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ESTERI 26 Settembre Set 2015 1649 26 settembre 2015

Libia, giallo sulla morte del boss degli scafisti

La vittima non sarebbe Maskhout. Fonti locali: «Commando italiano». Ma la Difesa e la Farnesina smentiscono.

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Giallo in Libia attorno all'uccisione di un boss del traffico di esseri umani a Zuwara. In un primo momento i media libici hanno rivelato che Salah Al-Maskhout, ex ufficiale dell'esercito libico nell'era Gheddafi, era stato ucciso da uomini armati, probabilmente «professionisti», insieme a 8 suoi miliziani. Ma successivamente lo stesso Maskhout ha detto al sito Migrant Report: «Sono vivo e scioccato da quello che è girato sul mio conto». Fonti locali parlano di uno scambio di identità con un altro boss degli scafisti effettivamente ucciso.
COMMANDO ITALIANO? Ma chi ha organizzato l'agguato? Fonti locali citate dal giornalista James Wheeler sostengono che a sparare sarebbero state persone che parlavano «italiano». Ma la circostanza non ha trovato per ora alcuna conferma e quindi va presa con estrema cautela. Anche il presidente del Congresso libico (Gnc), Nuri Abu Sahmain, ha accusato le «forze speciali italiane» di aver ucciso il boss dei trafficanti.
DIFESA, FARNESINA E 007 SMENTISCONO. La Difesa e la Farnesina hanno negato all'Ansa il coinvolgimento di militari italiani. Inoltre fonti dell'intelligence italiana hanno smentito categoricamente «che in Libia siano in corso attività di questo tipo da parte dei servizi». E questo perché, aggiungono, «non rientra nel perimetro operativo degli 007».

Il recente annuncio di un’azione più decisa dell’Unione europea contro gli scafisti può far pensare a una missione delle forze speciali sulla costa.
Ma resta viva anche l'ipotesi che il boss dei trafficanti ucciso (la cui identità non è nota) possa essere rimasto vittima di un regolamento di conti tra bande rivali libiche.
MASKHOUT GESTIVA IL FLUSSO DI BARCONI. Maskhout, che sarebbe dunque vivo, è invece ritenuto uno dei leader delle organizzazioni che gestiscono il flusso di barconi diretti verso l’Italia e aveva come base Zuwara, la cittadina portuale teatro della strage di centinaia di migranti naufragati ad agosto su un barcone a poca distanza dalla costa. Le milizie locali hanno dichiarato una vera e propria guerra ai trafficanti, con il sostegno di gran parte della popolazione.

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