggiunto un accordo con una grande maggioranza», ha precisato Asselborn. «Avremmo preferito l'unanimità, ma alcuni Stati membri non hanno aderito. Spero che applicheranno le decisioni prese nel pieno rispetto del diritto comunitario». In altre parole, ha sottolineato Asselborn, «ciascun Paese deve accettare il numero di migranti che gli è stato attribuito, nessuno ha il diritto di rifiutare». Il voto contrario non consente di chiamarsi fuori dalla ridistribuzione, perché quella presa dal Consiglio «è una decisione legale dell'Unione europea».
LA COMMISSIONE GARANTIRÀ IL RISPETTO DELLA DECISIONE. Il totale dei rifugiati da ricollocare «è stato accettato dagli Stati membri su base volontaria», e il termine 'quote vincolanti' «non compare più» nel testo legislativo approvato, ha aggiunto Asselborn. La Commissione europea «avrà l'obbligo di assicurare il rispetto» della decisione presa a maggioranza dal Consiglio.
IN ITALIA E GRECIA I 54 MILA RIFIUTATI DALL'UNGHERIA. Visto che l'Ungheria si è opposta al sistema di redistribuzione di cui avrebbe dovuto beneficiare, saranno Italia e Grecia a beneficiare di tutti i 120 mila ricollocamenti su scala europea, anche dei 54 mila a cui ha rinunciato l’Ungheria, salvo che vi dovessero essere Paesi in emergenza che ne faranno richiesta. Nel primo anno saranno ricollocate 66 mila persone, nel secondo anno altre 54 mila.
I Paesi di primo approdo dei migranti come Italia e Grecia, in cambio del ricollocamento, dovranno impegnarsi a rafforzare le strutture di identificazione e registrazione.
MULTE AI PAESI 'EGOISTI'? Secondo la Bbc, una sanzione pecuniaria pari allo 0,002% del Pil sarà comminata dalla Commissione agli Stati membri che, andando contro nel prossimo futuro alla decisione assunta a maggioranza dal Consiglio, dovessero effettivamente rifiutarsi di accogliere i migranti da ricollocare.
POSSIBILE POSTICIPARE L'ACCOGLIENZA DEL 30% DEI PROFUGHI. La decisione adottata dal Consiglio, che dovrà essere ratificata mercoledì 23 settembre dal vertice dei capi di Stato e di governo, prevede che i Paesi che non possono effettuare subito i ricollocamenti, con giustificazioni da valutare da parte di Bruxelles, possano ritardare di un anno l'accoglienza, fino a un massimo del 30% della quota di profughi loro assegnata.
«Obiettivo centrato. Abbiamo ottenuto quello che volevamo», ha commentato il ministro degli Interni Angelino Alfano , anche se «la piccola nota amara», ha sottolineato è il «biennio di ritardo».
IL MINISTRO CROATO LASCIA IL VERTICE PRIMA DEL VOTO. Il ministro dell'Interno croato, Ranko Ostojic, ha lasciato vertice prima che si decidesse di votare a maggioranza qualificata, cedendo il posto all'ambasciatore. Ostojic ha detto di essere favorevole al documento presentato dalla presidenza lussemburghese, ma di «avere cose più importanti da fare sul terreno», visto che ascoltando gli interventi di Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria «era ormai chiaro che non c'era l'unanimità».
LA REPUBBLICA CECA: «GESTO VUOTO E INEFFICACE». Il ministro degli Interni della Repubblica Ceca, Milan Chovanec, ha definito «gesti politici vuoti ed inefficaci» le decisioni approvate a maggioranza dai colleghi europei. Chovanec ha criticato la Polonia, che non ha seguito le scelte del cosiddetto blocco dell'Est.
«RIFORMARE IL REGOLAMENTO DI DUBLINO». Nello statement diffuso al termine del Consiglio, i ministri dell'Interno dell'Ue si sono impegnati «a portare avanti le altre proposte formulate dalla Commissione europea, tra cui l'elenco dei Paesi d'origine considerati sicuri e la riforma del sistema di Dublino». Temi che saranno discussi «in occasione del prossimo Consiglio Giustizia e affari interni in data 8 ottobre».

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