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SCHEDA 29 Settembre Set 2015 1509 29 settembre 2015

Cesare Tavella, cosa sappiamo finora sulla morte del cooperante

Il ministro dell'Interno del Bangladesh: «Nessuna prova di un coinvolgimento dell'Isis». Ma spunta una testimone oculare, che avrebbe visto fuggire i killer.

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Un agguato in piena regola, sul quale si è allungata l'ombra dell'Isis. Anche se gli inquirenti, al momento, non hanno trovato alcun legame tra quanto accuduto e i jihadisti dello Stato islamico. Ecco cosa sappiamo finora sulla morte del cooperante italiano Cesare Tavella, ucciso nel quartiere diplomatico di Dacca, capitale del Bangladesh, lunedì 28 settembre. L'uomo è stato colpito alle spalle da tre colpi di pistola. Ed è spuntata una testimone oculare, che afferma di aver visto i possibili assassini.

1. Tre colpi sparati alle spalle

Cesare Tavella è stato ucciso lunedì 28 settembre da tre colpi d’arma da fuoco. A sparare un gruppo di due o tre persone, poi fuggite in moto. Il cooperante stava facendo jogging ed è morto prima di arrivare in ospedale. L'autopsia ha chiarito che i colpi sono stati sparati alle sue spalle e da distanza ravvicinata. «Uno dei proiettili», ha precisato il medico legale Qazi Abu Shama, «ha colpito la mano sinistra di Tavella perforandola. È stato colpito poi altre due volte alla schiena: uno dei proiettili è uscito attraverso il petto, l'altro è rimasto nel corpo». L'ipotesi della rapina finita male, già esclusa dagli inquirenti dato che la vittima aveva addosso tutti i suoi effetti personali, viene così ulteriormente allontanata.

2. La testimone: «Ho visto due ragazzi scappare di corsa»

Una donna, Sitara Begum, che stava chiedendo l'elemosina nel quartiere diplomatico di Gulshan a Dacca, potrebbe aver visto gli assassini. In un video, diffuso dall'agenzia Associated Press, ha raccontato: «Dopo aver sentito dei colpi di pistola, ho visto che da quella parte stavano arrivando due uomini, di corsa. Erano molto giovani, non avevano più di 20 anni. Dall'altro lato della strada era parcheggiata una motocicletta e ho visto che, accanto, c'era un altro uomo. I due allora sono saliti sulla moto e tutti e tre sono scappati via verso nord».

3. La rivendicazione dell'Isis su Twitter

Site institute, società d'intelligence statunitense che monitora l’attività dei gruppi jihadisti online, ha comunicato poco dopo l'omicidio che il gruppo Stato islamico avrebbe rivendicato il delitto su Twitter. L'annuncio è stato fatto direttamente dalla direttrice di Site, Rita Katz. Tuttavia Asaduzzaman Khan Kamal, ministro dell'Interno del Bangladesh, nel corso di una conferenza stampa tenutasi martedì 29 settembre ha dichiarato che mancano le prove. «Non abbiamo trovato le prove di un collegamento dell'Isis con l'assassinio del cooperante italiano Cesare Tavella», ha detto il ministro. «Stiamo indagando e al momento gli inquirenti non hanno trovato alcun legame».

4. Una squadra speciale per le indagini

Una squadra speciale interforze è stata costituita dalla polizia del Bangladesh per investigare sull'omicidio. La decisione è stata presa durante un vertice al ministero dell'Interno. Il capo della squadra di investigatori sarà Mohammad Rezaul Haider, sovrintendente speciale di polizia presso il Dipartimento di indagini criminali (CiD). Al momento nessun arresto è stato effettuato, ma le forze dell'ordine locali appaiono determinate a fare chiarezza: «Abbiamo raccolto questo omicidio come una sfida. Lo risolveremo ed eviteremo così ogni possibile ripetizione dell'incidente». Durante il vertice il ministero dell'Interno ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza nella zona diplomatica di Gulshan. Il numero dei check-point sarà incrementato e saranno moltiplicati i controlli su pedoni e motociclisti.

5. L'allerta della Farnesina agli italiani

L'allerta per i nostri connazionali in Bangladesh è comunque molto alta. Il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina raccomanda agli italiani presenti «a Dacca e nel Paese» di mantenere un «comportamento vigile ispirato alla massima prudenza, di limitare gli spostamenti, in particolare quelli a piedi» ed evitare «i luoghi abitualmente frequentati da stranieri».

6. Il lavoro di Tavella come cooperante

Cesare Tavella era nato a Milano nel 1964, ma aveva la residenza a Casola Valsenio, paese dell'Appennino Ravennate al confine con la Toscana. Lavorava come project manager per una ong olandese, la Icco Cooperation, ed era impegnato nella direzione di Proofs (Profitable opportunities for food security), un progetto sulla sicurezza alimentare e lo sviluppo economico delle zone rurali. Il padre, contattato al telefono del Corriere della Sera, ha chiesto rispetto per il dolore della famiglia: «È stato ucciso e questa per noi è una grande tragedia. Abbiamo bisogno di rimanere soli con il nostro immenso dolore».

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