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ANALISI 2 Ottobre Ott 2015 1256 02 ottobre 2015

Usa, perché una legge sulle armi è impossibile

Obama vuole una legge sul gun control. Che non farà mai. Perché la Nra controlla la politica. E gli americani non vogliono rinunciare a pistole e fucili.

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Un Obama molto toccato ha parlato dopo la strage in Oregon alla Casa Bianca.

Non cambierà niente, nonostante l’espressione contrita con cui Barack Obama ha detto ancora una volta agli americani che è tempo di cambiare la legge che regola le armi in America.
Non cambierà niente dopo l’ennesima sparatoria di massa: questa volta in Oregon, nove vittime, il solito ventenne squilibrato in cerca di gloria ad annunciarsi su internet prima di fare irruzione in un college armato di quattro pistole.
Non cambierà nulla, come non è cambiato dopo Charleston (giugno 2015, nove morti), dopo l’assassinio in diretta di due giornalisti in Virginia (agosto 2015), dopo la mattanza al Navy Ward di Washington Dc (settembre 2013, 13 vittime), dopo il delirio del giovane travestito da Batman ad Aurora (giugno 2012, 12 morti ) e nemmeno dopo la carneficina di Newtown, (dicembre 2012, 27 vittime, di cui 20 bambini).
L'OPINIONE PUBBLICA NON CAMBIA. Non cambierà nulla, e forse è proprio per questo che il presidente fatica a celare la rabbia, mentre si rivolge ai suoi cittadini. Perché la verità, fotografata con realismo crudele dalle statistiche e dai sondaggi, è che i funerali, le lacrime, il sangue e il dolore collettivo non hanno mai spostato il pensiero dell’opinione pubblica statunitense sulle armi. Anzi.
Una ricerca di Gallup, nell’ottobre 2013, segnalava che il 49% dei cittadini ritenessero necessarie leggi più restrittive su pistole e affini. Parrebbe un buon punto di partenza, se non fosse che nel 1990 era il 78% a volere maggiori controlli.
Né le singole stragi hanno avuto alcun effetto. Nel settembre 2010, prima che a Tucson (Arizona) un uomo sparasse a 18 persone uccidendone sei, ferendo gravemente anche la deputata democratica Gabrielle Giffors, il 50% era favorevole a controllare il possesso di armi. Dopo la strage, avvenuta a gennaio 2011, invece, soltanto il 46% dei voleva restrizioni maggiori su pistole e fucili, mentre era parallelamente cresciuto dal 46 al 49% il numero di coloro che professavano il diritto dei cittadini a girare armati.
LA LEGGE SUL CONTROLLO DELLE ARMI BOCCIATA. Una statistica solitaria? Affatto. Il Pew research center ha ripetuto frequentemente l’indagine negli anni, e i risultati sono sempre simili: dopo la strage di Aurora, per esempio, passò dal 45 al 47% il numero dei favorevoli ai controlli, ma il 46% continuava ritenere che fosse più importante proteggere il diritto degli americani a girare con al rivoltella in tasca (guarda il documento).
E, d’altronde, neanche le bare di 20 bimbi delle elementari uccisi nella propria scuola servirono a redimere le menti: nel 2013, pochi mesi dopo la strage, il Senato a maggioranza repubblicana bocciò la proposta di legge bipartisan per rendere obbligatori i controlli sull’identità delle persone intenzionate a comprare una pistola o un fucile.

Il potere bipartisan della National rifle association

Sono solo parole, insomma, quelle che si ripetono oggi ancora una volta. Il legame tra Stati Uniti e proiettili è parte del Dna nazionale. Iscritto nel secondo emendamento della Costituzione, nato e cresciuto nel profondo Sud schiavista e poi, per contagio, passato al resto del Paese. E ribadito dal successo della più potente tra le lobby a stelle e strisce: la National rifle association.
Un secolo e mezzo di storia – venne fondata nel 1875 – di cui gli ultimi 50 anni dedicati intensamente a proteggere il vincolo sacro tra un cittadino e la sua pistola dagli interventi del legislatore.
Il suo colpo più grosso nel 2008, quando, col caso District of Columbia V. Heller, la Corte Suprema stabilì definitivamente che è la costituzione stessa a sancire il diritto a un’arma. «Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto», dice l’articolo.
ESSERE ARMATI, UN DIRITTO INALIENABILE. Ci si era chiesti a lungo se i padri fondatori stessero semplicemente pensando a un esercito. I giudici della più Alta Corte, raccogliendo l’interpretazione diffusa nel Sud schiavista prima della guerra civile, decisero nel 2008 di no: il diritto riguardava ogni cittadino.
La National rifle association, d’altronde, si definisce «la più longeva associazione per i diritti civili» d’America. E 4,5 milioni di persone sembrano crederci: tanti, infatti, sono gli iscritti.
In crescita, persino dopo i massacri, a riprova di quello che si diceva poco sopra: nei 12 mesi successivi all’assassinio dei bambini di Newtown, i membri della Nra aumentarono di 100 mila unità.
Per noi europei sembra l’epifenomeno di un’inguaribile malattia collettiva. Ma qualcuno potrebbe chiamarlo semplicemente “soft power”.
La Nra possiede musei, pubblica riviste, finanzia tornei sportivi. Attira volta noti e politici celebri: ne furono membri parecchi presidenti, da Teddy Roosevelt a George W. Bush, passando per l’insospettabile John F. Kennedy.
E, soprattutto, la Nra spende una montagna di denaro in attività di lobbying e di pubbliche relazioni: nel 2013, per riaccendere il fervore pistolero degli statunitense dopo lo choc di Newtown, ben 14,5 milioni di dollari se ne andarono in comunicazione.
DENARO A DEMOCRATICI E REPUBBLICANI. I soldi d’altronde mancano. Nel 2013, ultimi dati noti, il bilancio dell’associazione era pari a 348 milioni, in crescita di quasi 100 rispetto all’anno precedente. Quasi metà dei quattrini arriva dalle quote d’iscrizione dei membri; il resto sono poi donazioni, ringraziamento per il lavoro svolto. Un lavoro solidamente poggiato sull’aiuto del Congresso, i cui membri ricevono circa 3 milioni di euro l’anno in donazioni.
Nel 2012, l’88% dei congressisti repubblicani e l’11% dei democratici aveva preso denaro dalla lobby. Non c’è da stupirsi, dunque, che Obama sia frustrato nel ripetere per l’ennesima volta che la legge sulle armi vada cambiata: è evidente che la formula è solo un sentito, doloroso, cliché, buono più a ribadire la propria distanza da un mondo che a smuovere le coscienze.
D’altronde due repubblicani in corsa per la Casa Bianca, Ted Cruz e Marco Rubio, sono fermamente a favore del diritto dei cittadini di girare armati, e lo ripetono a ogni piè sospinto.
Anche di fronte a parenti e amici dei 32 mila americani che, secondo la Brady Campaign to Prevent Gun Violence (associazione a favore del controllo di armi), muoiono ogni anno per colpa di un proiettile, spesso sparato accidentalmente dalla rivoltella di un familiare.
I pistoleri li chiamano incidenti di percorso lungo la strada della libertà.

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