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ANNIVERSARIO 25 Settembre Set 2015 2039 25 settembre 2015

A 10 anni dalla morte di Federico, gli Aldrovandi continuano a lottare

Aldrovandi: «Le persone che hanno ucciso mio figlio sono in servizio».

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Ferrara: Patrizia Moretti con l'immagine del figlio morto, Federico Aldrovandi (27 marzo 2013).

«Le persone che hanno ucciso mio figlio, condannate per questo, sono ancora in servizio ma c'è qualcuno che almeno le cose le vuole cambiare», Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, dieci anni dopo che il suo ragazzo di 18 anni morì, a Ferrara, durante un controllo di polizia, all'alba del 25 settembre 2005, ha perso suo figlio, ma non la speranza.
Per questo a 10 anni dalla morte di Federico ha incontrato poliziotti e sindacalisti. Un dibattito a Ferrara dove, tra stasera e domani, si tengono iniziative e concerti per ricordare quell'alba.
Con lei c'è il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato, che ha voluto il dibattito organizzato dalla stessa commissione, al quale partecipano Lorena La Spina (segretaria nazionale associazione funzionari polizia) e Daniele Tissone (segretario sindacato Silp).
Manconi spiega che «in questa vicenda, come in tante altre avvenute dopo, hanno avuto un ruolo fondamentale i familiari delle vittime che hanno fatto ciò che i poteri dello Stato tardavano a fare o facevano male».

La mamma di Federico incontra polizia e sindacati

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.

«Dalla morte di Federico Aldrovandi - sottolinea Manconi - sono numerosi i ragazzi che hanno perso la vita sotto la custodia delle forze di polizia. Quindi siamo in presenza di una gravissima tendenza».
Proprio per questo ha assunto una grande importanza l'incontro di Ferrara tra Patrizia Moretti e la Polizia. In questi anni la famiglia Aldrovandi ha già incontrato l'attuale capo della polizia e quello precedente. La mamma di Federico che in questi 10 anni ha trovato coraggio e altro per far parlare con i fatti il suo dolore ha detto: «Mai avrei pensato di trovarmi, nel giorno dell'anniversario della morte di mio figlio, a parlare con rappresentanti della polizia: penso che sia l'unica strada».
IN ATTESA DEL REATO DI TORTURA. Il confronto per non dimenticare, per capire, per dire: mai più. «Vorrei che la morte di Federico non sia stata vana: lo Stato deve tutelare i nostri figli e il reato di tortura deve essere una cosa chiara, seria, senza paletti e senza filtri», dice il padre Lino riferendosi al testo in discussione, verso il quale anche Manconi si mostra critico: «Il reato di tortura attende di entrare nel nostro ordinamento da alcune decine di anni, ma ora rischia di farlo nella forma peggiore, con un testo del tutto inadeguato».
Un testo che non renderebbe giustizia a tutti i ragazzi morti come Federico e ai quali papà Lino rivolge un pensiero, mandando «un bacio a tutti i figli strappati», così ha scritto sul suo profilo Facebook, lo stesso dal quale, tutte le sere da anni dà la buona notte, virtualmente, a Federico, quel ragazzo che non c'è più, invitando tutti a «non stancarsi mai di lottare contro le ingiustizie».
IL SOSTEGNO DI TANTE PERSONE. Perchè dopo «dieci anni senza Federico», Lino non si è stancato di lottare grazie anche all'affetto ricevuto da tante persone. «La vostra luce e il vostro calore rimanga per sempre una carezza al cielo, mentre qui sulla terra, un qualcosa di grande da donare ai nostri figli vivi», è il messaggio, dedicato ai sostenitori della famiglia che hanno creato un'apposita pagina Facebook. «Che dire di così tanta partecipazione e affetto - scrive Lino il giorno dell'anniversario della morte del figlio - . Sospiro commosso e penso a Federico se potesse parlare per ringraziarvi di tanto amore. Questa notte non ho dormito. 10 anni fa alle 6 e 4 minuti Federico se ne andava. Fu subito il buio più profondo. Ora voi siete tante piccole luci di una grande luce... che quel buio avete contribuito a sconfiggere giorno dopo giorno, per quel calore umano che mancò maledettamente agli albori di quell'alba assurda».

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