GALLERY 23 Settembre Set 2015 1212 23 settembre 2015

Cina, le fabbriche di giocattoli messe in ginocchio dalla crisi

Dopo il crollo del 2009, nel 2015 sprofondano gli ordini provenienti dall'Europa e dall'America Latina. Foto.

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All'inizio del 2008 la Cina contava 8.610 società che producevano ed esportavano giocattoli. Alla fine di quell'anno, il primo della Grande Crisi, il loro numero era sceso del 49% a 4.388. Soltanto i produttori più piccoli sono riusciti a sopravvivere, quelli il cui giro d'affari non superava i 100 mila dollari. All'epoca, a calare furono soprattutto le esportazioni verso gli Stati Uniti. Adesso un nuovo crollo degli ordini provenienti da Europa e America Latina sta mettendo in ginocchio le fabbriche superstiti. Succede a Xeitang, provincia di Zhejiang, dove sono state scattate le foto raccolte nella gallery (foto).
IL DECLINO DELLA MANIFATTURA CINESE. I dati macroeconomici mostrano un costante declino dell'attività manifatturiera in Cina, e gli analisti continuano a nutrire forti preoccupazioni sulla perdita di slancio da parte della seconda economia più grande del mondo. Un disagio che ha innescato la volatilità dei mercati azionari, aggravata dalla performance debole di quei Paesi che dipendono dalla crescita cinese. Mentre il governo cerca di spostare il fulcro dell'economia dalla manifattura tradizionale al settore dei servizi e dei consumi interni, le fabbriche di giocattoli rischiano di scomparire.

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