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DOCUMENTI 25 Settembre Set 2015 0950 25 settembre 2015

Siria, le mosse di Putin tra diplomazia e dispiegamento di forze

Le immagini satellitari spiegano la strategia del leader russo. Che ha usato il fattore militare per una vittoria diplomatica. Anche grazie al leader israeliano Netanyahu.

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Ventotto aerei da combattimento sono già sul campo. E in Siria, la Russia sta già muovendo i suoi uomini per effettuare raid.
La prima notizia è arrivata dagli Usa lunedì 21 settembre, la seconda dalla società AllSourceAnalysis che ha pubblicato foto satellitari della base di Latakia in Siria e di quella russa di Taganrog, vicino al confine con l'Ucraina, che confermerebbero il movimento di truppe russe addestrate per operazioni aree.
Le indiscrezioni sulla presenza di soldati russi erano già trapelate nei giorni scorsi, ma queste immagini proverebbero anche la volontà di Mosca di dispiegare forze aggiuntive in Medio Oriente. Mentre nella base di Latakia proseguono le costruzioni di nuove strutture e movimento di mezzi, in territorio russo si registrano esercitazioni militari che coinvolgono truppe addestrate per missioni aviotrasportate a lungo raggio, scrivono gli analisti americani. Secondo funzionari di Washington, citati da Reuters, inoltre i russi avrebbero già iniziato missioni con droni in territorio siriano.
LA VISITA CON INTELLIGENCE DI NETANYAHU. All'attivismo militare, Vladimir Putin sta facendo seguire anche quello diplomatico portando avanti l'idea di una soluzione politica che tuteli Bashar al Assad. Il 21 settembre il presidente russo ha accolto a Mosca il leader israeliano Benjamin Netanyahu per discutere «del processo di pace in Medio Oriente e della lotta contro la minaccia globale del terrorismo». Il premier di Tel Aviv, come ha fatto notare l'emittente Usa Cnn, ha portato con sé nella missione al Cremlino anche i massimi dirigenti dell'intelligence e dell'esercito israeliani: il numero uno delle forze di Difesa, il generale Gadi Eizenkot, il direttore dell'intelligence militare Hertzi HaLevi e il consigliere per la sicurezza nazionale Yossi Coehn.

Putin e Netanyahu a Mosca, il 21 settembre 2015 (@Ansa). I due leader non si incontravano da 3 anni.  

Netanyahu ha assicurato ai cronisti presenti sul posto di avere informato gli americani «su ciascun dettaglio» della sua visita a Mosca. Inoltre l'attuale cooperazione israelo-americana consiste anche nello scambio di tecnologie per identificare i velivoli russi in Siria. Un ex consigliere del premier israeliano ha anche spiegato che Netanyahu sa che l'aiuto di Putin ad Assad potrebbe creare un asse tra Mosca, Iran e gli Hezbollah del Libano. Ma intanto Israele si è detta anche disponibile a cooperare militarmente con la Russia.
Putin sta giocando su tutti i fronti in Medio Oriente, approfittando degli errori di strategia statunitensi. Il 24 settembre mentre Barack Obama era alle prese con l'accoglienza a Papa Francesco e al presidente cinese Xi Jinping, a Mosca arrivava il presidente palestinese Abu Mazen. Di fronte al progetto di Putin di una nuova coalizione anti Isis, Abu Mazen commentava: «Siamo pronti a sostenere questa iniziativa, noi siamo contro il terrorismo e l'estremismo, siamo sempre stati a favore della pace e della soluzione politica in Siria». In pochi giorni, la Russia dell'abilissmo ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva già portato al suo tavolo alcuni dei principali attori medio orientali, il primo cruciale, il secondo mediaticamente importante. Senza contare la sponda sulla Siria fornita a Mosca dalla Germania di Angela Merkel nel consesso Ue.
FATTORE MILITARE COME LEVA PER NEGOZIATI. «Il dispiegamento russo in Siria cambia la partita», scrivono gli analisti di AllSourceAnalys. Il dato militare, spiegano, è un fattore capace di «alterare i negoziati a livello internazionale», di «indebolire la coesione e gli sforzi della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti, di rafforzare il regime di Assad, e di avviare per la prima volta le operazioni militari russo-iraniane dirette». E concludono: «Gli Stati Uniti ei suoi partner devono rivalutare radicalmente il loro approccio al conflitto siriano». Alla Casa Bianca e al Pentagono lo hanno ben compreso e prima di loro la stampa politica americana: sempre il 24 settembre Politico lanciava l'allarme sul «gioco di Putin». E alla fine dopo nove giorni dalla telefonata tra Lavrov e il segretario di Stato John Kerry, in cui Mosca chiedeva l'apertura di un dialogo a livello militare tra le due potenze, dopo che persino l'Isis aveva battuto sul tempo gli Stati Uniti, minacciando direttamente i soldati russi, la sera di giovedì il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha annunciato che lunedì 28 settembre i leader di Usa e Russia si vedranno al margine dell'assemblea Onu prevista a New York. La strategia del presidente russo sta funzionando.

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