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LA MODA CHE CAMBIA 27 Settembre Set 2015 0930 27 settembre 2015

Manuale di conversazione per la settimana della moda

Il leader Michele che spiazza Prada, il ghetto delle celebrity tv, l’inarrivabile Armani.

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Un momento della sfilata di Roberto Cavalli.

A sfilate milanesi quasi terminate e kermesse parigina ai nastri di partenza, qualche spunto per le conversazioni di questi giorni in ufficio, a casa, sul tram:

1 – Di bianco mi voglio vestire. Da decenni non è più un tema plausibile, perché ogni stilista viaggia per la sua strada ma, visto che tutti lo domandano sempre, ve lo dico subito così poi passiamo ad altri argomenti: il colore di moda per la prossima estate sarà il bianco. Bianco ottico, contemporaneo, totale, come nella bella collezione di Sportmax, concettualmente nuova e senza decorativismi che sono al tempo stesso la forza e la debolezza della moda italiana. Il bianco è anche la tinta di base di abiti, chemisier e anche spolverini riccamente decorati. Le tinte soffuse sono preferite a quelle forti. Tendenzialmente.

2 – Senza perdere la tenerezza. Eh sì, Alessandro Michele di Gucci sta spiazzando Miuccia Prada. Guardatevi attorno nelle vetrine e nei mercatini, ma anche sulle passerelle di questi giorni (Lorenzo Serafini di Philosophy, per dirne uno), e vi renderete conto che il più copiato di stagione è lui, come un tempo lo era la signora Bertelli. Tutte sono tornate a volere le camicie con il fiocco al collo che tanto gli piacciono, gli chiffon stampati a piccoli motivi geometrici o a fiori di pantaloni e gonne, le scarpe piatte con i lacci alla caviglia delle ballerine professioniste e le boutique della doppia G sono tornate a riempirsi di donne raffinate ed eleganti, in cerca, come dice il quarantenne romano, di “tenerezza” e levità. Anche intellettuale e a dispetto delle tante doppie G commerciali di sfondo su accessori e trench.

3 – Non sparate sul direttore creativo. La bravura, la sapienza, la meraviglia caratteriale di Peter Dundas non sono in discussione, per cui facciamo finta di non aver visto questa prima collezione della sua seconda era al timone della creatività Roberto Cavalli (l’aveva già disegnata lo scorso decennio con strepitosi risultati). O meglio, abbiamo visto che cosa succede quando il genio è costretto a lavorare con tessuti scadenti e manifattura mediocre. Per una stagione diamo credito al fondo Clessidra che l’ha appena acquistato, che vede fra i suoi gestori un uomo di grande levatura estetica come Francesco Trapani (ex Bulgari) e che, a quanto mi dicono buyer e consulenti “in the know”, gente che insomma ha visto i conti, si è trovato di fronte a una situazione gestionale e patrimoniale disastrosa. Però, piuttosto che vedere quella jeanseria coatta in passerella, avremmo preferito aspettare un’altra stagione.

4 – L’allure della first lady. Presenzia solo alla sfilata di Ermanno Scervino, che la veste, e tutte le giornaliste della moda la trovano, sinceramente, dotata di un’allure unica nel panorama della politica italiana e anche internazionale. Agnese Renzi, con i suoi “attacchi” sottili, da modella, il portamento eretto, il tratto garbato, e il sorriso luminoso, piace davvero molto.

5 – Aiuto, non so taggare. Le 'direttore' di un tempo, nate in famiglie educate e di buona cultura, insomma donne raffinate che sanno davvero di moda e che vestono solo di nero perché presentarsi alla sfilata dello stilista indossando un suo capo sarebbe mossa da vallette prezzolate o da squinzie qualunque, sono totalmente spiazzate dalle suddette squinzie che si vestono solo per essere fotografate e che infatti lo sono. In mancanza di fotografi disponibili, si scattano un selfie e lo postano, seguite da una folla di emuli. Le signore perbene che capiscono di moda un po’ non hanno il coraggio di farlo, un po’ non sanno farlo («ma ti pare che debba scrivere articoli per parole chiave?», mi ha detto la collega che guida con dolcissimo pugno di ferro uno dei mensili femminili più diffusi); un po’ hanno passato l’età per farlo e dunque si sentono ridicole, e in generale molto rimpiangono la preparazione culturale delle giovani redattrici dei tempi andati. Detestano l’esercito di blogger pronte a vendersi a una qualunque azienda per una t-shirt, ma non sanno come contrastarle. Ne hanno anche meno voglia, fra l’altro.

6 – I lunedì del signor Armani. Grandissima attesa per la monumentale autobiografia di Giorgio Armani che la decana della moda internazionale Suzy Menkes presenta lunedì, post sfilata. «Volevo un libro da leggere dalla prima all’ultima pagina e viceversa, oppure da sfogliare guardando le foto, come un flusso continuo; quel flusso che ogni lettore avrebbe potuto seguire come preferisce, senza un vero inizio né una vera fine: il fluido sfaccettato della mia moda. E allora ecco la mia storia». L’invito reca la sua foto da infante in copertina, con lo sguardo azzurrissimo e già molto volitivo. Al libro la Rizzoli lavora da diversi anni, molto intensi. Il signor Armani che chiude le sfilate milanesi il lunedì tenendo tutti in città come un sindaco non saprebbe fare (a proposito…), è uomo notoriamente pignolo.

7 – B side power. I vestiti cadono meglio sulle modelle magre, alte e slanciate, su questo non di discute, ma il modello estetico più amato, seguito e di successo è quello à la Kim Kardashian o Nicky Minaj, comparsa sul palco della festa di Riccardo Tisci per Givenchy in un fasciantissimo abito bianco a dispetto delle dimensioni da mobilio piemontese fine Ottocento. Da cui, una netta frattura fra il modello estetico imprescindibile per mostrare l’eleganza di un abito e quello per conquistare il pubblico che quell’abito dovrebbe indossare.

8 – Poche celeb della tv alle sfilate. Non date retta a chi vi fa credere che le celebrità televisive o i condannati per illeciti vari abbiano spazio nel mondo della moda. Non allarmatevi, non stupitevi, sono mondi ben separati. La moda è un ambiente serissimo, che fa business, non è un baraccone. Fabrizio Corona non viene scortato a un posto di prima fila, le cosiddette “gieffine” o simili non entreranno mai alle sfilate che contano. Il rapporto fra moda e tv è molto difficile, e premia solo i veri eleganti. Fra i pochissimi, Cristina Parodi e Paolo Kessisoglu. Sarebbe sicuramente gradita anche Lilli Gruber, se solo avesse voglia.

9 – Chi va dove a Milano. Durante la Fashion Week, la città che conta va da Etro, Prada, Ferragamo e Chiara Boni (all’apertura della sua boutique in via sant’Andrea si sono affollati in 600, compresa tutta la finanza e l’editoria di prima fila). Come ci sono le sfilate “mauvais ton” e quelle “en tendance” ci sono quelle “bon ton”, dove appaiono docenti di estetica, scrittori, intelligentsia di varia natura. Gradite per lo splendore intellettuale e sociale dell’imprenditore, a prescindere dallo stile che presenta, sono le uniche dove si possa chiacchierare anche e non solo di lavoro.

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