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MALATTIA 1 Ottobre Ott 2015 1531 01 ottobre 2015

Ebola a Genova: psicosi per un caso sospetto

L'uomo proviene dalla Sierra Leone. Subito ricoverato in isolamento per febbre. Falso allarme: è malaria.

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Il padiglione Malattie Infettive dell'ospedale San Martino dove è ricoverato un ingegnere di 25 anni della Sierra Leone.

Un giorno di psicosi per un sospetto caso di ebola a Genova ha fatto tornare alla memoria le vicende del 2014, quando non si parlava di altro che del virus letale responsabile della morte di quasi 11 mila persone nei Paesi dell'Africa occidentale.
Allarme che si è poi rivelato ingiustificato: il primo responso sugli esami del sangue del malato ha parlato di malaria, non ebola.
UN ANNO FA LA PARANOIA. Tornando indietro di un anno, la situazione in Stati come Sierra Leone, Liberia e Guinea era critica, e l'onda mediatica e l'allarmismo generale avevano trascinato anche il resto del mondo in un clima di paranoia e terrore.
Dopo che il virus letale è finito per un anno nel dimenticatoio, è bastato un solo caso sospetto, un uomo di colore con la febbre, per riscatenare social e media sul pericolo ebola.
40ENNE DALLA SIERRA LEONE. L'uomo ricoverato a Genova, un ingegnere 40enne originario della Sierra Leone, è arrivato da solo in ospedale in stato febbrile, e i medici hanno subito prelevato campioni del suo sangue per analizzarli.
Giovedì primo ottobre la temperatura del paziente, ricoverato in isolamento nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Martino, è tornata normale.
«EBOLA? IPOTESI REMOTA». Il professor Giancarlo Icardi, dell'università di Genova, aveva commentato subito: «La possibilità che si tratti di ebola è remota».
E infatti gli esami gli hanno dato ragione: i test sono stati eseguiti dai laboratori dell'ospedale Spallanzani, il centro di riferimento per ebola, e il direttore della clinica di malattie infettive Claudio Viscoli ha comunicato che si tratta di malaria, sottolineando però che deve essere fatta una nuova verifica dopo 24 ore.
DUE CONTAGIATI ITALIANI. I due italiani colpiti dall'infezione in passato erano entrambi impegnati con Emergency in Sierra Leone, uno dei Paesi dove l'epidemia si è maggiormente diffusa: il medico siciliano Stefano Pulvirenti e l'infermiere sardo Stefano Marongiu.
Entrambi, rientrati dall'Africa, erano stati curati in isolamento allo Spallanzani, ed entrambi erano riusciti a sconfiggere il virus. Pulvirenti è stato dimesso a gennaio 2015 e Marongiu a giugno.
I protocolli terapeutici hanno dunque funzionato, anche se per Marongiu sono stati impiegati farmaci e procedure diversi rispetto al “paziente zero” Pulvirenti.
EBOLA SOTTO CONTROLLO IN AFRICA. In Africa, intanto, la situazione continua a migliorare tanto che, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aggiornati a settembre, nei Paesi colpiti da epidemia di ebola ci sono stati solo tre nuovi casi, di cui due in Guinea e uno in Sierra Leone.
Oltre a registrare tre o meno casi da ormai quattro settimane - precisa il documento, che si riferisce al periodo fino al 30 agosto - anche il numero di contatti sotto osservazione sta scendendo rapidamente, ed è passato dagli 800 del 18 agosto ai 600 del 23. Ci sono comunque rischi di ulteriore trasmissione, e «la vigilanza deve restare alta».

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