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LO STUDIO 29 Settembre Set 2015 1522 29 settembre 2015

L'Europa è un posto per vecchi: all'Italia il primato

Nel 2080 il 12% della popolazione sarà ultraottantenne. Già oggi l'Italia ha la percentuale maggiore di over 65.

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Il primo ottobre è la giornata internazionale dell'anziano. E in Europa il Paese che ha più cittadini da festeggiare è l'Italia. Il 21,4% della popolazione è infatti anziana, oltre uno su quattro ha più di 65 anni. La media Ue si ferma al 18,5%.
Ad avere superato gli 80 anni è invece il 6,4% degli italiani, contro una media di 5,1%.
Ma ad invecchiare è tutto il continente.
Eurostat prevede infatti che nel 2080 gli anziani sopra i 65 anni saranno circa il 30% (31,3% in Italia, una percentuale però inferiore rispetto a quella di altri Paesi, a partire dalla Germania)
L'istituto di statistica europeo indica in oltre che nel 2080 nella Ue il 12% della popolazione sarà ultraottantenne (il 13,3% in Italia), in pratica una persona su otto. Ad affrontare il fenomeno dell'invecchiamento sono tutti gli Stati membri, ma alcuni hanno avranno una impennata a livello di percentuale rispetto al passato, tra questi i primi della classifica sono: Slovacchia dove gli anziani saranno il 16,3% della popolazione, nel 2014 erano appena il 3%; Portogallo (15,8%, dal 5,5%); Germania (15,1%, dal 5,4%) e Polonia (14,9%, dal 3,9%).

Nel 2080 il primato per gli over 65 sarà della Germania

L'Italia è il Paese più vecchio d'Europa.

L'augurio 'a cent'anni' non sarà più così irrealizzabile. Ad aumentare in questi ultimi anni è stata la speranza di vita: quella degli attuali 65enni è di 21,3 anni per le donne e di 17,9 per gli uomini, in Italia è persino più alta: 22,6 anni per le donne e 18,9 per gli uomini.
Un fenomeno che mette l'Unione europea davanti a una enorme sfida: dovrà infatti affrontare «sfide importanti per quanto riguarda la situazione economica e l'inclusione sociale delle persone anziane», si legge nel rapporto Eurostat.
In Italia, nonostante le alte percentuali, il fenomeno dell'invecchiamento sembrerebbe però in rallentamento, forse anche grazie alla presenza degli stranieri.
ITALIA, PAESE PIÙ VECCHIO. Prendendo in considerazione la fascia oltre 65 anni, il nostro è il Paese con la più alta percentuale: 21,4% nel 2014 (con la media Ue al 18,5%, e - tra i grandi paesi europei - la Germania al 20,8%, la Spagna al 18,1%, la Francia al 18,0%, il Regno Unito al 17,5%, la Polonia al 14,9%).
Ma nel 2080 secondo Eurostat nella Ue gli over 65 saranno mediamente il 28,7%. E a superare l'Italia con il 31,3% sarà la Germania dove gli over 65 diventeranno il 32,5% e la Polonia dove balzeranno al 32,3%. Segue poi la Spagna con il 27,8%, la Francia con il 26,4% e il Regno Unito con il 25,8% .
Per quanto riguarda il rischio di povertà o di gravi privazioni materiali, nella Ue colpisce invece maggiormente le persone sotto i 65 anni (rispettivamente 17,3% e 10,2% contro il 13,8% ed il 6,9% per gli over 65).
PIÙ ANZIANI MA MENO POVERI DEI GIOVANI. Nel 2013 in Europa, il 18,2% delle persone di età compresa sopra i 65 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale, mentre tra gli under 65 la percentuale di rischio sale al 25,9% . Un gap che in alcuni Paesi era ancora più forte: in Irlanda per esempio si passa dal 13,3% degli over 65 anni al 31,8% della popolazione di età inferiore ai 65 anni, una differenza di 18,5 punti percentuali. In Ungheria il gap è del 17,3%, in Grecia del 15,8% e in Spagna del 15,5%.
Tuttavia, sono otto gli Stati membri dove le percentuali si capovolgoono e a essere a rischio povertà sono più le persone che hanno più di 65 anni: Bulgaria, Estonia, Slovenia e Croazia.

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